Suppershare e Slow Food per 10mila orti in Africa

[dropcap size=small]S[/dropcap]uppershare è una piattaforma di social eating, promossa dall’associazione di Carlo Petrini, che ritiene il cibo cultura e condivisione. Per chi fosse a digiuno di sharing economy iniziamo con lo spiegare che Suppershare letteralmente si traduce in “cena condivisa” ed è proprio questo il senso del suo essere.

Come nasce Suppershare

Procediamo con ordine. Mentre Suppershare vedeva luce nella bella San Francisco dalle menti italiane di Roberto Scaccia e Nicola Lioce, due italiani residenti nella città californiana, presso l’Università di Pollenzo (Cuneo) – nata e promossa da Slow Food – gli studenti Valerio Leo e Alessandro Grampa invece pensavano di creare una piattaforma di social eating, ossia una piazza virtuale dove gli amanti del buon cibo aprissero le porte delle loro cucine a degli ospiti altrettanto appassionati di food.

Il meccanismo che immaginavano era quindi molto semplice. Chi avrebbe ospitato si sarebbe chiamato Host e chi avrebbe partecipato Guest. Gli Host avrebbero creato degli eventi quindi cene, pranzi, lezioni di cucina e tutto quello che può essere legato al cibo, stabilendo un numero di partecipanti e i Guest avrebbero potuto decidere di partecipare all’evento loro preferito, iscrivendosi e pagando una quota stabilita dall’Host come rimborso spese.

Fino a qui il meccanismo è del tutto simile a quello di altre realtà di sharing economy. Qualcuno offre un servizio e qualcun’altro decide di consumarlo, nella formula dell’economia collaborativa.

Suppershare però abbiamo detto che è differente. La sua peculiarità innovativa si può già trovare nel suo percorso da startup, ovvero un percorso inverso: è nata all’estero ed è arrivata in Italia.

Come sono andate le cose? Valerio e Alessandro, dopo aver concepito quest’ idea, avevano la necessità di realizzarla a costi contenuti. La genialità dei due studenti di Pollenzo è stata quella di prendere una piattaforma già esistente e riempirla di contenuti originali. Un’operazione desueta, che ha comunque richiesto un importante sforzo economico da parte dei ragazzi.

La ricerca, che hanno svolto su piattaforme già esistenti, li ha condotti a Suppershare, un’ italiana da riportare a “casa”. Durante questo periodo di ideazione e progettazione un altro socio si è unito al duo: Maurizio Chisu, bocconiano con una seconda laurea conseguita a Shanghai.

La seconda differenza con altre realtà di social eating presenti nel nostro Paese è che Suppershare punta sull’Italia e quindi sulla cultura, la tradizione, la sostenibilità e le piccole aziende.

La terza differenza sta nel fatto che Valerio, Alessandro e Maurizio stanno studiando per Suppershare una serie di features, caratteristiche nuove.

Ed è a tal proposito che noi di Food Confidential siamo felici di regalarvi un’anteprima.

Sostieni il progetto

Si tratta di Sostieni il progetto – Support the project ossia la possibilità di donare un euro da parte dell’Host, per ogni Guest prenotato, a un’organizzazione non-profit.

Il Team di Suppershare selezionerà dei progetti di sviluppo sostenibile e sociale ai quali devolvere il contributo raccolto dalle cene.

Il primo progetto è già realtà: si chiama “10.000 orti in l’Africa” ed è patrocinato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

L’appuntamento per celebrare questo progetto è il 13 febbraio 2015 a Bra. Saranno presenti gli Host già operanti sul territorio e i promotori dell’iniziativa quindi: la Condotta Slow Food dell’Università di Scienze Gastronomiche, l’ASSG e il Gas.

Il meccanismo è quello di creare una lista di charity partners, tutte associazioni non-profit, alla quale l’Host può accedere al momento dell’iscrizione a Suppershare così da selezionare un’associazione amica alla quale devolvere 1 euro del suo menu per ciascun Guest che parteciperà al suo evento.

L’obiettivo è quello di creare un sistema di sostegno per le filiere corte grazie alla partecipazione degli Host e dei Guest al progetto. Del resto chi entra in questo tipo di piattaforma è un soggetto sensibile ai temi della sostenibilità e della condivisione. Da metà febbraio quindi le tavole di Suppershare oltre al cibo condivideranno anche ideali.

E’ anche per questa ragione che i partecipanti sono estranei a quella che è la preoccupazione principale di un neofita nell’avvicinarsi al social eating e che spesso si ritrova domande come: E’ saggio aprire la propria casa a degli estranei? Mi potrò fidare di quello che mangio?

Suppershare prima di accettare le iscrizioni verifica personalmente l’idoneità degli iscritti.

Nel caso degli Host si è controllato che la persona e la cucina corrispondessero a un preciso standard; per quello che concerne i Guest vengono monitorati con foto e ogni tipo d’ informazione necessaria per la loro reperibilità.

Chi usa Suppershare

E’ comunque fondamentale comprendere che chi usa Suppershare è una persona interessata alla condivisione e alla socialità. Idea di fondo del social eating sta in uno scambio tra persone che hanno piacere nel condividere e per questo assicurano trasparenza.

Il costo delle cene lo decide l’Host ma il Guest paga a fine pasto, quindi se ritiene il prezzo troppo alto o non adeguato all’ospitalità e allo “scambio” ricevuto, può decidere di dare un contributo inferiore. Questa è un’ulteriore garanzia per i Guest. D’altra parte l’Host può decidere di segnalare un Guest che si è distinto per un atteggiamento non conforme alla filosofia del social eating.

Suppershare ha in serbo molte altre iniziative, pronte a realizzarsi già nel corso di questo 2015. Tra le aspirazioni dei suoi fondatori c’è quella di diventare una piattaforma internazionale, che varchi i confini dell’Italia e si stabilisca in altri Paesi d’Europa, anche per questo il nome è rimasto quello originale. Un nome che, pur puntando sull’italianità, possa essere compreso da tutti ed aspiri a diventare un neologismo del mangiar bene e insieme.

Del resto lo scrive anche il Times “Il 2015 sarà l’anno della sharing economy”.

Suppershare

13 febbraio 2015 a Bra – prossimamente online i menu dei Suppershare trai quali scegliere

Sito web: www.suppershare.com | Facebook | Twitter

 La redazione di Food Confidential Magazine @FoodConfidentia

 

I fondatori di Suppershare: Alessandro Grampa, Maurizio Chisu, Valerio Leo
I fondatori di Suppershare: Alessandro Grampa, Maurizio Chisu, Valerio Leo

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