MIAMI: la cucina italiana nell’ex Villa Versace

Lo chef italiano Valter Mancini da pochi mesi guida Gianni’s, ristorante fine dining del boutique hotel che ora sorge nell’ex Villa Versace. “A Miami insegno a mangiare italiano”, ci dice. Scopriamo come.

«Welcome to Miami, bienvenido a Miami» recita il ritornello della nota canzone di Will Smith. Una città piuttosto vivace, dove il lusso convive con realtà socialmente più border line. Ma a Miami Beach – attenzione è un comune diverso da Miami, per quanto confinanti – c’è una struttura che ha una storia piuttosto avvincente e che è tutta – ora più che mai – nel segno dell’Italia. Se vi dicessimo che qui si sono ‘incontrati’ Cristoforo Colombo e Gianni Versace? Impossibile, direte voi, eppure così è stato in un certo senso.

Quella che negli anni è diventata nota come Villa Versace, infatti, è una struttura la cui progettazione ha ripreso un edificio di Santo Domingo voluto proprio dal figlio del navigatore genovese, l’Alcazar de Colon. E oggi l’impronta italiana è ancora più profonda perché Casa Casuarina – così si chiama oggi il boutique hotel che qui è ospitato – custodisce un ristorante, il Gianni’s, alla cui guida è stato posto uno chef nostrano, Valter Mancini.

Se non lo senti parlare della sua cucina, Mancini potrebbe sembrare un uomo piuttosto burbero e scontroso con i tatuaggi che coprono la parte delle braccia lasciata scoperta dalla casacca. Ma a tu per tu, si nota una gentilezza che passa prima da occhi luminosi, in qualche modo infantili, e poi dalla voce con cui racconta appassionatamente il proprio lavoro.

Lo abbiamo incontrato nella corte interna di Casa Casuarina in un’afosa giornata di giugno e ci siamo fatti spiegare in che modo sta cercando di educare gli americani – e non solo – a mangiare veramente italiano. E in quell’avverbio, veramente, c’è un mondo da scoprire. “La qualità del fine dining a Miami è ottima e la cucina italiana è quella più amata. Tuttavia molti ristoranti che si dichiarano italiani, non lo sono realmente. Noi qui importiamo il 95% dei prodotti dall’Italia e io sono diventato famoso a Miami proprio perché uso materie prime che non tutti hanno”.

E dando uno sguardo al menu si intuisce subito: gamberi di Mazzara del Vallo, branzino, astice italiano, pasta fatta in casa e poi un esperimento particolare per la burrata: “Importiamo il caglio da Napoli e facciamo la burrata qui”.

Così la sua è un’impresa gastronomica e didattica allo stesso tempo. I suoi clienti yankees hanno imparato così a mangiare la pasta al dente e i crudi di pesce. “Io ho imparato a cucinare dalle massaie e preservo quella tradizione. Per questo mi rifiuto, anche se me l’hanno chiesta molte volte, di cucinare la pasta con le meatballs, che non è una ricetta italiana“.

Miami ormai chef Mancini la conosce piuttosto bene: qui ha aperto Sapore di Mare, portandolo a uno standard considerevole; poi l’esperienza a Casa Tua e infine è approdato nell’ex dimora dello stilista italiano. Parlando dei prodotti locali riconosce che “la carne è molto buona. Ma il pesce locale, facendo molto caldo, non ha la stessa resa e la stessa salinità di quello italiano”.

Anche la carta dei vini si sta arricchendo di esponenti italiani, alcuni dei quali battono etichetta Marchesi Antinori, fra cui il tignanello e il sassicaia.

E oltre ai prodotti e ai processi, qui parla italiano anche parte della brigata. “Da quando sono qui ho cambiato quindici persone. Parte della mia brigata mi segue nei miei spostamenti. Rispetto agli altri paesi noi italiani ci distinguiamo anche per la pulizia in cucina”.

Fra i progetti futuri c’è quello di portare nuovi format che negli USA non sono così diffusi come nel nostro paese, fra cui lo chef table. “Cucinerò al tavolo per massimo venti persone. Anche gli americani si stanno interessando alla cucina espressa, quella in cui il pasto è preparato davanti ai loro occhi”.

Se capitate dalle parti di Ocean Drive e vorrete dare uno sguardo alla ex Villa Versace, ricordatevi di prenotare – viceversa non si entra – e preparatevi a un conto dai 100 dollari in su per mangiare al Gianni’s.

Credits Ken Hayden

Per avere qualche alternativa, abbiamo chiesto a chef Mancini quali ristoranti suggerirebbe. Se siete in cerca di pesce di qualità – almeno quanto il suo – l’indirizzo da segnarsi è Milos; per prodotti di qualità elevata – complice la sua eredità – Casa Tua. Per assaporare la cucina tradizionale spagnola, con tanto di tapas e Patanegra, allora dirigetevi in Calle Ocho (sì le strade in alcune zone vengono chiamate con il corrispettivo spagnolo) da Casa Juancho. Per la cucina cubana, sempre nella stessa via, c’è Versailles. Infine, per un gelato degno di questo nome, il nome da ricordare è 4D Gelateria sulla South Point Drive.

Michele Razzetti
Linguista di formazione, giornalista di professione, amo affrontare temi leggeri con un po’ di profondità. Viaggiatore compulsivo (credo sia una patologia certificata e diffusa), il mio animo vibra di fronte alle nuove esperienze e alle persone che propongono punti di vista inediti. Cerco di incontrarli in diversi settori, dal cibo ai viaggi, passando per il benessere e il lavoro. Sono autore di Modera i toni (Leone Verde).

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