OSARE a Roma nel quartiere Nomentano: al centro la tecnica di chef Michele Giovannini

Osare Roma, nel quartiere Nomentano, il ristorante di Davide Nasso e Omar Staniscia che mette la centro la cucina dello chef Michele Giovannini: piatti di mare contemporanei con contaminazioni terra-mare. Con una carta dei vini sorprendente tra Franciacorta, Champagne e grandi etichette italiane.

Osare è un nome che è già una scommessa. Aprire un ristorante di cucina di mare nel quartiere Nomentano di Roma, in via Alessandria 104, senza un nome noto alle spalle né investitori, è esattamente il tipo di scommessa che o funziona o no. Davide Nasso e Omar Staniscia si sono conosciuti un mese prima di aprire. “Un matrimonio velocissimo, ma molto sinergico”, lo descrive Davide. Entrando, quella sinergia si sente: il posto ha un’identità precisa, una direzione chiara e la voglia di fare le cose diversamente. Poi c’è il resto, che si scopre sedendosi.

IL PROGETTO: UNA VISIONE CHE VA OLTRE IL PIATTO

Lo spazio in cui sviluppa Osare racconta già molto del carattere del progetto: volte in mattoni a vista, pareti in pietra antica illuminate con cura, lampadari costruiti con ruote di bicicletta che mescolano industrial e artigianale senza risultare forzati. Il bancone del bar,  con le tre arcate retroilluminate che incorniciano una selezione di bottiglie curata, è scenografico senza essere ostentato. Un locale che ha un’identità visiva precisa, caldo e riconoscibile, pensato anche per eventi privati e cene aziendali.

Omar viene da tredici anni nel settore, parla quattro lingue, ha fatto gavetta vera. Davide arriva dal mondo degli stabilimenti balneari, ha studiato finanza e marketing. Due profili che si completano, con una filosofia condivisa: il cliente è sacro, e alla regola del “mai dire di no” ci credono davvero. In sala si sente.

LA CUCINA: TECNICA, TERRITORIO E IL CORAGGIO DELL’ABBINAMENTO

Il fulcro gastronomico di Osare è lo chef Michele Giovannini, che lavora su una cucina di mare contemporanea con contaminazioni terra-mare costruite con metodo. Si comincia bene: il pane burro e alici è uno di quei benvenuti che mettono subito a proprio agio, seguito da una selezione di salumi di mare che racconta già l’approccio del locale.

Il coniglio ripieno di scampi, parmentier di patate ed erba cipollina, è tecnicamente il piatto più risolto della serata: il coniglio viene disossato, farcito con scampi crudi e cotto sottovuoto, poi laccato alla brace con fondo di coniglio. Le animelle con asparagi, uova di quaglia e tartufo bianchetto confermano la stessa coerenza di pensiero: ingredienti apparentemente lontani, messi insieme con una logica aromatica precisa.

Tra i primi, i girasoli ripieni di genovese di tonno è il piatto più coraggioso del menu: la genovese classica riletta in chiave marina, con una struttura aromatica che mantiene l’anima del piatto originale pur cambiandone completamente la materia prima. A seguire la rana pescatrice con kombucha, sedano rapa e polvere di terra, funghi, caffè e grue di cacao, un piatto che chiude con una persistenza aromatica inaspettata e centrata, dove la polvere di terra lavora come contrappunto al pesce con una precisione non banale.

La rana pescatrice con kombucha, sedano rapa e polvere di terra (funghi, caffè e grue di cacao) un piatto che chiude con una persistenza aromatica inaspettata e centrata, dove la polvere di terra lavora come contrappunto al pesce con una precisione non banale. Il dessert, sedano, cioccolato, lavanda e mango, chiude il percorso con la stessa logica di contrasto, molto interessante.

LA CARTA DEI VINI: LA VERA SORPRESA DELLA SERATA

Non ci si aspetta, entrando in un locale giovane, di trovare una selezione di questa ampiezza. Le bollicine coprono i principali produttori di Franciacorta — Contadi Castaldi, Bellavista, Cà del Bosco — in tutte le declinazioni, affiancati da una selezione Champagne che passa da Ruinart a Krug, da Dom Pérignon a Bruno Paillard: nomi che non si vedono spesso fuori dai ristoranti stellati.

I bianchi italiani percorrono il Paese da nord a sud con selezioni ragionate: Alto Adige con Colterenzio ed Elena Walch, Piemonte con Gaja e La Scolca, Centro Italia con Frescobaldi e Antinori, Sud con i vitigni autoctoni campani e siciliani. Particolarmente curata la sezione laziale, con Evangelisti, I Lori e Tenuta Fiorano — una scelta che racconta attenzione al territorio, non solo al nome. I rossi seguono la stessa logica: grandi etichette piemontesi come Ceretto e La Spinetta, Amarone di Zenato e Masi, fino ai rossi laziali di Damiano Ciolli. Il vino alla mescita parte da 8 euro al calice, 10 per il Franciacorta, 20 per lo Champagne. Una carta che merita di essere esplorata con calma.

Osare Roma è un progetto giovane con le idee chiare: cucina di mare con la testa, un locale che sa come si costruisce un’atmosfera e una carta dei vini che farebbe onore a indirizzi con molti più anni sulle spalle. Davide e Omar hanno scommesso su un quartiere non ovvio e su una formula non scontata. Per ora, la scommessa regge.

VERY FOOD CONFIDENTIAL!

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