Ho fatto un sogno. Sono dentro a un teatro immersivo, ci siete mai stati? Quegli spettacoli dove sei dentro e non davanti. Ambiente scandinavo, ma tovagliolo di lino con le cifre ricamate sopra. La cifra del mix contemporaneo e classico di Bros, il ristorante che non c’è, grazie a Dio, fin quando non ci vai.
Come dovrebbe essere sempre. Il ristorante più chiacchierato per il semplice fatto di essere così geniale e centrato. Pensavate che il titolo fosse negativo? Siete pieni di pregiudizi. Ma c’è dell’altro.
Ambiente scandinavo dicevo, tavoli di legno, perfettamente tondi perché non c’è alternativa al cerchio, la vita è una ruota. Tavoli lisci, livellati a far da campo da gioco. Poca luce e tende nere e lampade di design senza scrivanie. Tra gli avventori ci saranno sicuramente degli attori nascosti come se niente fosse, perché sono tutte persone strane qui oggi, tutte come me. Rinuncio a indovinare tra vero e falso, mi va bene così, mi va bene non conoscere gli altri, mi va bene stare qui con me adesso.
Ma di cosa sono fatta io? Di cosa sei fatto tu? Questo è il tema di questo viaggio. Il tema del menu. C’è scritto dappertutto, persino nel bagno sullo specchio.
I vetri della sala sono oscurati, guardo il mio cappotto color latte e menta appeso sulla parete vuota. Ci sta benissimo, per fortuna non c’è nemmeno un quadro. L’espressione (artistica) è tutta nel piatto, ma ancora non lo so se la cucina è arte.
Tra una portata e l’altra si può ballare. Non è vero, ma lo avrei fatto e anche Vera, seduta al tavolo di fronte al mio, si muove sulla sedia. Ho tutto lo spazio che voglio, intorno e sul tavolo, ho tutto il tempo che voglio m’illudo. La playlist di Bros è trap e techno, azzeccatissima e poi brani elettronici e ritmi cardiaci. Ho la cassa in testa ma il volume è giusto, il cameriere è giusto, mi sposta le posate dal lato sbagliato per lasciarmi mettere il telefono dove mi pare. Non è rigido, non è ingessato. Sono libera. Però non dimenticatevi che lui conosce la parte, che il posto è stellato e che il copione è severo.
Come si chiamano gli agenti di Matrix? Non ricordo. I camerieri di Bros comunque sono gli agenti di Matrix. Camminano insieme a ritmo e sono intercambiabili, hanno divise stirate eleganti un po’ orientali, blu il colore che non esiste. (Lo sapete che in natura davvero non esiste?!). Ogni tanto però un sacro cuore di Gesù, grondante di sangue piange nelle loro camicie e si sussurrano qualcosa tra loro e poi svaniscono dietro la tenda.
Sipario.
Secondo tempo.
Tra una portata e l’altra appaiono nella sala degli ologrammi a grandezza naturale (come quelli che si vedono nella trasmissione “Porta Porta” di Bruno Vespa). Sembrano veri. Appare David Muñoz a braccia conserte in un’immagine di 7 anni fa (io allora pesavo 40kg), poi c’è Martin Berasategui che ammonisce Floriano: “tu sei la somma delle tue esperienze” e “ricorda la pratica fa il maestro”. Sono sempre nel sogno. Credo. Gli ologrammi si allontanano e si ricompongono. Ovviamente non esistono. Un cameriere che ha l’età di mio figlio, mi chiede di seguirlo. Fuori c’è il sole, una primavera inaudita a febbraio, qui nel ristorante invece il tono di voce della luce, è basso e ovattato.
La Puglia dove è? Dentro. Dentro a ogni piatto, ogni respiro, ogni vibrazione che arriva dalla cucina. Ecco dove è la Puglia.
Noi clienti, attori, comprimari siamo distribuiti in isolotti di solitudine, tutti tavoli da 1, ma uno è il numero magico dei tarocchi. E una coppia che fa invidia, sta esattamente al centro. Al centro delle nostre perplessità sull’amore, sul fare l’amore con il cibo.
Siamo tutti qui ad assistere allo stesso spettacolo, probabilmente senza capirci un cazzo. Questa solitudine ci unisce tremendamente invece, siamo siamesi, siamo Bros anche noi, facciamo ormai parte della gang. Segretamente ognuno ama qualcuno. Una catena di baci rubati a persone sbagliate si srotola. Devi infilare la lingua nel piatto se vuoi assaporare, non puoi allontanarti con un cucchiaio o farti aiutare in qualche modo da uno strumento. Le labbra sono le loro. In cucina c’è il fuoco. Sarà lì l’assassino, finisce lì l’opera teatrale o invece inizia? Potere di attrazione, energia. Li ho intravisti mentre andavo in bagno, vestiti di nero, nel chiaro scuro della finestra: Floriano e Isabella gli chef.
E intanto gli agenti di Matrix vanno e vengono, lei è scesa in campo, il loro camminare è più frenetico adesso perché la presenza della chef in sala li mette in agitazione. Allo stesso tempo si controllano come si controlla un pilota di formula uno che va a tutta velocità in curva. Sono bravissimi. E’ come se si guardassero da fuori, dall’alto. E’ come se tutto il successo non fosse il loro. Lui non si affaccia invece, resta con i suoi tatuaggi dietro ai fornelli, si guarda le mani, ha una fortuna nelle dita, gli guardo il collo. Sento le voci di chi lo invidia. Difficile per chi non conosce la fatica riconoscere il dono di natura, del cavallo di razza, colpevole solo di essere nato per strada.
Sexy, intelligenti, lei come lui. Loro. Loro 2.
E se i veri Bros fossero loro?! Fratelli non nati sotto lo stesso tetto, diversi, amanti, sposi incestuosi, duo di TipTap? Avete presente quella leggerezza dei film in bianco e nero, dove l’attore vola come una libellula e la sua forza è tenera e potente allo stesso tempo?
Guardo fuori verso la strada, vedo una ragazza su una sedia a rotelle, ha una pelliccia rosa e la testa ciondoloni. Lo sguardo però è vigile, curioso e cerca un pertugio per vedere cosa succede dentro questa grotta da Luna Park. Ma lei non mi può vedere e d’altronde questo è il mio sogno. Non il suo. La mia vita, non la sua. Di cosa sono fatta io? Che posso camminare, assaporare, raccontare. Cosa posso dire? La domanda dovrebbe essere riformulata caro Floriano. La vera domanda è: di cosa siamo fatti noi? Se noi non ci fossimo, voi non sareste qui ragazzi d’oro e viceversa. La relazione è la risposta è di questo che siamo fatti!
Con le mie gambe, io che posso, mi alzo e finalmente seguo il cameriere fuori dal ristorante. Ho fiducia in lui. Sono sicura che mi porterà dall’oracolo di Matrix. Mi poggia una coperta sulle spalle, c’è un po’ di vento a Lecce oggi. Pillola blu? Un assaggio di formaggi senza lattosio completamente vegani? Una sbirciatina nel laboratorio creativo Meta mi sorprende, sul muro ci sono scritti i progetti e i sogni, mix di concretezza e fantasia. La stessa tecnica che usiamo noi in agenzia.
Volete la verità voi che leggete? O volete continuare ad omologarvi, a criticare la pizza di Cracco, a scegliere la “splendida cornice”, la falsa umiltà, l’ignoranza? Volete ancora conversare con me per mezz’ora, parlando male di qualcuno per confessare poi di non averlo mai incontrato e di non aver mai assaggiato nemmeno un suo piatto? E’ per questo che sono qui oggi. Grazie dunque.
13 portate per il mio menu degustazione, 3 ore, 3 camerieri che si sono avvicendati, 2 chef, 1 magia. 13 passi, salti, balzi; 13 carezze, sorprese, conferme. Uno straordinario gioco di consistenze, la sincerità assoluta dei sapori, la sfrontatezza delle presentazioni. La tecnica all’apice. A volte ti chiedi cosa devi mangiare, quello che c’è dentro o quello che c’è fuori? È tutto così bello e attraente.
Non ho bevuto vino però, questa volta volevo concentrarmi sul cibo, una cosa alla volta. E da adesso in poi, voglio fare così. E il bis di pane si paga a parte. Perché il pane è una cosa seria. Il pane è il frutto del lavoro dell’uomo. Amen.
Credere fermamente che fin quando resterai fedele a te stesso tutto andrà per il verso giusto, è il vero segreto di Floriano e Isabella. Scoprire talenti. La sala e la brigata sono un esercito scelto, come le guardie svizzere del papa. “Alcuni, mi dice Floriano sono entrati storti da quella porta e sono usciti dritti. È qui che insieme abbiamo capito cosa era meglio per ciascuno di loro e per noi. Io sto chiuso dentro Meta a studiare e testare, Isabella viaggia, assaggia e torna da me per un confronto, gli altri cercano di arginare il mio fiume. Ognuno fa il suo. Non cederemo di un millimetro.”
Per fortuna ho pensato.
Bros è nato nel 2015, la gang è ancora unita, le critiche sono arrivate e hanno portato una nuova ondata di curiosità. La prova provata sono i mega progetti in arrivo. Non vi dico niente, non so niente, non ho visto niente. Floriano ha lavorato nei migliori ristoranti del mondo e ha aperto il suo insieme a Isabella quando avevano 25 anni lui e 20 lei. Iniziare, sviluppare e concludere è il suo mantra. Diversificare poi è la chiave di tutto. Oltre a Bros c’è la trattoria autarchica Roots, il laboratorio Meta, il concept Sista – versione dolce di Bros a cura di Isabella, dove si ordina tutto on line. Gli eventi, le esperienze e il catering chiudono il cerchio.
In caso di panico picchia, vai avanti e picchia. Ma la mischia è cosa sacra e rispettosa, si fa tutto trasformando la paura in benzina.
Sapete chi è Paco Torreblanca? Se non lo sapete chiedetelo a Isabella. Vi siete mai seduti da Geranium a Copenhagen? A posto così. Adesso potete assaggiare una delle sue crostate.
In questa sorprendente Bros Land, siamo di fronte a due persone che hanno studiato e sudato e che hanno fatto della disciplina la prima regola di vita. In sale e in cucina i ragazzi arrivano dai quattro angoli del mondo ( che è sferico e che angoli non ha), mentre ero seduta lì avrò sentito termini almeno in tre lingue. Ero a Lecce raga, L-e-c-c-e.
Bros a Lecce non è una messa in scena, ma un vero spettacolo della natura, la natura umana e divina dei ragazzi di oggi. La cucina italiana è viva e farà ripartire il paese e il turismo.
Very Food Confidential.

























