Entrare nel birrificio di Birra del Borgo significa approcciarsi a una materia viva, che cambia forma a ogni passaggio.
Ed ecco che in primavera il birrificio propone le Brew Tour, visite guidate che si tengono ogni sabato pomeriggio alle ore 16.00, con durata di 65 minuti.
L’idea è questa: far vedere come da pochi ingredienti nasca un mondo complesso, fatto di scelte, deviazioni e sperimentazioni continue. Tutto questo tramite racconto, esperienza
sensoriale e delle chicche tecniche.
Gli ospiti verranno accolti nella Tap Room con i fusti da cui la birra viene spillata con una tote bag che nasconde una sorpresa. Si passerà poi al cuore produttivo — con la possibilità di assaggiare sia gli ingredienti che la birra in affinamento — e infine si degusteranno tre birre a scelta del visitatore, seguendo i gusti personali e considerando le nuove sensazioni provate durante il percorso. Il costo è di 30 euro e l’esperienza è prenotatile sul sito ufficiale dai 18 anni in su, verificate la disponibilità sul calendario!
Birra del Borgo, da uno dei primi birrifici artigianali a industria di qualità
La ReAle, la DucAle, la Duchessa: birre divenute ormai iconiche e nate in quello che all’inizio era un piccolo laboratorio a Spedino, a 5 minuti da Borgorose, in provincia di Rieti.
La storia infatti di Birra del Borgo ha ormai più di 20 anni e nasce nel 2005 per iniziativa del fondatore Leonardo Di Vincenzo. Nel 2016 AB InBev (Anheuser-Bush InBev), leader mondiale del settore brassicolo che detiene marchi come Corona, Stella Artois, Beck’s, Leffe, ha acquisito l’azienda.
Siamo nell’alta Valle del Salto, in un territorio liminale, tra Lazio ed Abruzzo, circondati dal verde delle montagne. Da Borgorose si accede infatti alla Riserva Naturale dei Monti della Duchessa, l’area nonostante la scarsità delle strutture ricettive è meta degli amanti del trekking e delle bellezze paesaggistiche. Suggeriamo così di non perdere l’occasione per visitare il birrificio: bere con moderazione e soprattutto con la consapevolezza del processo che c’è dietro la creazione di un prodotto popolare come la birra ha tutto un altro gusto!
Tutto parte dal malto d’orzo, ma già qui si apre un universo. Oggi siamo abituati a birre chiare e limpide, ma prima della rivoluzione industriale i malti erano più scuri, spesso affumicati, e le birre ne riflettevano il carattere: ambrate, rustiche, più “sporche”. Con l’evoluzione tecnologica arrivano malti sempre più precisi: quelli chiari per le lager, quelli caramellati per dare colore e note dolci (come nelle ambrate), fino ai malti tostati che costruiscono il profilo di stout e porter con sentori di caffè e cioccolato.
È qui che al birrificio si gioca la prima partita creativa: la scelta delle materie prime. Non solo malto, ma anche cereali alternativi — come il grano Senatore Cappelli o il grano saraceno — per aggiungere complessità e struttura. Ogni ricetta nasce da un’idea precisa di gusto, e tutto viene calibrato di conseguenza.
Il processo vero e proprio comincia con la macinazione e l’ammostamento: il malto macinato viene mescolato con acqua calda e portato a diverse temperature. In questa fase gli enzimi trasformano gli amidi in zuccheri fermentabili: è qui che si decide se una birra sarà più secca, più alcolica o più corposa. Dopo circa un’ora e mezza si ottiene il mosto, una sorta di “succo zuccherino” che è la base della birra.
Si passa poi alla filtrazione, che separa la parte liquida dalle trebbie (i residui solidi del malto), e quindi alla bollitura. Questo è uno dei momenti chiave: il mosto viene sterilizzato e si aggiunge il luppolo, responsabile dell’amaro e di gran parte degli aromi. A seconda della varietà, il luppolo può portare note erbacee, agrumate o tropicali. Nella Lisa, ad esempio, si lavora su profili freschi ed erbacei, ma con un twist: l’aggiunta di bucce d’arancia che ammorbidisce e arrotonda il profilo. Nella ReAle e nella sua versione più spinta, invece, emergono agrumi e sfumature tropicali grazie a luppoli più aromatici.
La bollitura è anche il momento in cui Birra del Borgo inserisce ingredienti “extra” per caratterizzare le proprie etichette: spezie, agrumi, perfino elementi gastronomici veri e propri. È il caso della Perle ai Porci, una stout prodotta con ostriche inserite direttamente in bollitura per estrarre sapidità e profondità, oppure della Cortigiana, che gioca su una componente più vegetale ed elegante.
Dopo la bollitura, il mosto viene chiarificato con un sistema a vortice (whirlpool), raffreddato rapidamente e trasferito nei fermentatori. Qui entra in scena il lievito, il vero artefice della trasformazione: consuma gli zuccheri e li converte in alcol, CO₂ e aromi secondari. È in questa fase che nascono esteri, note fruttate, speziate, talvolta imprevedibili. Infine arriva la maturazione, dove la birra si stabilizza e sviluppa gli aromi più profondi.
Alcune birre raccontano bene questa stratificazione. La Maledetta nasce quasi per gioco: una base da Indian Pale Ale americana lavorata però con un lievito belga, che trasforma completamente il profilo aromatico, rendendolo più complesso, tra frutta rossa, spezie e note quasi da cappuccino. La Duchessa, invece, diventa una sorta di “tela bianca” per sperimentazioni: grazie al farro non maltato mantiene zuccheri complessi che permettono evoluzioni interessanti, soprattutto quando si aggiungono frutta o lieviti selvaggi.
Le “Bizzarre”: quando la birra diventa esperimento
Una parte del tour — ed è forse la più divertente — è dedicata alle cosiddette “bizzarre”. Il birrificio si libera completamente dalle convenzioni e lavora per intuizioni, collaborazioni e provocazioni.
Nascono così birre come la Fragus o la Prunus, dove la frutta fermenta insieme alla base creando profili acidi, vivi, quasi da vino naturale. L’uso di lieviti come i Brettanomyce aggiunge quella nota “selvatica” che rende ogni sorso più complesso, mai lineare.
Oppure esperimenti insoliti, come la birra alle foglie di tabacco, nata per accompagnare una linea di sigari celebrativi: da lì il gioco di rimandi con la Maledetta, scelta per un abbinamento dedicato ad Amedeo Modigliani, amante dei sigari — “Modì”, artista “maledetto”, come la birra stessa.
E poi ci sono le collaborazioni internazionali, come la My Antonia, realizzata con il birrificio americano Dogfish Head: una birra che unisce tecnica italiana e spirito americano, pensata per essere al tempo stesso elegante e intensa.
In queste creazioni, ogni passaggio produttivo diventa una leva creativa, ogni ingrediente un possibile punto di svolta.
Alla fine della visita, quello che resta quindi non è solo la comprensione tecnica ammostamento, bollitura, fermentazione — ma la sensazione che la birra sia un linguaggio. Birra del Borgo lo sta ancora scrivendo, tra tradizione e sperimentazione continua, non dimenticando le sue radici e la sua origine in qualità di volano della birra artigianale italiana.
Tour Birra del Borgo
Ogni sabato alle ore 16.00
Durata 65 minuti
Costo 30 euro ( dai 18 anni in su)
Prenotazione online sul sito di Birra del Borgo:
Il Bancone
Aperto martedì, mercoledì, giovedì e domenica dalle 12:30 alle 23:00.
Venerdì e sabato dalle 12:30 alle 24:00.
Lunedì chiuso.

















