DIECI PICCOLI COCKTAIL: Manny Calavera

La cultura messicana è ricca di culti e di figure misteriose, La Santa Muerte, è sicuramente quello uno dei più conosciuti, ma… avete mai sentito parlare degli Alebrije?

L’Alebrije è un animale totemico, figura tipica del folclore messicano, che incarna uno spirito-guida, una sorta di angelo custode o demone benevolo che assiste la vita di una persona, portandone inscritto il destino.

Gli Alebrijes hanno dato vita a un’arte fiorente che li raffigura anche in forme di animali fantastici, con tecniche di cartapesta, dai colori molto vivaci. Si racconta che nel 1936 l’artista messicano Pedro Linares Lopez, affetto da una grave malattia e in preda al delirio, abbia sognato queste figure mitologiche, dei mostri con fattezze animali dai colori sgargianti.

Presto divennero figure tipiche del folclore messicano, appresentano uno spirito guida, un “demone” traghettatore per l’aldilà e custode del destino degli uomini.

Da questa leggenda nasce il drink MANNY CALAVERA che porta il nome di un’altro famoso accompagnatore nel viaggio nell’aldilà del celebre videogioco Grim Fandango, cosa c’è all’interno? Mezcal TIER (mostro) un distillato che rappresenta a pieno la cultura messicana con i suoi metodi di produzione ancestrali e che pensate un po’ ha proprio gli Alebrije riportati in etichetta.

MANNY CALAVERA 

  • 2,5 cl succo di lime

  • 1,5 cl sciroppo di agave

  • 3,5 cl Tequila Viviana

  • 2,5 cl Mezcal TIER ensamble

  • 2 dash secret bitter

  • Tabasco

  • Germogli di menta

Very Cocktail Confidential. Very Food Confidential.

 

Paolo Campanahttp://www.facebook.com/GiroVedoGenteMangiocose
Nasco grafico, disegnatore e a volte fumettista. Ho fame. Ho fame e sono curioso di capire e scoprire la storia che si nasconde dietro ogni singolo piatto, cocktail, vino o birra. Affascinato dalla rete e dalle sue dinamiche, ho aperto un blog tredici anni fa quando non era una moda, ho scritto di tutto, dal design alla grafica, dall’arte al disegno, dalla fotografia al food (ovviamente) ma ho mantenuto sempre alta la passione per la creatività, quella sana e vera. Quella che con il tempo e le numerose collaborazioni ho trovato nel piatto. L’ho già detto che ho fame?

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