Girare il Paese alla ricerca del Gin (sopratutto artigianale) significa per noi scoprire nuove e vecchie (antiche) realtà imprenditoriali e produzioni particolari che stanno alzando il livello dei distillati italiani.
Questa settimana abbiamo superato il Gran Sasso e siamo arrivati nel cuore dell’Abruzzo alla scoperta del J7, il Gin prodotto dalla distilleria Jannamico e figli che mette in bottiglia l’essenza della Majella.
Le cose buone hanno radici e storie profonde. Lo diciamo spesso e forse abbiamo anche annoiato chi ci legge, ma crediamo fortemente nell’identità locale e in questo caso andiamo alla scoperta di una distilleria nata nel lontano 1888 in Val Di Sangro, quando era ancora un ristorante con stazione di posta, un luogo di forte passaggio quindi, che vedeva tra i suoi clienti e avventori anche dei monaci dalle profonde conoscenze liquoristiche. Grazie a quelle conoscenze nacque il primissimo Punch Abruzzese – capofila dei liquori prodotti dalla distilleria. L’idea funzionò molto bene e da li a poco la distilleria cominciò a crescere progressivamente e si spostò in quella che poi rimarrà l’attuale sede.
Il Gin. Facciamo un salto nel tempo e arriviamo ai giorni nostri, quando tutta la conoscenza e l’arte di distillare liquori viene messa a frutto… ops… in infusione, in quello che diventerà il J7. Un antico alambicco in rame e la voglia di utilizzare quelle botaniche, quelle erbe e quelle atmosfere tipiche della costa dei trabocchi, un luogo di mare che ha una sua particolare magia e storia (se non ci siete mai stati vi siete persi qualcosa) ma anche e sopratutto della zona montuosa della Majella, che ovviamente la fa da padrone nella scelta delle erbe.
Botaniche, naso e olfatto. Qui invece è dove raggruppiamo tutte le cose belle e buone che ci interessano del nostro Gin. Anzi… dei nostri due gin. Il primo composto da Ginepro – Genziana – Timo – Pino mugo – Sambuco – Ireos – Coriandolo con i sapori (sette) dei monti della Majella appunto. Mentre il secondo prende le botaniche dall’Elicriso al Cisto e al Ginepro, ma anche il Cetrangolo, il Finochietto marino, l’Arancia dell’Associazione Agrumi della Costa dei Trabocchi e la Salvia. Le avete contate? Sono sette. J7. Tutto sembra confluire con attenzione in distillazione.
Al naso entrambi sono freschi e fanno sentire bene le loro caratteristiche, si sente bene il ginepro e quel lato balsamico dato dalle erbe montane, mentre per gli agrumi (forse errore mio) nel secondo J7 non si sentono particolarmente al naso. Al palato li ho trovati abbastanza rotondi e tutto sommato piacevoli e perfetti per la distillazione, forse meno per una bevuta in purezza, ma ovviamente parliamo di gusto.
Packaging. Tutto sommato entrambe le bottiglie sono abbastanza classiche e senza troppi fronzoli, pulite, essenziali e minimal senza un design troppo accurato. Sicuramente si può fare di più e abbiamo visto di meglio, ma anche di peggio.
Very Gin Confidential. Very Food Confidential.






















