Prima ancora della cucina, al Grand Hotel Parker’s si respira la storia. Oggi è il primo Relais & Châteaux di Napoli, ma il suo nome continua a raccontare un passato internazionale. “Perché Parker’s?”, domanda che gli ospiti rivolgono spesso.
La risposta arriva dall’attuale proprietà : il nome deriva dal biologo marino George Parker, che acquistò l’albergo dopo il fallimento del precedente proprietario svizzero, il signor Brazil. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale fu poi il nonno dell’attuale proprietario ad acquistare il Grand Hotel Parker’s, iniziando la storia della famiglia alla guida dell’albergo.
L’edificio conserva ancora oggi molti degli elementi originali. La porta d’ingresso e il telaio sono gli stessi del 1870, mentre l’attuale ingresso monumentale fu realizzato successivamente, quando la struttura passò da tre a sette piani e venne rinnovata secondo il gusto Liberty. Anche la reception occupa ancora la posizione originaria.
All’interno dell’hotel trova spazio anche una significativa collezione d’arte. È la Collezione Chiurazzi, una delle più importanti raccolte legate alla storica fonderia napoletana che, fin dagli anni Settanta dell’Ottocento, fece circolare in tutto il mondo le sue fusioni in bronzo ispirate all’antico. È attualmente in fase di catalogazione e presto sarà raccolta in un volume dedicato.
L’attuale Salone degli Specchi custodisce invece uno degli episodi più significativi della storia dell’albergo. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato dai soldati tedeschi per discutere le strategie militari. Prima di lasciare Napoli avevano collocato una bomba nel seminterrato con l’intenzione di distruggere l’edificio, ma un ufficiale avvertì il precedente proprietario con un gesto convenuto, permettendo così di disinnescare l’ordigno e salvare il Grand Hotel Parker’s. Oggi quello stesso ambiente ospita, ogni sei mesi, una diversa mostra d’arte contemporanea.
La proposta gastronomica dell’hotel si articola in due indirizzi. Il George Restaurant, aperto esclusivamente a cena dal martedì al sabato, accoglie soltanto 25 coperti e durante la bella stagione si trasferisce sulla terrazza panoramica al settimo piano. A gennaio sarà interessato da un importante intervento di ristrutturazione che coinvolgerà anche il Bidder Terrace.
Come si mangia la Bidder Terrace
È proprio al Bidder Terrace, il secondo ristorante del Grand Hotel Parker’s che siamo diretti a pranzo, per godere della vista panoramica di Napoli. Il nome del ristorante nasce da un ricettario appartenuto alla bisnonna dell’attuale proprietà e successivamente tramandato alla nonna. Un modo per mantenere vivo il legame familiare, la tradizione e il senso di appartenenza. Il locale è aperto sette giorni su sette, dalla mattina fino a tarda sera.
Prima delle portate arriva il pane, proposto in due versioni, multicereale e bianco classico, accompagnato dall’olio extravergine d’oliva prodotto in esclusiva per il Grand Hotel Parker’s da Villa Matilde. Le cultivar utilizzate sono Sessana e Leccino: la prima, predominante, conferisce una piacevole acidità e un leggero finale amarognolo, mentre la Leccino dona maggiore equilibrio, con note più dolci, delicate ed eleganti.
Tra gli antipasti spicca la tartare di vitello bianco alla soia, completata da cremoso di bufala, emulsione all’uvetta, pinoli tostati e pane croccante. Un tuorlo d’uovo marinato viene spolverato sopra come fosse una bottarga. Una preparazione che alterna dolcezza, sapidità e consistenze differenti. Più estivo il carpaccio di ricciola marinato, servito con gazpacho di pomodoro semi-dry Corbarino e yogurt di bufala, che esalta la freschezza del pesce.
Tra i primi, la Linguina “Archetto” con vongole verace viene rifinita con polvere di prezzemolo gigante, mantenendo un’impronta molto mediterranea. La semplicità delle volte conquista grazie alla qualità degli ingredienti.
Più elaborata la candela spezzata con lardiata di gamberi rossi, cipolla di Alife e Pecorino di Fossa. Le candele vengono spezzate manualmente per ottenere il caratteristico formato corto. Il piatto prende ispirazione dalla tradizionale lardiata irpina, storico sugo di carne preparato con lardo di maiale affumicato e lunga cottura nel pomodoro. In questa versione il lardo lascia spazio ai gamberi rossi, soffritti con il pomodoro e arricchiti da una bisque di crostacei. Completano il piatto la cipolla di Alife, coltivata in provincia di Caserta, e il Pecorino di Fossa, che aggiunge una nota intensa e sapida.
Come secondo prendiamo la deliziosa seppia cotta a bassa temperatura, completata con crema di piselli novelli e carote baby.
Anche la carta dei vini valorizza il territorio. In abbinamento vengono proposte etichette di Villa Matilde, azienda del Casertano, sia con un bianco fresco e leggero, dalla gradazione di 12,5%, sia con un rosso di 14 gradi, scelto per accompagnare la tartare senza coprirne la delicatezza.
Il percorso si conclude con due dessert che reinterpretano alcuni grandi classici della tradizione campana. Il babà al rum scomposto è servito con crumble di meringa, salsa alla bufala e salsa ai frutti rossi. La caprese al limone, invece, viene accompagnata da crumble al cioccolato, gel di limone alla base e in superficie, completata da una salsa alla vaniglia che dona morbidezza e freschezza al finale di degustazione.
Dalla terrazza lo sguardo abbraccia Napoli con il Vesuvio, Capri e la Penisola Sorrentina. È lo stesso panorama che da oltre centocinquant’anni accompagna gli ospiti del Grand Hotel Parker’s e che oggi fa da cornice a una cucina capace di intrecciare memoria familiare, prodotti del territorio e ospitalità internazionale.
VERY FOOD CONFIDENTIAL!























