I Colli Berici, a sud di Vicenza, sono rilievi emersi dal fondo di un antico mare circa 30/35 milioni di anni fa, caratterizzati da argille rosse, calcari e rocce vulcaniche.
Questa geologia conferisce ai vini una mineralità intensa e un varietà di terreni che spazia tra doline carsiche, grotte e altitudini tra 200 e 300 m s.l.m.—dettagli che influiscono su vigoria, drenaggio e maturazione delle uve.
Il clima è segnato da precipitazioni moderate, con rovesci e grandinate frequenti soprattutto nel nord del territorio. I boschi punteggiano la zona, quinte naturali che attraversano vigneti, oliveti e ville palladiane contraddistinte dall’uso di pietra chiara di San Gottardo, riflettente e luminosa.
I Colli Berici vantano una vocazione rossa, a fianco di bianchi eleganti e gastronomici: la denominazione DOC comprende varietà come Garganega, Tai Rosso (o Barbarano), Sauvignon, Pinot Bianco, Merlot e Cabernet, oltre a versioni spumanti e passite.
Il paesaggio dei Colli Berici, con la sua natura carsica, non ha mai favorito l’antropizzazione diffusa: l’acqua tende a scomparire nelle doline e nei sotterranei, rendendo l’agricoltura un’impresa selettiva e resiliente. L’acquedotto pubblico è arrivato soltanto nel 1975. Fino ad allora, il territorio viveva di fontane naturali e raccolta d’acqua piovana, conferendo un senso di isolamento che ha favorito la conservazione della biodiversità e di pratiche agricole tradizionali.
Vicenza, nota come “la città dell’oro” per la sua tradizione orafa, ha così mantenuto a pochi chilometri dal centro storico un patrimonio viticolo intatto, fatto di vigne storiche, pergole e piccoli appezzamenti che costellano un paesaggio ancora fortemente boschivo.
Cantina PuntoZero: tradizione giovane con sguardo al futuro
Nata nel 2018, PuntoZero si estende per circa 50 ha, di cui 5 vitati e un ettaro dedicato agli olivi. Dispone di grotte sotterranee e doline, elementi che definiscono microzone produttive naturali e un anfiteatro di biodiversità, con cavalli, mucche, api, caprette e asini che convivono tra i filari.
L’anima enologica è incarnata da Edoardo Poggi, enologo con esperienze in Conegliano, Borgogna, Australia e Cile, e da Marcella, direttore di produzione. La gamma conta 8 etichette (2 bianchi, 6 rossi). I vini bianchi sono tutti vinificati in acciaio per garantire trasparenza, mentre i rossi utilizzano legni francesi nuovi o usati, salvo un rosso entry‑level senza legno.
Di rilievo la Gargà 2022, 100 % Garganega allevata a pergola senza irrigazione, fermentata per il 20 % in legno, caratterizzata da delicate note di gelsomino e da una struttura floreale superiore alle controparti della Valpolicella (il disciplinare DOC prescrive l’uso della Garganega in bianco, con toni paglierini, freschi, leggermente amarognoli) .
In menu anche un Pinot Bianco curato come il Merlot, proposto a circa 9 € (esclusa IVA), pronto da abbinare a salumi come il prosciutto di Montagnana. In cantina c’è inoltre una minuscola produzione sperimentale di olio, miele e ortaggi.
In Sordina: umiltà, biodinamica e ricerca
Il nome – che trae origine da “via Scaranto”, luogo delicato per vinificare – riflette l’approccio silenzioso e dedicato dell’azienda. In Sordina, una SSA biologico‑biodinamica fin dall’inizio, adotta le pratiche biodinamiche: sovescio (plasmato in base all’azoto disponibile), corno letame in primavera, corno silice poco prima della vendemmia per intensificare profumi e vigoria fogliare. Pur essendoci dibattiti sui rischi del calore estivo, non si segnalano danni da silice.
Con una potenzialità produttiva di circa 80.000 bottiglie, l’azienda produce ogni anno poco più di 30.000 bottiglie. Il focus è su purezza varietale: uve autoctone fermentate in monovarietale, nessun blend tranne che per Pinot e Merlot (impiantati nel 2018). Accanto a queste varietà, In Sordina tutela e rilancia vigneti storici poco diffusi (Pomella, Rossignola, Saccola Bianca, ecc.) e ha avviato un “campo catalogo” per preservare 12 varietà con almeno 20 ceppi ciascuna, eredità salvate dalla estirpazione.
Tra le etichette principali:
- Biancospino Garganega Colli Berici DOC (primavera, fresco, affinamento prolungato, circa 7 € + IVA)
- Leopoldo Tai Rosso 2022 (medaglia d’oro, terreno ricco) e 2023 (profilo erbaceo linfatico, 12 gradi) – il Tai Rosso, vitigno fratello genetico della Grenache/Cannonau, è fiore all’occhiello dei Colli Berici, intensamente fruttato e speziato.
- Mentore, blend di Cabernet Sauvignon e Merlot (2022, 14,5°) con finale salato, elegante
- Oneiro, Sauvignon Blanc anomalo, dai sentori tropicali, citrici e mentolati, salute dell’acidità che lega l’intera gamma
- In fase sperimentale, metodo classico da Liseret (collaborazione micro‑vinificazione su 25 barbatelle)
La cantina, fondata da Gianni Leopoldo Mancassola proprietario di un’azienda metalmeccanica, ha crescita rapida: in cinque anni ha realizzato magazzini a temperatura controllata e vorrebbe offrire ospitalità in futuro. Il vigneto, posizionato a Brendola sulla valle dello Scatarro, è un anfiteatro naturale dove la coltura avviene in equilibrio tra boschi e campi fioriti, con acqua di sorgente a beneficio delle piante.
https://insordina.it/
https://www.mancassola.com/it/home/
Cantina Mattiello – Villa Da Schio (Costozza, Longare)
Immersa nel suggestivo borgo di Costozza, la Cantina Mattiello ha sede nelle storiche barchesse di Villa Da Schio, un’imponente dimora settecentesca celebre per le sue sculture di Orazio Marinali, dello stesso artista attivo a Castelfranco. Il Conte Da Schio, nato nel 1949 e attuale proprietario, discende da una famiglia che ha scritto pagine importanti della storia locale. Il più noto antenato, Amerigo Da Schio, fu l’ingegnere che progettò il dirigibile “Italia”.
Costozza fu anche sede militare, con cave di pietra grandi quanto dieci campi da calcio. Una di queste, oggi di proprietà Rigoni, ospita la coltivazione del fungo agrocybe, sfruttando i 300.000 m³ d’aria fresca che scende ogni giorno.
I vini Cantina Mattiello si distinguono per l’equilibrio tra tradizione e bevibilità contemporanea. Tra i più rappresentativi:
- “I Covoli Bianchi 2024”: blend di Garganega (70%) e Chardonnay (30%), con note di vaniglia e pera, ottimo con Asiago stagionato e soppressa vicentina. Prezzo intorno ai 7-8 euro + IVA.
- Zero.13 Manzoni, Manzoni Bianco 2024: l’Incrocio Manzoni è un vitigno sperimentale nato a Coneglianonegli anni ’30, in purezza. Note di mela verde, pesca, glicine. Buona acidità, ma sensazioni olfattive più intense rispetto alla bocca.
- Tai Rosso 2023: 13°, con tannino lieve e beva agile. Terza vendemmia del vitigno, ideale anche per l’estate.
- Foliage Riserva 2017 (Carmenere in tonneau italiano) e I Covoli Rosso 2017 (Cabernet Sauvignon, legno francese): due riserve raffinate, tra 13 e 16 euro.
Cantina Del Rèbene – Zovencedo
Situata in una posizione panoramica, la Cantina Del Rèbene è un piccolo gioiello di agricoltura biologica e sostenibile, dove la vite convive con l’ulivo, il grano antico e la memoria dei Cimbri (giunti dalla Germania meridionale) che qui si stabilirono in età medievale. Il nome della cantina deriva infatti dal nome cimbro di una strada che scende dalla proprietà, “Rebene” significa vigna.
Con 5 ettari vitati (di cui 3 attualmente produttivi) e 3 a oliveto, Del Rèbene coltiva sei cultivar di olive (tra cui Rasara, Grignan e Maurino) e vinifica esclusivamente con lieviti indigeni, vasche in cemento e tappi eco-compatibili (Nomacorc e Diam).
Tra i vini:
- Tai Rosso 2020: annata calda, tre settimane di macerazione, affinamento in cemento. Al naso lampone, in bocca struttura e freschezza.
- Tai Rosso 2022 DOC: più agile, aromatico.
- Carmenere 2019: 12,5 €, elegante e armonico, con nota di cacao e speziatura finale.
- Carmenere Riserva 2020: 20 € + IVA, due anni di affinamento in acciaio, grande corpo e nota di caffè, ideale con formaggi di capra o risotti mantecati – come quello cucinato dai produttori, mantecato con il loro Carmenere Riserva.
Inoltre, l’azienda produrrà per la prima volta una farina da grano antico nel 2025, destinata ai tradizionali Gargati della Val Liona.
Cantina Cavazza – Montebello Vicentino
La Cantina Cavazza, con oltre 500.000 bottiglie l’anno, è una delle realtà storiche dei Colli Berici. Fondata 96 anni fa a Selva di Montebello, si è espansa tra le DOC Colli Berici e Gambellara, diventando certificata biologica già dal 2005.
Due le linee principali:
- Linea Identità DOC (tra cui Tai Rosso, fresco e da aperitivo);
- Linea Cicogna, prodotta nella storica Tenuta Cicogna ad Alonte, dove si coltivano solo uve a bacca nera.
Vini chiave:
- Tai Rosso “Corallo” 2021: 70 q/ha, 14°, 6 mesi in rovere francese di terzo passaggio. Sentori di ciclamino, rabarbaro, vaniglia, 12 € in cantina.
- Fornetto Blend 2023: Merlot, Tai Rosso, Syrah (13,5°), 11 €.
- Cabernet 2020 e Merlot Riserva Cicogna 2020: affinamenti complessi in barrique, cemento e bottiglia, per vini da meditazione.
- Petit Verdot e Syrah in sperimentazione, assieme al bianco Solaris.
Villa Priuli Lazzarini (Ca’ Priuli, Val Liona)
Nel cuore di Villa del Ferro, in una vallata tra ulivi e vigneti, sorge la Villa Priuli Lazzarini, magnifico esempio di architettura tardo-rinascimentale attribuita a Vincenzo Scamozzi. Girolamo Priuli, banchiere veneziano e pronipote del doge Michele, commissionò l’edificio che non comparve mai ufficialmente nel Trattato dell’architetto.
Composta da un corpo centrale, barchesse, giardini all’italiana e una suggestiva orangerie, la villa domina un ampio brolo agricolo con frutteto, vigneto e ulivi. Particolare la struttura a tre gradoni degradanti e il pronao con colonne bugnate in pietra gialla di Vicenza, alternata al marmorino bianco e cotto.
All’interno si conserva un salone a due moduli quadrati, con pavimento in cotto e frammenti di affreschi di Giandomenico Tiepolo, tra cui il celebre Ercole che libera Prometeo. Gli affreschi furono salvati durante la guerra grazie a strappi realizzati con colla animale e oggi sono in parte esposti al Palladio Museum.
Simboli decorativi (“G” per Girolamo e Maria Loredana, “E” per Elena Malipiero) celebrano i matrimoni nobiliari. Tele di Annibale Angelini e un’antica serra blu completano questo luogo che Irene Bartoli, attuale Property Manager, sta riportando in vita con una nuova filiera vitivinicola e agricola virtuosa.
La Biblioteca La Vigna a Vicenza
Nel cuore di Vicenza, città dal profilo rinascimentale e dalla vocazione agricola antica, sorge la Biblioteca Internazionale “La Vigna”, fondata da Demetrio Zaccaria, visionario collezionista e cultore della viticoltura. Questo straordinario centro di documentazione è oggi un punto di riferimento mondiale per lo studio della cultura del vino, dell’agricoltura e della civiltà contadina. Zaccaria iniziò la raccolta nel 1951 acquistando a New York il suo primo volume, un dizionario del vino. Durante l’epoca della Cortina di Ferro, scambiava libri con enti di tutto il mondo, riuscendo a riceverne perfino dalla California, spesso in duplice copia per farne dono. La biblioteca, che oggi custodisce oltre 62.000 volumi, comprese rarità come l’ampelografia di Pietro de’ Crescenzi (ristampa del 1486) e il trattato De naturali vinorum historia di Andrea Bacci (1596), ha ampliato il suo raggio d’azione includendo anche scienze naturali, allevamento e alimentazione. Ospitata in un edificio nobiliare restaurato dall’architetto Carlo Scarpa su volontà di Ettore Gallo (già presidente della Corte Costituzionale e allora proprietario), la sede offre uno spazio di eccezionale interesse culturale: gli ambienti portano l’inconfondibile impronta scarpiana, mentre il giardino con vasca e ninfee aggiunge quiete allo studio. Parte del patrimonio proviene anche dal fondo Caproni. Oggi, la biblioteca pubblica riviste online, organizza attività settimanali e sta lavorando alla trasformazione in fondazione, con una gestione che prevede il reinvestimento del 40% del capitale e l’utilizzo del 60% dei proventi.
Vicenza stessa, città UNESCO legata a doppio filo alla figura di Andrea Palladio, è un luogo in cui la cultura agricola e quella architettonica si intrecciano. Fondata su un antico decumano romano, sorge 33 metri sopra una pianura un tempo paludosa. La Basilica palladiana, il Teatro Olimpico – primo teatro stabile coperto del mondo – e le numerose ville venete testimoniano una lunga tradizione di razionalità, bellezza e visione scientifica. Palladio, nato da Andrea di Pietro e cresciuto grazie al mecenatismo di Giangiorgio Trissino, incarnava una sintesi tra cultura umanistica, sapere tecnico e ideali rinascimentali. Vicenza ha mantenuto nei secoli un’identità agricola forte – lana, seta e prodotti della terra – che si riflette anche nella cucina: il baccalà alla vicentina, preparato con cura rituale e servito durante la festa di Sandrigo a settembre; i bigoli al ragù d’anatra; il dolce “putana” e le sardine in saor. A questi sapori si accompagna il Tai Rosso, vino autoctono dei Colli Berici, e le bollicine di Lessini Durello Metodo Classico, che raccontano la sapidità e la freschezza del territorio. La cultura della vigna, quindi, si esprime non solo nei paesaggi e nei filari, ma anche nella memoria collettiva, nei libri, nelle tavole imbandite e nelle architetture che fanno di Vicenza e dei suoi colli un patrimonio vivo e condiviso.
Very Wine Confidential. Very Food Confidential.
























