GIN CONFIDENTIAL: Il Gin Tempesta (della LIDL)

Non potevo non farlo. Non potevo davvero. Mentre tutta la penisola si divincola tra DPCM e (giustissime) restrizioni a suon di ciabatte e calzini LIDL, io mi aggiravo tra gli scaffali alla ricerca del (mio) tesoro.

Il GIN TEMPESTA. Mi è stato segnalato da più parti e anche con molta enfasi da alcuni amici “costa pochissimo” – “non è male…” – “che ne pensi?” – “lo hai provato?“. E allora per non farmi mancare mai nulla, mi è partita la curiosità che è diventata in brevissimo tempo degustazione.

Partiamo dalla fredda cronaca: Il gin in questione è prodotto per la LIDL da Torino Distillati, azienda specializzata nella produzione di gin e liquori conto terzi: “In origine lo stabilimento era di proprietà dei Fratelli Ferrero di Riccardo, una famiglia di spicco nel settore del vino e del vermouth. Poi, negli anni ’60, l’azienda fu acquistata da una multinazionale specializzata nella produzione di bevande alcoliche: la canadese Seagram. Nel 1992, Carlo Vergnano si apprestò a fondare la Torino Distillati, era direttore operativo di Seagram Italia: un’operazione di management buyout gli consentì di rilevare lo stabilimento di Moncalieri e di dare inizio ad una nuova impresa“.

Oggi l’azienda produce liquori, acquaviti, grappe, sciroppi, bevande alcoliche e analcoliche a marchio proprio e per conto terzi (qui trovate alcuni esempi). Si tratta quindi di una normalissima operazione di private label e copacking, produzione sempre più frequenti per tutte quelle aziende della GDO che vogliono avere un prodotto a marchio proprio, che siano i wafer o le fette biscottate poco cambia.

Il paradigma qui viene usato però per un prodotto superalcolico alla quale non siamo abituati, solitamente infatti ci si limita a prodotti di largo consumo e quasi mai, si indirizza il cliente verso questo settore. Ma la LIDL non è una multinazionale tedesca e dopo avere lanciato un paio di anni fa il Gin Hortus in Gran Bretagna (stupendo critica e appassionati) oggi muove i suoi primi passi nel mondo della distillazione nostrana.

Il Tempesta risulta essere un London Dry Gin con le solite botaniche (la ricetta non sembra di primo pelo), ginepro, salvia e agrumi di origine italiana. Fino a qui nulla di nuovo o esaltante. Stappando la bottiglia mi arriva forte la parte alcolica rispetto ai sentori di agrumi che avremo voluto sentire. Purtroppo sono uno che soffre molto la parte alcolica, la sento subito e anche la prova al palato in ‘purezza’ non tradisce la prima impressione… l’alcool c’è e si sente (fa pur sempre 42 gradi). Mi faccio allora  un buon Gin Tonic casalingo (con tutte le attenzioni del caso) e qui un po’ arriva la sorpresa, la prova miscelazione viene superata in scioltezza e devo dire che forse trova proprio qui nella miscelazione la sua vera natura.

Ovviamente non stiamo parlando di una clamorosa eccellenza, ma Tempesta, tutto sommato vale l’acquisto, ricordiamo che il gin si trova in commercio intorno ai sette euro (avete letto bene… 7 euro) e che quindi non potete lamentarvi più di tanto se sentite un po’ più di alcool del solito.

Ultimissima cosa, dopo un paio di assaggi prolungati, mi torna in mente che la Torino Distillati ha in produzione nel suo stabilimento anche il Malfy, un gin lanciato qualche anno fa facendo leva sulle botaniche degli agrumi e del limone di A(Malfy). il Malfy è prodotto e distribuito da Biggar & Leith, anche se nel loro sito minimale si parla solo di vermouth (torinese) e amaro delle alpi. Il sospetto che Tempesta e Malfy siano fratelli molto stretti di distillazione (o ridistillazione) sale forte e prepotente come l’alcool al primo impatto. Non ci sarebbe nulla di male, anzi, ma sarebbe bello trovare più trasparenza e chiarezza nella produzione di ciò che andiamo a bere o presentare al banco del nostro cocktail Bar preferito.

Buona bevuta.

 

Very Gin Confidential. Very Food Confidential.

 

Paolo Campana
Paolo Campanahttp://www.facebook.com/GiroVedoGenteMangiocose
Nasco grafico, disegnatore e a volte fumettista. Ho fame. Ho sempre fame (e sete), sono curioso per natura e cerco sempre di capire le singole storie che si nascondono dietro ogni singolo piatto, cocktail, gin, vino o birra. Affascinato dalla rete e dalle sue dinamiche, ho aperto un blog quando non era una moda, ho scritto di tutto, dal design alla grafica, dall’arte al disegno, dalla fotografia al food (ovviamente) ma ho mantenuto sempre alta la passione per la creatività, quella sana e vera. Quella che con il tempo e le numerose collaborazioni ho trovato nel piatto. L’ho già detto che ho fame?

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