L’estate (italiana) di BRIGITTE BARDOT

Il mito di Brigitte Bardot, la “risposta europea a Marylin Monroe” nasce in Italia: un libro appena uscito racconta il viaggio italiano di BB e l’incontro con Cinecittà che cambiò la sua vita.

Nei mesi in cui ci ritroviamo a cercare percorsi originali e temi nuovi per visitare il nostro Paese, ecco che in libreria ne scopro uno che non conoscevo. A raccontarlo è Mauro Zanon, corrispondente da Parigi per alcune testate nazionali che, casualmente, si imbatte in una storia, come capita spesso ai giornalisti.

La storia è quella di 25 acquerelli firmati da Milo Manara e che ritraggono una giovane e bellissima Brigitte Bardot che il celebre fumettista considera “la risposta europea a Marylin Monroe”. Tratti puliti, morbidi, che agguantano lo sguardo e lo guidano lungo fianchi, labbra e capelli spettinati. Nel 2016 vennero venduti dalla casa d’aste Millon a Parigi e a Bruxelles per una cifra considerevole destinata a sostenere la Fondation Brigitte Bardot, dedicata alla protezione degli animali. Fu l’attrice stessa a chiedere a Manara di disegnarla da giovane e poi di progettare il bozzetto della statua collocata in place Blanqui a Saint Tropez.

Da quegli acquerelli parte anche la storia che Zanon decide di raccontare, seguendo gli esordi della carriera professionale della diva. Una storia che comincia con un articolo in cui Brigitte dichiara di aver imparato a parlare italiano prima ancora del francese, grazie alla bambinaia e a sua madre, vissuta a Milano dove voleva diventare ballerina, prima di sposare Louis Bardot.

Agli inizi degli anni ’50 sua figlia Brigitte, insofferente ai vincoli borghesi della buona famiglia cui apparteneva ma soprattutto rifiutata dai primi provini cinematografici in patria decide di seguire il consiglio di Olga Horstig, l’agente delle star cui si era rivolta, e di partire per l’Italia.

Il viaggio italiano comincia da Roma, che nel 1954 cede al fascino della piccola francese sensuale che da Cinecittà avvia la sua carriera cinematografica recitando a fianco di Lucia Bosè e di Giorgio Albertazzi. Sono gli anni dei paparazzi, di via Veneto, la location dell’erotismo di metà Novecento. Una calamita per Brigitte che dopo due anni, nel 1956 sarà la Poppea di Steno nel film Mio figlio Nerone, con Alberto Sordi e Vittorio De Sica. Per interpretare quel ruolo dovette sottoporsi a un lungo lavoro di decolorazione dei capelli: il copione esigeva che diventasse bionda, segnando così l’avvio, ancora inconsapevole, dello stile di cui sarebbe per sempre diventata un’icona.

Roma è anche l’Hostaria dell’Orso, frequentatissima da paparazzi e jet set, dove BB si scatena in una danza che ispirò a Roger Vadim il film Et Dieu… créa la femme, il film che la consacrò in una sorta di divinità adorata ovunque.

Venezia invece fu la sua prima Mostra Cinematografica, nel 1958. Il premio non arrivò, ma nel cielo sopra il Lido due aerei tracciarono due enormi B con le scie di condensazione. Nell’Italia della Bardot, una tappa speciale fu Spoleto, dove arrivò nel 1961 accompagnata da uno stuolo di giornalisti e fotografi che la seguirono lungo la scalinata di via dell’Arringo e verso la cattedrale, davanti agli occhi increduli degli spoletini.

Pantaloni modello Capri, ballerine di Repetto, pettinatura a nido d’ape: l’Italia aveva creato la diva consegnandola per sempre all’Olimpo dei grandi.

Nel libro di Zanon sono pubblicati in esclusiva i bozzetti inediti degli acquerelli e della statua realizzati da Manara. Una preziosa aggiunta a una storia poco nota che racconta un inedito viaggio in Italia in compagnia di una diva d’eccezione.

 

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Carla Diamantihttp://www.thetraveldesigner.it/
Viaggiatrice e giornalista, trasforma i luoghi in guide, reportage e itinerari fuori dal comune. Da oltre trent’anni collabora con riviste nazionali, editori, tour operator, centri di formazione e università, radio e televisione. Esprit nomade, ha spostato valigie e residenza da Roma agli Stati Uniti, in Medio Oriente, Haiti e in giro per l’Europa. Da 15 anni vive a Parigi, che esplora in lungo e in largo e di cui scrive. Ha creato il concept di viaggio The TRAVEL Designer.

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