TRAVEL CONFIDENTIAL: Parigi, tra creatività e sostenibilità

Capitale della moda, dell’amore, della gastronomia, della cultura: oggi Parigi diventa anche capitale della creatività. Declinata in alberghi, in start up e nella trasformazione di antichi mercati in destinazioni turistiche.

Chi vive a Parigi lo sa: questa città non riposa sugli allori, non si accontenta di essere fra le più visitate al mondo, né del ruolo che ha nell’immaginario collettivo. Basta passeggiare per la città per rendersi conto di come il progetto del Grand Paris sia ormai in dirittura d’arrivo e come le Olimpiadi 2024 siano (quasi) una realtà. La scena urbana è sempre più declinata nel verde delle aiuole che spuntano ovunque, nelle piste ciclabili che ormai disegnano la viabilità, negli spazi all’aperto che in qualunque stagione – ma in primavera soprattutto – accolgono lettori, comitive, turisti, innamorati, adepti del rito incrollabile del pic nic, ovunque sia.

L’albergo, un concetto in evoluzione

Il fermento continua all’interno degli edifici recuperati e trasformati in contenitori urbani, restituiti alle persone o diventati incubatori di idee, di creatività. O anche alberghi di lusso, come è successo al grande edificio che una volta ospitava la Poste de Paris e che oggi accoglie l’hotel Madame Rêve. Oltre il piccolo ingresso, volutamente anonimo per non incidere sulla facciata, non si nasconde uno speakeasy ma la reception a ridosso del mosaico sul pavimento con la data di costruzione, 1888. Più avanti, il caffè ristorante è la prima sorpresa: soffitti vertiginosi, lampadari immensi, tessuti in 15 sfumature che si armonizzano con il legno e con le tinte miele dei marmi. Per fare un balzo avanti di due secoli basta prendere l’ascensore che porta alle camere, ricavate dietro la vetrata gigante e affacciate sul cortile interno. Guardano all’esterno, invece, le vetrate spioventi del ristorante Plume: dai tavoli sembra di sfiorare la facciata della chiesa St. Eustache, sullo sfondo di tetti à la Mansart.

Le icone di Parigi sono l’eccezionale bonus della penthouse del Bulgari Hotel Paris, aperto nel Triangolo d’Oro del lusso e della moda a ridosso degli Champs Elysées. Questa spettacolare oasi di 1000 metri quadri distribuiti fra gli spazi interni e il roof garden mozzafiato, corona l’edificio sull’avenue George V trasformato da Antonio Citterio e Patricia Viel in uno scrigno di eccellenze italiane. Marmi, sete, tessuti e legno di eucalipto, gli stessi elementi che connotano lo stile degli hotel Bulgari nel mondo, incorniciano opere d’arte, mobili di design e pezzi esclusivi realizzati dai migliori artigiani italiani che dialogano perfettamente con il contesto ospite. L’hotel diventa una sorta di ponte tra due universi della creatività – Roma e Parigi – spesso in competizione negli ambiti della moda, dell’arte, della cucina, del lusso ma che in queste sale e nel giardino segreto sembrano aver trovato “la chiave per siglare un armistizio”, come hanno dichiarato Citterio e Viel. Che si rinsalda nelle proposte gastronomiche dello chef Niko Romito, le cui creazioni vengono servite in piatti Richard Ginori e in bicchieri di vetro di Murano.

Tutt’altro stile e con una vista davvero inconsueta, caratterizzano Mob House, nato con un concetto piuttosto originale. Questo albergo, pensato come una casa comune e aperto il 18 gennaio 2022, è il risultato dell’idea di trasformare un luogo in un posto di lavoro. E di farlo secondo i principi dell’ecologia sociale. Insomma, se negli ultimi tempi abbiamo imparato che si può scegliere di viaggiare anche senza fare turismo, e che lo smartworking può diventare un’occasione per conoscere il territorio, allora la scommessa di tre ideatori (uno dei quali è Philippe Starck) è vinta. Le 100 camere, progettate per soggiorni lunghi, assomigliano a miniappartamenti con tre spazi in uno: ci si può dormire, prepararsi un pasto, ricevere gli ospiti. O i colleghi di lavoro per una riunione privata attorno al tavolo di legno. Tutte realizzate con materiali grezzi, ciascuna arredata in maniera essenziale ma accogliente, con libri e spunti di lettura ovunque. Al piano terra, una brasserie biologica (si chiama Feuille de Chou e utilizza solo materie prime di produzione responsabile) dove si può mangiare anche attorno alla grande table d’hôte conviviale, una sala per lo sport e una per la conversazione. Niente televisore ma libri ovunque, anche nel grande giardino con piante e orto e una piscina all’aperto.

Fuori, i mattoni rossi della facciata fanno pensare a un edificio londinese. O newyorkese. Invece no, attorno al MOB c’è il Mercato delle Pulci di Saint Ouen, che durante la settimana si svuota delle folle per popolarsi di intenditori e di persone a caccia di oggetti particolari. Dal martedì al venerdì è anche più facile partecipare alle visite guidate e scoprire le storie del mercato, che in realtà è fatto di spazi distinti, ciascuno con la propria identità.

Il fantastico mondo del mercato (delle Pulci)

Le “Pulci” – il più grande mercato del suo genere al mondo – è un universo di 2000 commercianti e di 5 milioni di visitatori.La sua storia è legata alla crescita di Parigi che nel XIX supera i viali progettati dal Barone Haussmann spingendo persone e mercati verso i sobborghi esterni come Saint Ouen dove nel 1870 nasce l’embrione di quello che poi sarà il Mercato delle Pulci. I primi chiffoniers si stabilirono con carretti e bancarelle improvvisate sul terreno di Malassis, che oggi dà il nome a uno dei mercati più noti. Anonimo all’esterno, dentro ricorda un caravanserraglio su due piani: in basso le botteghe, in alto i laboratori come quello di Louise Noart, un’artista che in un piccolo spazio utilizza argilla e materiali trovati nella natura per produrre oggetti in ceramica, anche smaltati con cenere di legno, venduti nei negozi della capitale.  Per il Marché Vernaison, nel 1920 vennero utilizzate per la prima volta delle strutture prefabbricate, spostate qui da Parigi. È un piccolo labirinto di una decina di vicoli che gli appassionati di brocante conoscono come le proprie tasche. I 3000 metri quadrati del Marché Dauphine si sviluppano su due piani attorno a un cortile centrale dove è parcheggiata una sorta di navicella spaziale color arancione. È un ottimo biglietto da visita: Dauphine è noto per essere il mercato con la più grande diversificazione commerciale. Ci sono gli oggetti in papier machédi Charlotte, i coloratissimi memorabilia (tutti originali) di American Vintage, i pezzi originali che Aeroart recupera da aerei di ogni tipo (ci sono anche sedili del Concorde!). C’è poi Leyla Hai, conosciuta in tutto il mondo come una delle massime conoscitrici di tessuti: nella sua Galerie ci sono stoffe di ogni tipo, dagli esemplari che riproducono tessuti archeologici alle passamanerie d’epoca, agli abiti di scena. Facile incontrare designers, architetti, artisti, personaggi del mondo cinematografico, oltre a collezionisti.

Senza affollamento, si riesce a vedere meglio il tappeto rosso del Marché Biron, che ha fatto da set per alcune scene della serie Lupin, con Omar Sy. Ma la sua storia inizia un secolo fa, quando cominciarono a riunirsi qui i commercianti di mobili in stile Napoleone III e Luigi XV. Il mercato più grande ha due nomi e due volti. Dentro, si chiama Serpette, fuori, Paul Bert. Insieme riuniscono merci varie che vanno dall’antichità al XX secolo da ammirare passeggiando fra strutture colorate che ricordano un villaggio.

In questo universo di mercanzie di ogni tipo, la specializzazione si accompagna a un’organizzazione stupefacente. Perché nel microcosmo delle Pulci si muovono anche professionisti degli imballaggi, dei trasporti e delle spedizioni.  Un patrimonio che commercianti e amministratori (a St. Ouen c’è persino l’assessore alle Pulci!) cercano di difendere dall’avidità immobiliare puntando al riconoscimento ufficiale di sito turistico.

La moda (davvero) alternativa

Punto primo: rivalutare quartieri periferici. Punto secondo: recuperare strutture e restituirle alle persone. Sono gli obiettivi che accomunano due progetti innovativi, uno nel XIX e l’altro nel X arrondissement. Il primo porta nel nome il tributo al luogo: le19M. Realizzato dall’architetto Rudy Ricciotti, riunisce sotto lo stesso tetto circa 600 artigiani ed esperti della moda e le loro 11 maison d’art il cui savoir faire avrebbe rischiato di andare perso. Per proteggere questo straordinario patrimonio francese, a queste piccole aziende di altissima specializzazione, assorbite nella galassia Chanel ma totalmente indipendenti, è stato dato uno spazio in cui lavorare al servizio dei più grandi nomi della moda e del lusso. Negli ateliers luminosissimi, si lavorano materiali di ogni tipo, mentre si creano sinergie e collaborazioni.

Un po’ quello che è successo anche a La Caserne. Questa ex caserma dei pompieri, la più antica di Parigi, è diventata il più grande acceleratore europeo della transizione ecologica e sociale per la filiera del lusso e della moda. Un progetto nato nel 2018 da un’idea di Maeva Bessis, direttrice generale e che oggi conta artisti residenti che lavorano a idee di moda sostenibile e alternativa. E ai quali La Caserne consente di accedere a una serie di strumenti che consentono alle start up di poter avviare i loro progetti. Al piano terra, Exception è il concept store dedicato agli stilisti impegnati nell’etica del sostenibile e realizzati sul posto. Ai piani superiori, invece, si lavora alle creazioni in linea con l’ambiente. Come fanno i ragazzi di MoEa che producono sneakers vegane realizzate con resti di frutta e verdura. E mentre nel cortile si rincorrono i ragazzini del quartiere che finalmente hanno uno spazio in più dove giocare al riparo dalle auto, i tavoli di Ora cominciano a prepararsi per la cena. Una cena 100% vegetariana e servita in un ambiente cool, illuminato dalle candele (fatte di cera riciclata e olio di cottura). Niente piatti: tutto viene servito direttamente sui fogli di carta utilizzati come tovaglie per ricoprire i tavoli. E la distribuzione del cibo segue un rituale tutto da filmare, mentre la musica impazza e la sala si riempie.

Gli indirizzi

  • Madame Rêve, 48 Rue du Louvre, www.madamereve.com
  • Bulgari Hotel Paris, 30 Av. George V, www.bulgarihotels.com/paris
  • MOB House, 70 Rue des Rosiers, Saint-Ouen, www.mobhouse.com
  • Le19M, 2 place Skanderbegwww.le19m.fr
  • La Caserne, 12 rue Philippe De Girard, www.lacaserneparis.com

Informazioni

www.parisinfo.com

www.it.france.fr/it

 

Very Travel Confidential. Very Food Confidential.

 

Carla Diamanti
Carla Diamantihttp://www.thetraveldesigner.it/
Viaggiatrice e giornalista, trasforma i luoghi in guide, reportage e itinerari fuori dal comune. Da oltre trent’anni collabora con riviste nazionali, editori, tour operator, centri di formazione e università, radio e televisione. Esprit nomade, ha spostato valigie e residenza da Roma agli Stati Uniti, in Medio Oriente, Haiti e in giro per l’Europa. Da 15 anni vive a Parigi, che esplora in lungo e in largo e di cui scrive. Ha creato il concept di viaggio The TRAVEL Designer.

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