Lo scrittore eporediese è in libreria con il suo quinto romanzo. Un nuovo noir che trascina i lettori fra le rovine del passato industriale di Ivrea, oggi protetto dall’UNESCO come patrimonio universale.
Marco Biaz colpisce ancora. Ma diversamente dal titolo del suo ultimo romanzo (Colpire alla Cieca, Elliot Edizioni Roma) lo fa con una precisione affinata nel corso di anni grazie al successo delle sue precedenti pubblicazioni. Soprattutto lo fa tornando nella sua città, Ivrea, e ritrovando Massimo Gare, già molto apprezzato dai suoi lettori.
Colpire alla Cieca, infatti, segue in uscita il precedente giallo filosofico Coincidenze, salutato da un eccellente successo di pubblico e dalla storia piuttosto surreale che racconta di due giovani amanti che, vessati dai loro datori di lavoro, decidono di incendiare le loro fabbriche con le molotov. Però il gioco prende loro la mano e iniziano a mettere a ferro e fuoco Ivrea incendiando banche e luoghi che odiano, finché la donna si sposa con un altro uomo e la coppia si divide. Ognuno prende la propria strada, ma il matrimonio di Iro finisce presto e lei intraprende una strada che la porterà verso l’autodistruzione, mentre Gare fa carriera con una discreta fortuna.
Pur non avendo un collegamento diretto se non nell’ambientazione e nel protagonista, l’ultimo romanzo, che si apprezza anche come storia a sé, lascia aperta nel finale la strada a un eventuale seguito anche senza la promessa esplicita dell’autore a una trilogia.
La trama. La storia di Colpire alla cieca comincia con un messaggio ritrovato casualmente da Massimo durante un trasloco. Scritto venti anni prima dalla compagna di gioventù prima del suicidio, gli rivela l’esistenza di una bambina, figlia della donna e di un importante uomo politico. Un mazzo di fiori freschi lasciati sulla tomba di Irene si trasforma nel filo attraverso cui Massimo riuscirà a ritrovare la bambina, ora adolescente. Virna – questo è il suo nome – appartiene a un gruppo di suprematisti dell’ecologia che mirano a distruggere gli scheletri di fabbriche abbandonate dai fallimenti delle industrie locali per restituire gli spazi alla natura. Per farlo, investono Ivrea e dintorni di una scia di attentati incendiari. Fra le ceneri che hanno devastato una delle fabbriche olivettiane, i resti di una bottiglia di champagne portano sulle tracce del Ministro dell’Interno, ex sindaco di Ivrea e fondatore del PUNI, il Partito Unico degli Italiani. Nonostante i suoi scheletri nell’armadio e l’iniziale contrapposizione politica, il Ministro è il principale sostenitore dell’attuale sindaca, che spia i cittadini dal balcone del suo ufficio e si muove a cavallo tra le strette vie del centro. Ma sono proprio quegli stessi frammenti della bottiglia che insospettiscono il Ministro sulla possibilità che all’origine di quegli attentati ci possa essere Massimo Gare, oggi stimato e ricco imprenditore locale ma con un passato da incendiario di cui il Ministro era mentore. Il ritrovamento di Virna ha in effetti contribuito a far ritrovare a Massimo lo slancio e l’impegno che aveva in gioventù, e a spingerlo a diventare il punto di riferimento del gruppo di attivisti italiani e stranieri a cui lei appartiene.
Sullo sfondo di questo appassionante intreccio fra ideali, ecologia, e suspence c’è Ivrea, la Città dell’Utopia di Adriano Olivetti, sconvolta da incendi che si allargano a tutto il Canavese mettendo a rischio la candidatura della città a Patrimonio UNESCO (il riconoscimento è effettivamente arrivato nel 2018 e la ricchezza architettonica di Ivrea appartiene all’umanità come esempio di città industriale del XX secolo, ndr). E mentre le vicende della trama obbligano gli abitanti a utilizzare ponti tibetani e carrucole a pagamento per passare da una parte all’altra della città devastata, l’azione si dipana nel più autentico spirito noir.
Portata alla ribalta internazionale dalle tastiere delle macchine da scrivere Olivetti e dal sogno europeista di Adriano, Ivrea è la testimonianza più significativa dell’eredità industriale italiana. Le grandi strutture delle fabbriche, gli edifici adibiti ai servizi amministrativi o sociali, gli spazi residenziali pensati dagli architetti italiani che tra gli anni ’30 e gli anni ’60 del Novecento progettavano ispirandosi al Movimento Comunità: tutto a Ivrea esprimeva la visione socioculturale della città industriale fondata da Camillo Olivetti nel 1908. Ed è proprio il fallimento del modello di un soggetto sociale (scaturito dal fallimento industriale) che i protagonisti del romanzo di Biaz, attento osservatore dell’attualità, mettono in crisi e distruggono, in un’ansia di estremismo ecologico che incolla il lettore alle pagine.
Grazie alla sua penna mai banale, sempre pronta a tratteggiare caratteri e storie con una notevole agilità narrativa, Biaz arricchisce il plot con dettagli curiosi sul territorio, non senza una nota di ironia. Da Roma al Canavese, territorio ricco di storia e la cui vocazione operaia richiama le piantagioni di canapa e sfuma oltre la spettacolare cornice dell’anfiteatro morenico per sconfinare negli opifici del biellese, il libro è un viaggio di scoperta che svela la passione dell’autore per i luoghi e le culture, oltre che per la scrittura.
L’autore. Prima di dedicarsi ai romanzi, con i suoi numerosi racconti, Marco Biaz è stato vincitore del concorso “Orme Giallo 1998” e finalista del Mystfest nel 2000. Ha pubblicato i suoi lavori su magazine, antologie di premi letterari e su siti internet specializzati. Uno dei suoi racconti, La Repubblica Democratica dei Lettori, è stato pubblicato da Fandango Libri nella raccolta “Una Palla di Racconto”.
L’esordio della scrittura comincia dopo un anno di permanenza nel Sud Est asiatico. Sono stati gli incontri, le esperienze, l’immersione totale in una dimensione completamente diversa a nutrire la sua penna. Prima con una serie di racconti premiati con diversi riconoscimenti e soprattutto con un grande apprezzamento del pubblico, poi con i romanzi. Il primo arriva nel 2007 (Trecentomila, Giraldi Editore) ed è un successo, seguito da Fuga dal Monsone (Gingko Edizioni), ispirato dai personaggi che hanno caratterizzato il suo soggiorno in Asia. Due altri titoli (Che te lo dico a fare, Miraggi Editore e Coincidenze, Elliot Edizioni) precedono Colpire alla Cieca, ambientato in una Ivrea devastata dagli incendi e preda di intrecci politici e rivoluzioni ecologiche.
Nato nel 1964, laureato in Scienze Politiche, da Ivrea viaggia in tutto il mondo anche nella veste di direttore per l’Italia dell’Ente del Turismo della Giordania.
Il libro. Colpire alla cieca, Elliot Edizioni 2021
Very Book Confidential. Very Food Confidential.





















