Ecco come si mangia nei ristoranti dell’hotel HILTON MOLINO STUCKY a Venezia

L’Hilton Molino Stucky prende il nome da Giovanni Stucky, imprenditore svizzero che alla fine dell’Ottocento trasformò il mulino in uno dei più grandi complessi industriali europei, operando 24 ore al giorno grazie all’introduzione della macchina a vapore.

Il simbolo sulla facciata – una pietra da mulino e un molino a due cilindri – richiama, infatti, l’unione tra agricoltura e industria. Il primo progetto dell’edificio costruito in laterizi rossi si deve all’architetto tedesco Ernst Wullekopf, che lo realizzò nel 1884 su commissione dell’industriale. L’imponente torre neogotica, dove ora si trova l’Imperial Suite, venne aggiunta più tardi. La sua altezza rivaleggia con la Torre della Basilica di San Marco.

Dopo alterne vicende familiari e politiche, tra cui il rifiuto della famiglia Stucky di italianizzare il cognome durante il Fascismo e il conseguente ostracismo da parte del Regime, l’edificio è caduto in rovina finché la Soprintendenza alle Belle Arti non ha imposto la sua riconversione. Prima acquistata dal Gruppo Acqua Marcia, la proprietà passa successivamente alla famiglia pugliese Marseglia, che ha investito nella ristrutturazione e nella riapertura dell’hotel sotto l’insegna Hilton nel 2007. La scelta di puntare sull’hotellerie nasce da una visione imprenditoriale che considera l’ospitalità come una “industria che non si ferma mai”. L’hotel accoglie i ristoranti Aromi e Bacaromi guidati dallo chef Ivan Fargnoli e lo Skyline Rooftop Bar dove provare i drink di Valentina Mircea, bar tender di origine romena, tra Signature e Cocktail Classici.

Cena al ristorante Bacaromi

Affacciato sul Canale della Giudecca, Bacaromi è il ristorante dell’Hilton Molino Stucky che celebra con autenticità l’anima gastronomica di Venezia. Ispirato ai classici bacari – le tipiche osterie veneziane – Bacaromi propone una cucina che rivisita i sapori tradizionali in chiave contemporanea, offrendo un’esperienza conviviale legata al territorio ma soprattutto ben inserita nel contesto dell’hotel di lusso. Il design è rustico ma allo stesso tempo raffinato, con pavimenti in mosaico di piastrelle colorate; il servizio attento e discreto. Qui si assaporano cichéti reinterpretati, accompagnati da una selezione curata di vini al calice (le celebri ombre o bianchéti), come il San Colombano proveniente dalle colline milanesi.

Si punta sugli ingredienti freschi e di qualità, provenienti da produttori locali e dalla laguna. Al centro della proposta c’è il “sàor”, interpretato con creatività e rispetto dalla brigata di cucina guidata dallo Chef Executive Ivan Fargnoli.

Con anni di esperienza maturata in Asia, Fargnoli porta nel menù un tocco internazionale senza mai tradire l’identità veneziana. Da Bacaromi si può scegliere di ordinare alla carta oppure di optare per la degustazione di pesce o di carne al costo di 65 euro a persona, con abbinamento vini e acqua il costo sale a 100 euro. Noi proviamo piatti da entrambi i menu

Partiamo con un misto di cicchetti, aperitivo perfetto per iniziare il percorso: Salmone marinato, delicato e aromatico; un cremoso Baccalà mantecato; Gamberi in Saor. Si può scegliere tra “small” a 23 euro o “large” a 35 euro.

Gli antipasti che consigliamo sono: il Vitello Tonnato con olive taggiasche e polvere di capperi (28 euro); l’Impepata di cozze in guazzetto di pomodoro con crostino (25 euro) che mantiene un buon equilibrio tra spezie e succulenza del frutto di mare; la frittura di gamberi e calamari servita con croccanti Chips di patate viola (34 euro).

Tra i piatti più intriganti, spiccano i “Gigli del Bacaro” con salsa allo scoglio (29 euro). La pasta ricorda nella forma delle piccole trombette ed è condita con una salsa ai frutti di mare dal profumo avvolgente.

Il trancio di tonno scottato (36 euro), servito con tatsoi (uno spinacio giapponese) e una soia agli agrumi, molto equilibrata, è un omaggio all’esperienza asiatica dello chef. Anche se sarebbe stata più gradevole una cottura leggermente più rosata al centro, la qualità del pesce e l’abbinamento con i sapori agrumati convincono.

Per concludere, il dessert si rivela molto buono: è un globo di cioccolato con mango e lime. È una creazione della Pastry Chef Chiara Abate (20 euro). Viene accompagnato dal Fior d’arancio DOCG Maeli del Veneto.

Cena al ristorante Aromi

All’interno dell’Hilton Molino Stucky, Aromi rappresenta il ristorante dove la cucina esce dai confini della tradizione per esplorare percorsi più sperimentali. L’ambiente è formale ma non rigido, pensato per accogliere un pubblico interessato a una proposta gastronomica curata, dove la materia prima possa essere ponderata dalla tecnica e da un pizzico di licenza ed estro dello chef.

Lo chef Ivan Fargnoli, con un percorso professionale che include oltre 18 anni in Asia (tra Cina e Dubai) e una formazione orientata verso tradizioni culinarie orientali come quella indiana e tailandese, costruisce un menù che integra influenze internazionali con la materia prima locale. La cucina di Aromi si distingue per l’attenzione alla struttura del piatto e all’equilibrio tra le consistenze.

Il servizio di pane include focaccia alla curcuma, pane a lievitazione naturale e grissini sottili e croccanti, realizzati internamente. Tra gli antipasti di apertura, degni di nota: Verdure di Sant’Erasmo – carote, sedano, funghi – servite con spuma di patate (Verdure alla griglia 15 euro).

Il percorso di degustazione si apre con un piatto che mescola ingredienti stagionali e umami naturali: Funghi, spuma di patate e tartufo (30 euro). Il piatto si abbina a un Ferrari Maximum Rosé DOC (Trentino-Alto Adige), che aggiunge freschezza e acidità. Il secondo antipasto è Tartare di Fassona con maionese al midollo e karaski, rapa e whiskey (36 euro).

Segue un primo piatto che propone un accostamento poco convenzionale: Risotto ai carciofi e Cynar (35 euro). L’uso del Cynar, amaro nato nel 1948 a base di foglie di carciofo e altre 13 erbe, accentua le note vegetali, donando carattere al risotto. Il Gewürztraminer di Elena Walch (2023) accompagna bene la complessità del piatto grazie alla sua aromaticità.

Come portata principale arriva il Branzino alla Wellington con funghi, spinaci e salsa al sesamo (presente solo nel menù degustazione di mare, 4 portate a 120 euro, bevande escluse). Una reinterpretazione della classica preparazione alla Wellington, in versione ittica. La pasta sfoglia racchiude il branzino, mantenendo la carne morbida. La salsa al sesamo, discreta ma persistente, crea un legame interessante tra Europa e Asia. In abbinamento, Chardonnay “Grafin de la Tour” 2019 – Villa Russiz, dal profilo strutturato.

Come intermezzo rinfrescante viene servito un Sorbetto al mangostano – presente solo nel menù a 7 portate, 160 euro a persona, escluse bevande. Frutto tropicale originario della Malesia, il mangostano presenta una polpa bianca e dolce, visivamente simile all’aglio ma con un profilo aromatico delicato.

Il secondo di carne chiude il percorso: Controfiletto d’agnello, patata fondente, asparago, tartufo ed erbette (menù alla carta 50 euro). Un piatto costruito su sapori decisi, con la patata fondente che offre una base grassa e l’asparago che introduce un elemento vegetale. Il tartufo viene usato in modo misurato. In accompagnamento, un Bell’Aja DOC 2020 (Bolgheri – San Felice), vino rosso di buona struttura.

Il dessert conferma la volontà di esplorare abbinamenti non convenzionali ed è opera della talentuosa Pastry Chef: Chiara Abate, originaria della provincia di Treviso. Viene portato il suo Risolatte con cremoso e crumble ai piselli, spugna e gelato – compreso nel menù degustazione 7 portate, 20 euro se alla carta. È un dolce costruito su più livelli: il risolatte richiama una memoria domestica, mentre il crumble di piselli e la spugna vegetale introducono un contrasto inaspettato.

La proposta dolce dell’hotel viene curata tutta dalla pastry chef Chiara Abate. Il suo approccio è tecnico ma essenziale: predilige dolci a base vegetale, bilanciati, con una dolcezza mai eccessiva.

Anche la piccola pasticceria è molto valida: madeleine alla vaniglia, tartufo al cioccolato fondente, cioccolatino inserto di fragola, gelatina di frutta (ciliegia e frutto della passione), mousse all’arancia.

In camera veniamo accolti dai suoi cioccolatini come quello con tiramisù al tartufo e quello al mango (squisito). Proviamo anche per merenda una mousse al limone abbinata a namelaka al sedano, limone candito e gelato all’avocado, sedano e limone (20 euro, menù alla carta di Aromi), che gioca su acidità e componenti aromatiche insolite; una crema inglese al popcorn, servita con panna cotta al latte bruciato, caramello al mais e gelato al popcorn (20 euro menù alla carta), che lavora sul contrasto tra tostatura e cremosità; infine, una targhetta composta da panna cotta e mousse ai frutti di bosco, che unisce precisione formale e freschezza.

La linea di pasticceria si integra con coerenza al linguaggio del ristorante: sperimentazione controllata, equilibrio tra sapori, attenzione alla materia prima.

Riepilogo Menu Degustazione di Pesce ideato per l’occasione dall’Executive Chef Ivan Fargnoli

Primo antipasto: Funghi, spuma di patate e tartufo

Ferrari Maximum Rosé DOC – Lunelli – Trentino Alto Adige

Secondo antipasto: Animelle, pepe di Sichuan, puntarelle e panna acida

(ho sostituito con Tartare di fassona)

Ferrari Maximum Rosé DOC – Lunelli – Trentino Alto Adige

Primo piatto: Risotto ai carciofi e Cynar

Gewürztraminer DOC 2023 – Elena Walch – Trentino Alto Adige

Secondo di pesce: Branzino alla Wellington, funghi, spinaci e salsa al sesamo

Chardonnay Grafin de la Tour DOC 2019 – Villa Russiz – Friuli Venezia Giulia

Sorbetto: Sorbetto al mangostano

Secondo di carne: Controfiletto d’agnello, patata fondente, asparago e tartufo

Bell’Aja DOC 2020 – Bolgheri San Felice – Toscana

Dessert: Risolatte, cremoso e crumble ai piselli, spugna e gelato

Allo Skyline Rooftop Bar con Valentina Mircea

La drink list porta la firma di Valentina Mircea, bar manager e stella nascente del panorama mixologist internazionale. Valentina, con il supporto del suo team a cui si sente legata come a una famiglia, ha ideato una carta ispirata alle sfumature del cielo veneziano e alle emozioni che suscita: ogni creazione rappresenta un momento della giornata.

Si apre con le note gentili di Blushing Dawn (23 euro), tributo all’aurora, che combina dolcezza e vivacità. Ingredienti: Vodka Absolut Elyx – sciroppo alla vaniglia e fava tonka – succo di frutto della passione – purea di frutto della passione – spuma al frutto della passione.

Segue Crimson Flame (23 euro), che sprigiona la forza ipnotica del tramonto: intenso come il cielo che si tinge di rosso all’imbrunire. Gli ingredienti sono: Rum Havana 3 & 7 – Passoa – succo d’arancia, sciroppo al peperone, succo di lime.

Venetian Lagoon (23) richiama invece la freschezza impalpabile delle prime ore del giorno, quando la città è ancora immersa nel silenzio: Gin dei Sospiri – Noilly Prat – Luxardo Bitter Bianco – Lillet Blanc – salamoia e infuso di cavolo viola – oliva Kalamata.

Infine, Umami Clouds (23 euro) avvolge come la bruma del mattino sulla laguna, con l’umidità e il vapore che si alza dai canali: Tequila Altos Reposado all’olio di oliva – Cointreau – cordiale al pomodoro. Succo di lime – decorato con pomodoro e tortillas.
Valentina Mircea propone poi una masterclass base sulla mixologist “Skyline| Mix, Shake, Stir” in cui si creano tre cocktail essenziali per lo Skyline: Negroni, Stucky Fizz (con lo Stucky Gin e sciroppo di Camomilla) ed Espresso Martini. Il costo è di 45 euro a persona (per un gruppo di 6) e si tiene ogni sabato.

La Giudecca da scoprire: la Fabrica Fortuny

Accanto al Molino Hilton Stucky si può incontrare il complesso della Fabbrica Fortuny, l’ultima industria ancora attiva a La Giudecca. Gian Carlo Stucky era molto amico di Mariano Fortuny, per tale ragione gli concesse il terreno per edificare la propria fabbrica dove presero vita i famosi tessuti con 90 diversi pattern e 300 diversi colori. Ancora si conserva il segreto – mantenuto dagli operai che vi lavorano – dei telai e macchine costruite dallo stilista. In occasione della Biennale Architettura 2025, all’interno del villino bianco restaurato da Vietti, è stata lanciata la nuova collezione di tessuti Armonia creata in collaborazione con l’Interior Designer Chahan Minassian.

Il laboratorio artigianale Crea e il Giardino del Redentore

A pochi passi dalla struttura si incontra invece il laboratorio artigianale Crea dove ancora si producono in maniera attenta e raffinata le gondole veneziane. Inoltre, consigliamo una visita all’Orto Giardino del Redentore. Completamente rinnovato, apre per la prima volta al pubblico il 26 ottobre 2024 il Giardino del Redentore. Il biglietto costa 12 euro ma i veneziani possono acquistare la membership a 30 euro annui godendosi la pace di questo “hortus conclusus” fuori dalle rotte turistiche.

 

Very Food Confidential.

 

Giorgia Basili
Giorgia Basili
Storica dell'arte e scrittrice. Collaboro da molti anni con riviste di settore come Artribune, XIBT Contemporary, Insideart ed Espoarte, prediligendo l'arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Mi sono occupata della pagina d’arte del cartaceo di TPI - The Post Internazionale. Le mie collaborazioni come freelance includono: Exibart, ArtsLife, Sole24 Ore Cultura e Avvenire. Sto approfondendo le relazioni tra mondo dell’arte ed enogastronomia, avvicinandomi anche al settore Travel con focus artistico-culturale, mettendo in luce in particolare le contaminazioni tra architettura, design e arte visiva. Scrivo di enogastronomia per blog e magazine come Scatti di Gusto, Puntarella Rossa, ManInTown.

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