GIN CONFIDENTIAL: Nordés Gin

Pochi giorni fa suona il corriere alla porta e mi consegna un voluminoso pacco contenente alcuni Gin. Gioia. Felicità.

In un momento così complicato, dove è praticamente impossibile recarsi in un cocktail bar o simili per testare o degustare un buon gin, un simile pacco è una piccola soddisfazione. Nelle prossime settimane ne parlerò approfonditamente, intanto partiamo dall’amore scoccato come una scintilla tra me il Gin Nordés.

Era qualche settimana che io e l’amico Nordès ci lanciavamo languide occhiate tra gli scaffali del mio market di fiducia, un mezzo amore che stentava a sbocciare. Ne avevo letto molto bene su alcuni siti e mi aveva incuriosito per varie ragioni che adesso vi spiego. Ero pronto all’acquisto, ma per troppo tempo ho rimandando, fino a quando (baciato dalla fortuna) mi ha cercato lui e mi è venuto a trovare a casa.

Il viaggio. Dopo alcune settimane in Italia, usciamo (almeno qui) e facciamo un salto in Spagna, una delle nazioni che negli ultimi anni ha spinto maggiormente per il rilancio del Gin in Europa. Siamo a Vedra, cittadina poco fuori Santiago de Compostela, in Galizia, regione di confine posta appena sopra il Portogallo. Una regione di vento, oceano e vino Albariño, un vitigno a bacca bianca tipico della zona e molto spesso usato anche per il vinho verde portoghese. Dalla Galizia nascono due Gin, il Barientos e il ‘nostro’ Nordès. Il nome è preso dal vento del nordest che soffia sulla Galizia ed il nome più o meno letterale che segnale l’arrivo del bel tempo.

Sapori e aromi. L’idea che mi avevo incuriosito e di cui avevo letto è che questo Gin parte dalla base alcolica proprio ricavata da quelle uve. Quindi non solo le ‘solite’ botaniche ma una forte base vinicola (si dice così no?), parliamo di un vino fresco e molto botanico a cui sono state aggiunte ben dodici botaniche, equamente divise tra quelle locali galiziane e quelle di origine atlantica con il chiaro riferimento all’apertura territoriale della zona verso l’oceano e il mare aperto. Salvia, Alloro, Cardamomo, Chinino, Zenzero, Ibisco, Citronella, Tè nero di Ceylon, Menta, Eucalipto, Salicornia e Ginepro.

Degustazione. Come spesso mi accade negli ultimi tempi, preferisco testare e degustare un gin prima in purezza, senza aggiunta di toniche e simili, qui torna l’amore di cui parlavo all’inizio. Una volta stappato e annusato è scoccata la scintilla. Fresco, aromatico con la giusta dose di alcool che non ti arriva subito al naso prepotentemente, al palato forse è anche meglio, un vero intenso piacere. Le numerose botaniche si sentono anche se non in maniera prevalente una sull’altra e questo per me è un piacere in più piuttosto che un difetto. L’aromatico si deve sentire ma non deve essere troppo prevalente e qui (anche grazie al vino di base) è giusto senza infastidire. Me lo sono gustato con la dovuta calma e attenzione, miscelandolo successivamente con una buona tonica per capire quanto, una volta diventato Gn Tonic, reggesse la stessa freschezza. Missione compiuta. Ho apprezzato davvero tanto l’esperienza e in questi giorni sto bevendo praticamente solo Nordès.

La bottiglia. Guardando la parte creativa e il packaging viene subito all’occhio la non trasparenza del vetro. Un bianco forte che ricorda e rimanda a tutto quel mondo della ceramica della zona galiziana (ma anche con il vicino Portoghese). Mi piace l’idea di uscire dalla classica trasparenza delle gin bottle, anche se forse rimane un po’ freddina e il rimando sembra più al nord Europa che alla Spagna. Ma nessuno è perfetto.

Conclusione. Nordès è un ottimo Gin, particolare e con pochi anche concorrenti nelle sue specificità. La miscelazione tra botaniche e vino è originale e riuscita. Credo sia difficile trovarne uno simile per ideazione e distillazione. Bravi.

 

Very Gin Confidential. Very Food Confidential.

 

Paolo Campanahttp://www.facebook.com/GiroVedoGenteMangiocose
Nasco grafico, disegnatore e a volte fumettista. Ho fame. Ho fame e sono curioso di capire e scoprire la storia che si nasconde dietro ogni singolo piatto, cocktail, vino o birra. Affascinato dalla rete e dalle sue dinamiche, ho aperto un blog tredici anni fa quando non era una moda, ho scritto di tutto, dal design alla grafica, dall’arte al disegno, dalla fotografia al food (ovviamente) ma ho mantenuto sempre alta la passione per la creatività, quella sana e vera. Quella che con il tempo e le numerose collaborazioni ho trovato nel piatto. L’ho già detto che ho fame?

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