LATTE FIENO: il design di una filiera

L’Italia è divisa in circa 8000 comuni, la popolazione però vive tutta in pianura, nonostante la pianura rappresenti solo un quarto del nostro territorio.

Secondo l’ISTAT in pianura infatti vive quasi la metà della popolazione italiana (il 48,9%), mentre quattro persone su dieci vivono in collina (il 38,9%) e solo poco più di una su dieci (il 12,2%) nelle zone montane. Una persona su tre in Italia vive in una città molto urbanizzata, una persona su quattro in campagna. Per molte ragioni l’Appennino e le Alpi si stanno dunque spopolando lentamente ma in modo continuo e molte produzioni agricole sono ridotte poiché non reggono la concorrenza della pianura.

La concorrenza principale è quella che si manifesta in termini di resa per ettaro e per il costo delle ore lavoro. In filiere agricole in cui i margini di profitto sul raccolto sono infinitesimali, perché il prodotto finale deve costare molto poco, la resa è sostanzialmente tutto. Il risultato? Un pianura affollata e inquinata, città sovrappopolate e luoghi incantevoli in montagna completamente abbandonati.

Lo studio internazionale Design Group Italia, in partnership con Presso, sta organizzando una serie di eventi per la Design Week 2019 (Milano, 9-14 aprile) dal titolo DFood, (per i quali Food Confidential è media partner), sui temi della produzione, del commercio e del consumo di cibo. Tra questi si parlerà anche del marchio “Latte Fieno” che può inserirsi come una delle attività ad impatto positivo sulla montagna, sia in termini economici sia ambientali e per questo vale la pena rifletterci sopra.

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Il Latte Fieno è un marchio riconosciuto dall’Unione Europea dal 2016. Si può applicare solo al latte ottenuto da mucche alimentate con l’erba fresca dei pascoli in estate e con il fieno in inverno. Poco altro: quantità limitate di cereali, di erba medica e altre leguminose. Si escludono rigorosamente gli insilati (foraggio fermentato), con cui oggigiorno si alimenta la quasi totalità delle mucche da latte negli allevamenti intensivi. Ovviamente, no OGM. Com’è facile immaginare, la montagna è il contesto ideale per la produzione di questo latte.

Un aspetto chiave del latte fieno è che ha un gusto intenso, inconfondibile, buono e ricco,
che varia a seconda delle stagioni e dei fiori dei pascoli e che può diventare per chi lo beve il segno concreto della sua migliore qualità nutrizionale ed etica.

Questo può aiutare il consumatore, in maniera inequivocabile, ad essere disposto a pagare un prezzo più alto per un prodotto migliore.

Perché il Latte Fieno si può considerare un progetto di Food Design? Perché la tipologia di marchio si presta ad essere replicata, quindi con tutte le caratteristiche della funzionalità del progetto, ad altre produzioni agroalimentari legate anche all’allevamento e può rappresentare una best practice da imitare.

In quali altre categorie di prodotto si potrebbe replicare la strategia di filiera del Latte Fieno? Si potrebbe ipotizzare in Italia qualcosa di simile a quello che accade in Spagna per esempio, per la certificazione del bellota, per la carne di maiali allevati allo stato brado nei boschi. Il bello di questo tipo di certificazioni è che non sono legate a uno specifico luogo di origine, come, ad esempio, la lenticchia di Onano o il carciofo violetto di Sant’Erasmo, ma a condizioni ambientali che si ritrovano lungo tutta la dorsale appenninica e l’arco alpino e a pratiche che si possono attuare ovunque. Quindi se ne possono avvantaggiare molte più comunità e territori montani, anche in assenza di una IGP o di una DOP.

Di tutto questo si parlerà giovedì 4 aprile a Milano presso Fabbrica del Vapore, nello spazio Messina, messo a disposizione dal Comune di Milano che patrocina la manifestazione DFood, in Via Giulio Cesare Procaccini, 4.

Con l’evento Latte Fieno: il design di una filiera, Dfood di distretto del Food Design, vuole promuovere l’idea di latte fieno e ragionare su questi temi assieme ad aziende, progettisti e agitatori culturali e colturali che ci stanno lavorando.

“Alla Design Week si parla di innovazione” rispondono Federico Casotto e Claudio Garosci, ideatori di DFood, “e il progetto di filiera del Latte Fieno è, in questo momento storico, una delle innovazioni più interessanti nel settore caseario. Non tanto perché contenga in sé alcunché di tecnicamente o esteticamente nuovo, ma perché rappresenta una risposta molto efficace ad alcune domande pressanti che vengono dalle società più evolute: richieste di salubrità del cibo, di ripopolamento delle aree montane, di rispetto del lavoro degli allevatori, dell’ambiente e degli animali. Un’occasione per mettere in discussione anche la nozione stessa di innovazione. È significativo, a questo proposito, che per riferirsi agli allevamenti industriali tecnicamente avanzati si parli a volte di allevamenti tradizionali, normali, convenzionali, implicando che gli altri allevamenti, quelli in cui si fanno pascolare le mucche sui prati come natura vuole, sono invece innovativi, anormali, non convenzionali.”

L’evento è aperto al pubblico su prenotazione ed è realizzato in collaborazione con le aziende:

Azienda Agricola Lama Grande, da Monzuno (BO)
Cascina Isola Maria, da Milano, Parco Agricolo Sud
Ruminantia

Interverranno all’evento:

• Alessandra Pesce, Sottosegretario delle Politiche agricole alimentari e forestali

• Lucio Cavazzoni, già presidente di Alce Nero, cofondatore del gruppo Goodland

• Luca De Biase, Editor in Chief della rivista Nova del Sole 24 ore

• Lorenzo Berlendis, Consigliere nazionale Slow Food Italia

• Alessandro Fantini, dottore Veterinario, specializzato in Dairy Production Medicine e
Direttore della rivista Ruminantia

• Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF (Compassion in World Farming) Italia Onlus

• Giuseppe Torluccio, Prof. Banca e Finanza all’Università di Bologna e vicepresidente
di Grameen Italia Foundation

• Alessandro Sensidoni, Professore di Scienza e Tecnologia Alimentare all’Università di
Udine

• Lino e Camilla Lago, Fattoria Lama Grande, produttore di formaggio da latte da fieno
dell’Appennino Bolognese

• Dario Olivero e Renata Lovati, Cascina Isola Maria, Azienda Agricola Biologica nel
Parco Sud Milano

• Federico Casotto, Design Group Italia

Nerina Di Nunzio
Nerina Di Nunzio
Insegna all'Università di Tor Vergata nel Master di Secondo Livello "Nutrizione Sostenibile" Comunicazione Biomedica, ha tenuto per anni la cattedra di "Food and Beverage Industry" in inglese all'UNINT, insegna alla Coldiretti per Campagna Amica ed è Specialista di Alta qualificazione all'Università Roma Tre per il "Corso Scienze e Culture Enogastronomiche" nel Dipartimento di Scienze. Ha diretto per tre anni IED Roma (Istituto Europeo di Design) e si occupa di Food Design da 11 anni. E’ un avvocato pentito, esperta di marketing digitale e comunicazione. Ha lavorato in Tim nel CRM e in Poste Italiane alla Direzione Marketing di Banco Posta e per 7 anni è stata Direttore Marketing e Comunicazione di "Gambero Rosso Holding" e del "Master in Giornalismo Eno-Gastronomico" di Stefano Bonilli. Ha fondato l'agenzia di PR e Media Relations “Food Confidential” e ha diretto la scuola di cucina e gli eventi della rivista “La Cucina Italiana” del gruppo Condè Nast a Milano. Autrice e conduttrice TV, Mental Coach e Istruttore di protocolli Mindfulness si occupa di crescita personale. Ha fondato la società di formazione e retreat Mindful Confidential - I segreti della consapevolezza. Ha scritto un libro sui prodotti biologici e ha un figlio che vuole salvare il pianeta dall'inquinamento.

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