BARBAGLIA. Il VINO ai piedi del Monte Rosa

Entrando nel locale la notai subito. Era piccola, elegante, occhietti vispi ed emanava quella dolcezza tipica di chi è in stato interessante. “Ciao Sono Silvia! Piacere” si presentò così, una mano verso la mia e l’altra che accarezzava il pancione. Questo fu il nostro primo incontro.

Era inverno, ed era più di 4 anni fa, degli amici m’invitarono ad una degustazione. “Vieni Fab , ti facciamo assaggiare un nebbiolo un po’ diverso… “

M’incuriosirono. Che intendevano con “un po’ diverso?” Ero stata nella Langhe e per me il Nebbiolo era il vitigno, Re indiscusso, di quella precisa area geografica che comprendeva Barolo, Barbaresco, principalmente, e poi, Gattinara e Ghemme.

Quella sera ho scoperto, invece, grazie all’entusiasmo di Silvia, che esisteva anche un Alto Piemonte, area incastonata tra le province di Biella, Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola con le sue storiche denominazioni di origine: due DOCG (Gattinara e Ghemme a me già note) e otto DOC (Boca, Bramaterra, Colline Novaresi, Coste della Sesia, Fara, Lessona, Sizzano e Valli Ossolane che, ingiustamente avevo sottovalutato).

Silvia Barbaglia, courtesy Barbaglia

Silvia, con uno sguardo deciso e con il tipico tono di voce di chi infonde fiducia dalle prime due sillabe, prima ancora di farci assaggiare i suoi vini, fece una descrizione rapida della sua terra.

“Questa terra, dove si coltiva il nebbiolo, uno dei grandi vitigni mondiali, ha caratteristiche uniche che derivano dalla combinazione di un microclima particolare, grazie al Monte Rosa che protegge il territorio dai venti freddi del Nord donando al tempo stesso frescura notturna durante le calde stagioni estive, e da una ricchezza dei suoli davvero unica. Terreno che in soli 35 km passa fra essere sabbioso (Lessona), vulcanico (Bramaterra, Gattinara, Boca) e alluvionale glaciale molto antico (Ghemme, Sizzano e Fara).
Un patchwork geologico dove le morene, le sabbie e i porfidi dell’Alto Piemonte garantiscono al terreno molti acidi e, di conseguenza, vini dalle strutture complesse e molto minerali.”

L’ascoltavo incantata. M’immaginavo gli scenari. Pensavo che tipo di emozione mi avrebbe trasmesso il suo vino. Percepivo quest’energia in lei, che partiva dai suoi piedi e risaliva fin su la radice dei capelli ed ero quasi certa di ritrovare questa forza in quello che avrei degustato durante la serata.

Una donna in gravidanza che, invece di starsene seduta su una poltrona di fronte ad un fuoco a godersi una maternità imminente, stava davanti ad un gruppo di curiosi per provare a presentargli la sua Vita.

Capivo che la mia visione di maternità andava ridimensionata. Per lei il concetto di Vita e Terra crescevano all’unisono. Lei era Vita!

Il terreno, courtesy Barbaglia

Mario, il nonno di Silvia, fondò l’azienda nel 1946. Iniziò a girare con i suoi vini per la Valsesia fino ad arrivare a Milano con l’intento di far conoscere il suo territori. Oggi Silvia, mamma di due bellissimi bimbi, Luca e Margherita, segue l’esempio del papà e con la sua macchina se ne va in giro a fare consegne ed organizzare degustazioni e dove non arriva con l’auto prende l’aereo arrivando ad affrontare anche il Nuovo Continente dove sta riscuotendo un bel successo.

L’azienda Barbaglia si estende per circa 3 ettari di vigneto composto da nebbiolo, vespolina, croatina, uva rara ed erbaluce greco novarese, quest’ultimo è un bianco molto interessante, caratterizzato da una bella  mineralità che deriva proprio dalle terra composta da porfido rosa e che determina, in realtà, il carattere di tutti i suoi vini.

Silvia negli ultimi anni si sta impegnando anche nella ristrutturazione della “Cascina del Buonumore” proprio in mezzo alle sue vigne. Un posto magico dove ho lasciato un pezzetto di cuore.

Ed ora parliamo del suo Boca.

Il Boca secondo disciplinare è prodotto attraverso l’assemblaggio di nebbiolo (70% al 90%) assieme a vespolina e uva rara (da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%).
Quella sera assaggiai le annate: 2007, 2008, 2009 e 2010.

Eleganza, mineralità, note speziate e calde, tannini fini ed un frutto croccante.

Queste le caratteristiche comuni dei vini assaggiati con delle differenze ovvie a seconda dell’annata e dell’andamento stagionale. I vini di Silvia regalano al palato diverse sensazioni che con il maturare de tempo si amplificano e definiscono meglio.
Quelli più giovani assomigliano ai suoi colori nordici: freschi, dritti, puliti decisi con un bel finale scalpitante.

Il tempo e l’affinamento poi tirano fuori tutte le altre caratteristiche comuni al suo carattere: avvolgente, caldo, il “Rotundone” (principale aroma del pepe nero) si manifesta nella sua completezza, dando quella sensazione di intimità e tepore che rispecchia in pieno la passione con la quale Silvia parla della sua Terra.

Boca Barbaglia, courtesy Barbaglia

Andate alla scoperta di questo territorio e avrete modo di godere, come me, di un panorama stupendo e di una realtà vitivinicola dell’alto Piemonte che ancora, per fortuna, non ha visto l’invasione di vigne in ogni dove. Zone boschive e montagne sono lo scenario principale.

Vigne e Amore poi completano il quadro.

Fabiana Gargioli
Amo viaggiare, fotografare, ascoltare musica e degustare buon vino. Sono sommelier professionista Ais dal 2006, cerco sempre di tenermi aggiornata nella mia professione. Sono responsabile di sala e degli acquisti della cantina di Armando Al Pantheon, il ristorante fondato da mio nonno nel 1961, dove lavoro da 16 anni con mio padre e mio zio. Studio con particolare interesse i vitigni autoctoni italiani per i quali nutro una profonda passione inferiore solo a quella per mio figlio Adriano.

Articoli Correlati