LEONARDO DA VINCI e i segreti dell’acqua

Nel parco dello Château du Clos Lucé, ad Amboise, è stata inaugurata una mostra senza precedenti su Leonardo da Vinci, scienziato e visionario delle risorse idriche.

«L’acqua è il combustibile della natura». Questa folgorante intuizione di Leonardo da Vinci è la sintesi (e l’origine) della nuova mostra scientifica e immersiva allestita presso il Clos Lucé di Amboise. Curata da storici di fama internazionale, realizzata con il supporto della Région Centre-Val de Loire e la partecipazione del professor Andrea Bernardoni, docente presso l’Università dell’Aquila e collaboratore del Museo Galileo di Firenze, questa mostra è un viaggio tra arte, ingegneria e filosofia che richiama in modo sorprendente le sfide climatiche attuali e la centralità dell’acqua nelle nostre vite. Stanza dopo stanza «Leonardo da Vinci, Maître de l’Eau» svela un lato affascinante e talvolta intimo del genio toscano: la sua lunga ossessione per lo studio, la catalogazione e il dominio dei liquidi. Il risultato è un pensiero olistico che anticipa di secoli la moderna ingegneria idraulica raccontato attraverso preziosi manoscritti, animazioni tridimensionali e ricostruzioni meccaniche.

Modelli delle macchine progettate da Leonardo @Carla Diamanti

Osservare per comprendere

«Questa mostra eccezionale permette di comprendere il processo intellettuale di Leonardo da Vinci, che esplora l’acqua in tutte le sue forme e manifestazioni per comprenderne le leggi, domarne la forza e utilizzarla a beneficio dell’umanità». Così François Saint Bris, presidente del Clos Lucé, introduce al percorso che illustra il lavoro di ricerca di Leonardo. Per oltre quarantacinque anni, il movimento perpetuo delle acque ha rappresentato non soltanto un elemento costante nello sfondo dei suoi dipinti, ma la chiave per decifrare le dinamiche della natura, frutto di osservazione empirica e studio sistematico dei testi antichi. Nel 1502, durante il suo servizio come ingegnere militare per Cesare Borgia e successivamente per la Repubblica fiorentina, Leonardo scopre i trattati di Archimede sui corpi galleggianti: questa lettura segna una svolta decisiva e il suo approccio matematico alla statica dei liquidi nonostante non disponga ancora degli strumenti teorici formali che sarebbero stati formulati solo nel XVIII secolo. Grazie al suo genio, sopperisce alla mancanza tecnologica con disegni straordinariamente dettagliati e con la costante interazione con i maestri d’ascia e i costruttori di canali lombardi.

Le riproduzioni video dell’opera di Leonardo realizzate dal Museo Galileo di Firenze @Carla Diamanti

Dall’arte alla scienza della terra

Il percorso espositivo si apre nella prima sala dedicata al simbolismo artistico della molecola della vita. Nel Rinascimento, l’elemento liquido diventa lo strumento d’elezione per esplorare la luce, la trasparenza e la profondità atmosferica. E per dimostrare come nell’opera di Leonardo l’acqua colleghi le figure umane all’ambiente circostante, sono esposte riproduzioni fedelissime di capolavori del Maestro ai quali – per una volta – ci si può avvicinare per osservarne ogni dettaglio. A distanza ravvicinata, la Monna Lisa e la Vergine delle Rocce, ma anche la Nascita di Venere di Sandro Botticelli mostrano come l’acqua sia una costante che collega le figure umane all’ambiente circostante. E nel ritratto di Ginevra de’ Benci si arriva a capire come dipingendo i boccoli dorati, Leonardo abbia riprodotto  fedelmente gli schemi geometrici dei vortici acquatici studiati nei suoi taccuini. Ma la visione di Leonardo va oltre la tela. Sfidando la fisica aristotelica, che considerava il globo immutabile ed eterno, e distanziandosi dalla cronologia biblica del Diluvio Universale, Leonardo intuisce che la Terra è un organismo vivente e in costante metamorfosi. Applicando il metodo anatomico al macrocosmo, paragona i fiumi ai vasi sanguigni umani, ipotizzando che i corsi d’acqua rettilinei siano più giovani rispetto a quelli sinuosi, la cui morfologia ad anse deriva dall’erosione progressiva delle sponde. Attraverso lo studio dei fossili marini rinvenuti sulle vette montane, Leonardo formula l’idea visionaria che il sollevamento delle catene montuose non derivi dal ritiro delle acque, bensì dal crollo delle strutture interne del globo, erose dalle correnti sotterranee.
Negli ultimi anni della sua vita, trascorsi proprio qui al Clos Lucé come «primo pittore, ingegnere e architetto del Re» al servizio di Francesco I, Leonardo si dedicò alla pianificazione di una monumentale rete idraulica per la nuova città reale di Romorantin. Nel suo progetto, canali e chiuse avrebbero dovuto separare le acque fangose da quelle chiare, bonificando le paludi della Sologne per debellare le epidemie di peste e malaria provocate dalle acque stagnanti.

Leonardo da Vinci, Codex Atlanticus, fol. 26v @Veneranda Biblioteca Ambrosiana – Metis e Mida Informatica – Mondadori Portfolio

I disegni originali

Un eccezionale prestito arriva dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano: due fogli originali autografi tratti dal celeberrimo Codex Atlanticus. Ben protetti e valorizzati da una sofisticata illuminazione a LED, mostrano la maestria grafica di Leonardo nel concepire le macchine idrauliche. In uno dei fogli analizza la vite senza fine – nota come «vite di Archimede» – un meccanismo elicoidale inserito in un tubo che ruotando solleva l’acqua da un bacino inferiore a uno superiore. Un’invenzione talmente efficace da essere impiegata ancora oggi nei moderni impianti di trattamento delle acque reflue e nella micro-generazione idroelettrica. Un altro foglio raccoglie invece studi pionieristici su pompe a pistone, carrucole e persino il disegno di una scenografica fontana a getto continuo capace di funzionare autonomamente per un’ora intera.
Interessanti anche i modelli interattivi e tattili realizzati dal Museo della Roggia Mora di Vigevano attraverso i quali il pubblico può sperimentare come si azionano le chiuse milanesi o i misuratori di flusso d’acqua concepiti dal maestro nel 1510. L’esposizione del Clos Lucé non celebra soltanto un primato tecnologico storico, ma rappresenta il testamento etico di un uomo che non ha mai considerato l’essere umano superiore alla natura, bensì parte integrante di essa: una lezione di rispetto e responsabilità che interroga direttamente il nostro futuro.

Leonardo da Vinci, Maître de l’Eau
fino al 13 settembre 2026
orario di visita: 10-18
Château du Clos Lucé – Parc Leonardo da Vinci
2, rue du Clos Lucé, Amboise
www.vinci-closluce.com

Carla Diamanti
Carla Diamantihttp://www.thetraveldesigner.it/
Viaggiatrice e giornalista, trasforma i luoghi in guide, reportage e itinerari fuori dal comune. Da oltre trent’anni collabora con riviste nazionali, editori, tour operator, centri di formazione e università, radio e televisione. Esprit nomade, ha spostato valigie e residenza da Roma agli Stati Uniti, in Medio Oriente, Haiti e in giro per l’Europa. Da 15 anni vive a Parigi, che esplora in lungo e in largo e di cui scrive. Ha creato il concept di viaggio The TRAVEL Designer.

Articoli Correlati