Italia delle birre. ABRUZZO: Abruxensis di Opperbacco

Luigi Recchiuti si è laureato a Bologna, facoltà di Scienze Agrarie. Di fare l’agronomo però non ne aveva voglia, cercava qualcosa che gli consentisse di esprimere la sua creatività e magari stare a contatto con le persone.

Nel 2002 apre il suo AgriPub, a Notaresco (TE), in una vecchia casa colonica di famiglia. Per rifornire il locale di birre, che non fossero le solite industriali, affronta lunghi viaggi verso il Belgio e la Germania, importando Belgian Ale e Kellerbier, da cui trae ispirazione anche per le sue produzioni casalinghe.

Nel 2009, nella stalla che sorge di fronte al pub, viene installato il primo impianto professionale: nasce il birrificio Opperbacco. Triplipa, 10 e Lode, 4 Punto 7 sono i nomi delle birre delle origini. La voglia di andare oltre e sperimentare non manca, presto arrivano produzioni dove l’apporto creativo è evidente; reinterpretazioni di stili e uso disinvolto dei luppoli.

Ma è il richiamo del territorio che comincia a farsi sentire in modo sempre più netto: per Luigi non bastano più le gite in moto, l’Abruzzo vuol metterlo anche nelle sue birre. Cereali locali, luppoli coltivati in zona, perfino lieviti autoctoni isolati in collaborazione con l’Università di Teramo, e infine, aggiunta di frutta e passaggi in botti di Montepulciano d’Abruzzo.

Nature” è la linea di birre marchiate Opperbacco, che vuol essere un trait d’union con il mondo del vino naturale. Realizzate con uno starter di fermentazione (pied de cuve) di mosto e bucce di uva, a cui va ad aggiungersi il mosto di cereali (tra cui il farro), si tratta di “wild ale” arricchite con frutta e maturate in botti di cantine abruzzesi.

Le “Abruxensis” ne sono una diretta evoluzione. Volendo definirle potremmo parlare di “farmhouse ale” e, come intuibile già dal nome, portano all’estremo il legame col territorio. Solo ed esclusivamente ingredienti locali, a partire dai lieviti isolati da frutta e uve abruzzesi; tra i cereali utilizzati vi è anche un grano antico tipico, la rosciola, che cresce intorno ai 1200 metri di altitudine, mentre i luppoli sono coltivati ad Atri (TE) dai ragazzi di Babilhop.

Ogni botte di Abruxensis viene caratterizzata poi da un ulteriore ingrediente diverso, sempre abruzzese: ciliegie, fiori di sambuco e radici di genziana esausta, per evitare un amaro eccessivo.

Tre birre molto diverse pur partendo dalla stessa base e, nel frattempo, è già in programma la produzione di altre versioni, sempre caratterizzate dall’utilizzo di frutta o piante rigorosamente locali e di stagione.

Salvatore Cosenza
Lucano di Potenza, vivo nella Capitale da diversi anni. Sul web scrivo anche per Agrodolce, Via dei Gourmet e Alti Formaggi Magazine. Collaboro alla redazione di guide di ristoranti e sono stato City Manager di Yelp a Roma. Sono trai fondatori di Unione Degustatori Birre e insegno ai corsi di degustazione. Su Radio Food conduco “Radiocronache di birra”. Altre mie grandi passioni sono i formaggi e la pizza. Convinto che la civiltà vada di pari passo con la fermentazione, raccolgo articoli e testimonianze di incursioni gastronomiche su Lieviti Digitali.

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