Nel cuore del porto di Trani, dentro l’ex Chiesa di Sant’Antuono inglobata nel Fortino sul mare, Le Lampare al Fortino è il ristorante dove storia, architettura medievale e cucina contemporanea si incontrano. Alla guida della cucina lo chef Francesco Antonio Di Mauro, con un percorso internazionale tra Ducasse, Copenaghen, Spagna e Thailandia.
C’è un posto a Trani dove il tempo si ferma davvero, non per modo di dire. È la punta estrema del porto, dove il molo si affaccia sul mare Adriatico e la Cattedrale si staglia sullo sfondo come una quinta teatrale. Qui, dentro le mura di una ex chiesa del XII secolo inglobata nel Fortino difensivo voluto nel 1541 dal Viceré Pietro De Toledo, si può prendere posto in due contesti completamente diversi ma egualmente mozzafiato: all’interno, nell’atmosfera raccolta di un’ex chiesa medievale, oppure sulla terrazza coperta affacciata sul bacino del porto. Si chiama Le Lampare al Fortino, ed è uno dei ristoranti più singolari della Puglia, non solo per quello che serve nel piatto, ma per quello che racconta ogni volta che si varca la soglia.
UNA CHIESA, UN FORTINO, UN ESEMPIO VIRTUOSO
La storia di questo luogo è lunga e stratificata quanto le sue mura in pietra. La costruzione della chiesa di Sant’Antuono risale al XII secolo e rimase tale fino al 1478, anno in cui venne sconsacrata e destinata a cantiere navale. Nel 1541 la struttura venne inglobata all’interno della fortificazione realizzata insieme all’arco del molo per volere del Viceré Pietro De Toledo. Secoli di trasformazioni, poi l’abbandono: con successivi lotti di lavori dal 1982 al 1986 e poi dal 1988 al 1990, la ex chiesa venne consolidata e restaurata dal Comune di Trani, ma da allora fino al 2005 la struttura non fu mai pienamente utilizzata né aperta al pubblico, avviandosi verso un inesorabile degrado accelerato da violazioni e atti di vandalismo.
La svolta arriva nel 2005, quando a seguito di una gara pubblica del Comune di Trani, l’immobile viene dato in concessione alla società Le Lampare, che intende realizzarvi una struttura per la ristorazione. Nel 2006, ottenute tutte le necessarie approvazioni, iniziano i lavori di restauro, durati circa due anni. È qui che entra in gioco quella che l’architetto Giovanni Vincenti definisce “Cultura del riuso”: un approccio che non si limita al recupero fisico di un edificio, ma che ne restituisce funzione, vita e identità alla comunità . Un approccio che in tutta Europa ha contribuito a rivalorizzare strutture storiche che, cessata la funzione originaria, versavano in stato di abbandono, spesso senza che le amministrazioni civiche avessero le risorse per farne diversamente.
L’ARCHITETTURA: RICONOSCIBILITÀ E REVERSIBILITÀ
Il cantiere del Fortino Sant’Antuono è, secondo Vincenti, un esempio positivo ed emblematico di come questi interventi vadano affrontati. Il principio guida è stato duplice: riconoscibilità e piena reversibilità . Tutte le opere realizzate nella ex chiesa sono state improntate su questa metodologia, pienamente approvata e verificata dalla competente Soprintendenza. Il risultato, verificabile da chiunque varca la soglia, è il totale mantenimento delle caratteristiche storiche e strutturali del complesso, anzi esaltato nei suoi caratteri grazie a una illuminazione studiata e ad accorgimenti tecnici di grande raffinatezza.
Il più eloquente di tutti è il pavimento galleggiante: distaccandosi dai pilastri con riquadrature in cristallo, permette la completa visione degli elementi architettonici più interessanti, senza toccare minimamente le murature. Le reti impiantistiche corrono al di sotto del pavimento, insieme alla piastra radiante, lasciando intatta ogni superficie storica. Gli interventi di restauro conservativo hanno riguardato anche il paramento murario esterno e interno, interessato da fenomeni di salinità e alveolazione, trattati con consolidanti specifici. Le componenti più tecnologiche, come la cucina, sono state invece interamente collocate nel volume di costruzione più recente, quello degli anni Cinquanta, per il quale è stato anche necessario sostituire il solaio in laterocemento. Una scelta progettuale precisa: il contemporaneo sta dove è giusto che stia, e il medievale resta intatto.
LO CHEF: UN NAPOLETANO CHE HA GIRATO IL MONDO
A dare forma alla visione gastronomica di Le Lampare al Fortino è oggi Francesco Antonio Di Mauro, chef napoletano classe 1987 con un curriculum che attraversa tre continenti. Muove i primi passi da Don Alfonso 1890, poi le cucine francesi legate ad Alain Ducasse, poi Copenaghen, il Sud America, la Thailandia. È soprattutto l’esperienza asiatica a segnare il suo linguaggio, costruito su contrasti netti, tensioni aromatiche e una ricerca costante dell’equilibrio. Poi la Spagna, quella della grande avanguardia, da Ferran Adrià a Dabiz Muñoz, dove diventa ambasciatore della cucina italiana e ottiene riconoscimenti dall’Accademia della Cucina Italiana. Come lui stesso racconta: “La Spagna mi ha dato tanto in termini di crescita umana e professionale, la consacrazione l’ho avuta lì.” Il ritorno in Italia non è una resa, ma una scelta precisa: “Voglio continuamente mettermi in gioco, per dimostrare anche in Italia il mio valore. Ho trovato nelle Lampare il luogo giusto dove poter concretizzare le mie ambizioni.” Un obiettivo dichiarato e nemmeno troppo nascosto: la Stella Michelin, che Di Mauro insegue con la testa dura di chi sa esattamente dove vuole arrivare.
LA CUCINA: MISTICA, DISCIPLINA E RADICI MEDITERRANEE
Il concetto culinario di Di Mauro unisce la tradizione degli antichi monzù del Sud Italia con un’apertura verso il mondo, senza mai perdere di vista le proprie radici mediterranee. Una visione che lui stesso definisce fondata su “mistica e disciplina costante”, dove tecnica, introspezione e contemporaneità convivono in un racconto gastronomico identitario. Una cucina che non si lascia classificare facilmente, e che forse è proprio per questo che funziona. Cinque menu degustazione e una carta che celebra la materia prima del territorio, con un occhio sempre aperto verso le suggestioni internazionali che Di Mauro porta con sé da ogni angolo del mondo in cui ha lavorato.
Il riconoscimento è già arrivato: la Guida de L’Arcimboldo gli ha assegnato 3 Pennelli nella categoria Artista Espressionista, e nel marzo 2026 ha partecipato a “Saporita Málaga”, evento internazionale dedicato all’eccellenza della gastronomia italiana in Spagna. Tra le navate di pietra di una chiesa medievale affacciata sul porto di Trani, la cucina di Di Mauro trova il suo palcoscenico ideale: un luogo dove ogni piatto non è solo un piatto, ma un pezzo di storia che continua.
VERY TRAVEL CONFIDENTIAL!





















