GIN CONFIDENTIAL: Eugin Distilleria Indipendente

Buon Anno. Da quanto ci dicono siamo nel 2021 e non sembra essere cambiato molto lì fuori. Quindi ripartiamo dalle cose care  dove abbiamo lasciato… un bel giro d’Italia e del mondo alla ricerca di tutto quello che ruota intorno al nostro amatissimo Gin.

Il nuovo anno parte in Brianza, siamo da Eugin Distilleria Indipendente – la distilleria di Eugenio – aperta nel 2014, dopo alcune (sacrosante) vicissitudini arriva ad una decisione fondamentale: fare della distillazione del Gin un mestiere oltre che una passione. Il resto è storia. La distilleria diventa in breve tempo una delle poche – se non l’unica – ad occuparsi esclusivamente di Gin (senza distillare altro) in tutta la zona e lo fa con la consapevolezza e la concentrazione che serve per raggiungere il loro obiettivo: distillare dell’ottimo Gin

Eugin dunque, ma perché indipendente? da cosa? da chi? Come loro stessi scrivono sul loro sito “Questo ci permette da un lato di avere il pieno controllo sulla qualità del nostro gin, dall’ideazione della ricetta, alla scelta delle materie prime, fino al confezionamento finale. Dall’altro lato ci permette di avere una grande flessibilità nel creare ricette di volta in volta diverse a seconda degli ingredienti di stagione“. Credo che fin qui siamo tutti d’accordo, avere l’indipendenza di dar vita a qualcosa di proprio senza interventi esterni. Sacrosanto, ma a spesso anche rischioso, se non sei attento e sbagli qualcosa non hai salvagente, ti devi affidare solamente alle tue doti e al tuo lavoro. Grande consapevolezza quindi, ma anche (forse) un filo di sana, bellissima incoscienza per una distilleria abbastanza giovane.

Altro tema fondamentale per chi come loro pone la giusta attenzione alla stagionalità, è l’ambiente. “la responsabilità ambientale: la nostra produzione è infatti alimentata senza ricorrere ad alcun combustibile fossile, con l’impegno nel più breve tempo possibile di produrre autonomamente l’energia per coprire il più possibile il fabbisogno dei nostri macchinari attraverso un impianto fotovoltaico“. Non credo ci sia molto altro da aggiungere se non un bravi per aver sposato una causa che riguarda tutti e di cui troppo spesso ci dimentichiamo.

Adesso che abbiamo focalizzato l’azienda, lo spirito e le ambizioni, arriviamo alla parte interessante… com’è questo Gin? Che frutti ha dato il loro raccolto? Per prima cosa va detto che essendo una distilleria che produce solo Gin la linea produttiva è composta da più referenze invece che dalla solita monoetichetta di molti brand (per fortuna non tutti).

La linea è rappresentata da una serie di ottime idee declinate negli ‘stagionali’ (Primavera, Estate, Autunno, Inverno) e in altre tre referenze (N.7, N.9 e Sloe) e la tasting box con una selezione a scelta.

Le botaniche e le essenze: l’elenco è quasi sempre lo stesso che troviamo in moltissimi casi e ormai lo conosciamo (quasi) a memoria: ginepro, angelica, coriandolo, cardamomo, zenzero, menta, genziana, agrumi e liquirizia (li trovate qui) ma anche in questo caso, l’ambiente e l’attenzione spostano non poco il discorso sulla provenienza delle materie piuttosto che sull’uso. Il ginepro dalla toscana, gli agrumi dalla pianura catanese ecc. Quindi non siamo di fronte ad un master distiller che utilizza solo i prodotti del territorio, ma di qualcuno che con sapienza ed attenzione prende il meglio (secondo loro) e lo distilla per ottenere il massimo.

Personalmente ho assaggiato e degustato il N.7, il N.9, l’estate e l’autunno. Come sono? Come sappiamo il Gin è fatto anche dal gusto personale e malgrado non sia la stagione giusta, ho estremamente gradito le spezie e gli aromi dell’Estate che sono diventati un perfetto Gin Lemon (forse più di uno). In generale li ho trovati tutti molto ben bilanciati e con una loro precisa identità, segno che il master ha distillato bene riuscendo a dargli profumi e aromi diversi tra di loro ma con una fortissima personalità.

Sono sempre attento alla parte alcolica, spesso mi dà fastidio già al naso rendendo la degustazione forzata, ma in questo caso, il primo impatto con i quattro gin è sicuramente ottimo. Hanno retto la degustazione in purezza (senza tonica) e sopratutto mi hanno lasciato un ottimo palato, anche nel caso del N.9 –  un London Dry secco dove il ginepro si sente e si fa amare senza riserve. Non mi ha fatto impazzire il l’autunno, dove quel filo di retrogusto affumicato non mi ha colpito come dovrebbe, forse troppo ricco – ma forse è un mio problema con l’affumicato rispetto alle spezie che preferisco sempre.

Una piccola menzione (non meno importante) sulla parte grafica, recentemente rinnovata, che dà un ulteriore spinta identitaria a tutta la distilleria. Lo dico sempre, l’attenzione ai particolari che fa la differenza. Bravi.

 

Very Gin Confidential. Very Food Confidential.

 

Paolo Campanahttp://www.facebook.com/GiroVedoGenteMangiocose
Nasco grafico, disegnatore e a volte fumettista. Ho fame. Ho fame e sono curioso di capire e scoprire la storia che si nasconde dietro ogni singolo piatto, cocktail, vino o birra. Affascinato dalla rete e dalle sue dinamiche, ho aperto un blog tredici anni fa quando non era una moda, ho scritto di tutto, dal design alla grafica, dall’arte al disegno, dalla fotografia al food (ovviamente) ma ho mantenuto sempre alta la passione per la creatività, quella sana e vera. Quella che con il tempo e le numerose collaborazioni ho trovato nel piatto. L’ho già detto che ho fame?

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