Abiti effimeri. Effetti prodigiosi. Dopo due settimane, l’opera postuma di Christo e Jeanne Claude lascerà l’Arc de Triomphe con uno strascico di commenti e con risultati straordinari, tra cui quello di aver reso Parigi l’unico luogo al mondo ad aver accolto due grandi progetti dell’artista scomparso nel 2020.
Si è parlato ovunque delle ciclopiche lunghezze del tessuto e del cordame, si è dibattuto sulle cifre dell’investimento sostenuto dalla Fondation Christo et Jeanne Claude, dell’opportunità o meno di coprire un monumento che è un simbolo per la nazione (che per di più reca l’effigie della Marianna e che ospita il monumento al Milite Ignoto). Sono piovute critiche e apprezzamenti (anche per la pedonalizzazione ad hoc dell’Etoile e degli Champs Elysées), i social si sono scatenati su prospettive e scorci. Si sono sgranati gli occhi davanti ai numerosi ragazzi e ragazze (400!) in gilet azzurro impiegati (sempre dalla Fondazione) per accogliere i visitatori, dare spiegazioni, scattare foto, coinvolgere i passanti e distribuire piccoli ritagli di stoffa come souvenir. Sì, proprio la stoffa usata per impacchettare l’Arco di Trionfo (e pare che lo scopo di questa idea fosse quello di evitare che gli scatenati visitatori tagliuzzassero il rivestimento per portarsene un pezzo a casa).
Quello di cui invece si è parlato di meno è stato l’effetto boost che ha avuto sulla ripartenza vera del turismo a Parigi. Se sotto l’Arc si sentivano di nuovo parlare tante lingue, la novità vera era che quei chilometri di stoffa hanno portato il tutto esaurito in biglietteria. Con conseguenti file d’attesa davanti all’ascensore per poter salire all’ultimo piano. Dove – peraltro – la prospettiva non cambiava di molto, rispetto al solito, per la verità. Ma questo agli entusiasti visitatori in coda non interessava: ciò che contava era di esserci stati, di aver preso parte al fenomeno. Passi, per il risultato eccellente ottenuto. “Non abbiamo mai visto tanta gente in attesa di salire sulla terrazza”, mi hanno confessato gli addetti ai lavori.
Insomma, l’opera postuma dei due protagonisti della land art non è passata sotto silenzio. Come nessuna delle installazioni che avevano realizzato in vita, per la precisione. Questa, in particolare, è nata mezzo secolo fa, quando un giovane emigrato bulgaro giunse a Parigi per la prima volta. Era il 1958 e Christo cominciava il suo rapporto d’amore con la città di cui “impacchettò” il Pont-Neuf nel 1985. Un progetto considerato impossibile, che richiamò milioni di persone sulla Senna e che generò l’idea di proseguire con un’altra sfida: l’Arc de Triomphe. Scomparso nel 2020, l’artista non ha potuto assistere a questo nuovo ulteriore successo che ha reso Parigi l’unica città al mondo ad aver ospitato due grandi progetti di Christo. Un privilegio che, fra le altre cose, ha riportato la città ai vertici del turismo mondiale in un’epoca in cui ogni destinazione fatica a ripartire.
Ecco, qualunque sia l’opinione in merito all’opera d’arte specifica, riconosciamole il merito di aver contribuito a far tornare la voglia di mettersi in coda per visitare un monumento. Seppure non proprio per la ragione giusta.
Arc de Triomphe Empaqueté
dal 18 settembre al 3 ottobre 2021
Per conoscere il monumento:
http://www.paris-arc-de-triomphe.fr/
https://www.monuments-nationaux.fr/
https://it.france.fr/it
Very Travel Confidential. very Art Confidential. Very Food Confidential.




















