Ci sono due cose che mi chiedono gli amici che programmano un viaggio a Parigi: dove mangiare e quali esperienze fare per sentirsi proprio come la gente del posto, cioè come un local.
La risposta l’ha formulata l’ufficio del turismo della città, Paris Je t’aime che dal 2020, per sostenere la ripresa post Covid ha lanciato un evento che sta riscuotendo un successo straordinario.
Si chiama Paris Local e quest’anno si tiene dal 17 al 19 novembre 2023. Due giorni di iniziative totalmente gratuite per vivere Parigi da un punto di vista diverso. Quello delle persone che ci vivono e ci lavorano. A due anni dall’avvio di questo nuovo progetto, i risultati sono la conferma del successo: migliaia di visitatori e un numero di aderenti più che raddoppiato. La cosa non è scontata.
Pensate di essere un artigiano e di avere un piccolo atelier di quelli da cartolina, con ampie vetrate, un tavolo di legno, musica di sottofondo e attrezzi ovunque, magari per realizzare oggetti che finiscono nelle boutiques di tutto il mondo o souvenirs di Parigi eco responsabili prodotti con materiale di scarto, o ancora biglietti da visita e partecipazioni in carte che sono un patchwork di idee e di materiali e che hanno conquistato anche l’alta moda.
Adesso pensate di fermarvi per tre giorni e di aprire le porte a passanti e curiosi per raccontare loro il vostro mestiere e il vostro percorso. Si chiama partecipazione, rinuncia a un po’ del proprio tempo per investire le energie nella condivisione.
Ecco, lo spirito di Paris Local è proprio qui: la condivisione di luoghi e di esperienze di chi Parigi la vive diversamente, di chi l’ha scelta e di chi ogni giorno contribuisce a farla brillare. Ci sono fattorie urbane e coltivatori di fiori in luoghi impensabili, ci sono brasseries in cui ancora si produce birra, ci sono distillatori di gin, produttrici di marmellate (le uniche, a Parigi!) e ristoratori originali. Tutti uniti da pochi rigidi criteri selettivi: essere artigiani, adottare pratiche responsabili, utilizzare materie prime di prossimità.
Le declinazioni sono infinite e per aiutare i visitatori sono stati messi a punto dei percorsi urbani che si snodano nei vari arrondissement partecipanti o secondo un criterio tematico e che uniscono botteghe e ateliers. Quell’artigiano della carta, per esempio, si chiama Benoit e lavora in pochi metri quadri al piano terra della Cité des Taillandiers, un vecchio edificio nella omonima rue dell’XI arrondissement, da appena un anno trasformato in una vera e propria cittadella artigianale con 22 ateliers tenuti da artigiani che hanno fra i 30 e i 50 anni.
Con un entusiasmo travolgente, Benoit racconta della sua Dotsy, nata dopo una laurea in ingegneria e cresaciuta grazie alla passione per tutto ciò che si può inventare unendo il passato e il futuro. “Sono cresciuto con i pixel e ora torno alla carta”, racconta mentre apre la sua “materioteca” in cui custodisce migliaia di esempi diversi di carta. I suoi esperimenti li realizza con a una vecchia macchina che sembra uscita da un film in bianco e nero e da cui invece escono piccole opere di carta che riempiono le boutiques di musei, dal palais de Tokyo al Centre Pompidou. “Adoro le cartoline” continua Benoit “perché trasportano messaggi e avvicinano le persone. Le sue sono straordinarie e traducono nella carta i linguaggi social e le tendenze urbane.
Al piano superiore, Agnès lavora frammenti di latta che recupera da altri artigiani del quartiere. Si occupa di upcycling di materiali inconsueti che rielabora con un savoir-faire antico e trasforma in pezzi unici. China su un supporto, cesella a mano oggetti di ogni tipo, dai pomelli per cassetti (vietato fotografarli: saranno lanciati da una maison di design che ha richiesto il massimo riserbo), elementi per decorazioni ambientali, quadri, scatole e anche bijoux che vende nella sua boutique online e nelle fiere a cui partecipa. Come altri artigiani della Cité, Agnès beneficia di condizioni agevolate per l’affitto e la gestione del suo laboratorio globale, dove disegni e bozzetti convivono con tazze da tè e pantofole.
Sotto le arcate del Viaduc des Art, coronato dalla lunga passeggiata verde sopraelevata che attraversa una parte di Parigi, gli ampi spazi sono stati riconquistati dalle botteghe che si contendono ogni anno il prestigioso marchio Fabriqué à Paris. Molte sono dedicate, come da tradizione, alle falegnamerie e all’arredo ma qualcuna fa eccezione, come quella di Nadège e Laura. Nel 2015, quasi per caso, hanno un’idea tanto semplice quanto geniale : riportare alla luce la vecchia tradizione parigina di preparare confetture fuori dal comune utilizzando anche prodotti inconsueti. Anche per la Confiture Parisienne il successo comincia dalla cucina di casa e da un banco in qualche fiera gastronomica diventata immediatamente un trampolino di lancio. L’idea piace e il concetto si allarga, esce dalla cucina e diventa laboratorio a vista dove, sotto gli occhi di acquirenti e passanti, vengono prodotte tutte le confetture vendute nel negozio e spedite in tutto il mondo. Vasetto bianco, etichette incantevoli, gusti che sono un viaggio nella fantasia. Nadège e Laura uniscono acini d’uva e bollicine di champagne a fiori, spezie, radici e tuberi. Ma non solo, organizzano ateliers di degustazione e di preparazione per realizzare una delle varianti top della casa, la confettura di carote, frutto della passione e vaniglia: due ore di puro piacere coronato dalla soddisfazione di portare a casa un barattolo con il proprio nome.
Poco oltre, un grosso alambicco di rame indica un’altra tappa del percorso goloso di Paris Local. E’ la distilleria artigianale in cui si recuperano le produzioni meno brillanti di birre e vini locali e si distillano per farne liquori biologici in quantità limitata. Aggiungendo un tocco speciale – con piante, spezie o semi esclusivamente di provenienza francese – per arricchire il gusto e lavorando in maniera consapevole e ragionata, i ragazzi della Distillerie du Viaduc hanno conquistato i più esclusivi locali parigini, dai ristoranti stellati ai salotti dei Palaces. La rete virtuosa di cooperative etiche a gestione umana, di agricoltura biologica, l’assenza totale di aromi, di coloranti e di zucchero ma anche il recupero delle bottiglie vuote, che sterilizzano e riutilizzano, sono il segreto del loro successo, che mette al primo posto dei best seller un Gin eccellente, preparato anche in versione estiva.
HABILE è nato per caso: Eric, lo chef, voleva lanciarsi nella ristorazione e cercava qualcuno che potesse realizzare dei grembiuli diversi dal solito, realizzati con fibre di cotone. Proprio quello che faceva Camille. I lacci dei grembiuli si sono avvolti attorno a loro due, che sono diventati una coppia e che hanno deciso di aprire uno spazio in cui ciascuno di loro potesse esprimere la propria creatività, sempre all’insegna della sostenibilità. Il risultato è HABILE, abile. Dentro c’è uno spazio per mangiare (dalle 11 alle 23: c’è chi trascorre persino tutto il pomeriggio sorseggiando caffè e gustando i dolci preparati con farine biologiche) e un altro dedicato agli abiti realizzati da Camille e rigorosamente unisex, o unigender, perché in questo spazio non si fanno differenze.
Una storia altrettanto singolare è quella di Eclipses e di un altro chef, Cyril Choisne. Le iniziali del nome e del cognome sono anche quelle dei suoi figli e quelle da cui questo chef con il martello ha avuto un’idea. Ha unito le tre C e ha realizzato (da solo e – appunto – con il martello che apparteneva a suo nonno) una forma di rame che è diventata una sorta di misura e il simbolo del suo lavoro. Nella forma prendono vita i pani di farine diverse, arricchiti di semi e serviti con tre varianti di burro, ma soprattutto i dolci, che vanno spezzati e mangiati con le mani. Un gioco che sorprende e che rincorre la fantasia dello chef, inarrestabile. Oltre ai piatti che si compongono via via sotto gli occhi dei commensali, con fiori, salse, e decori eduli, questo appassionato di gusto e di armonia ha realizzato interamente la decorazione del ristorante. Oltre al martello ha impugnato anche pennelli e attrezzi vari dando vita a un ambiente elegante e con una sala riservata per piccoli gruppi. “Il segreto del mio successo? Divertirmi sempre e fare tutto con il cuore”. Così le sue ricette nascono pensando di preparare un piatto per sua madre o per la moglie italiana e con un palato esigente.
Di tappa in tappa, Paris Local rivela scorci inattesi ma che si arricchiscono del racconto delle esperienze singolari di persone che hanno creduto nel loro sogno, che hanno investito energie e risorse e che credono nel valore della condivisione.
Paris Local è l’evento che coinvolge Parigi e la periferia dal 17 al 19 novembre 2023.
Informazioni sugli atelier, sulle visite e sui percorsi: https://parislocal.parisjetaime.com/
Very Travel Confidential. Very Food Confidential.























