Esiste una linea sottile che separa le diverse forme di arte. Ogni tanto, come per effetto dell’alta marea, una di quelle arti esonda, esce dai suoi argini. Sconfina e tocca la forma d’arte che le è accanto. Si intrecciano, si amano e generano un elemento nuovo. È quella linea sottile che quest’anno, il 20 e il 21 febbraio 2016, Culinaria – Il gusto dell’identità, vuole sfondare. E intrecciare e far amare, tra loro e agli altri, la musica, l’arte e la cucina. Giunto alla sua prima decade, Culinaria 2016, il congresso di alta cucina più atteso della Capitale, non teme le sfide. Intrigante già dal suo tema – il futurismo e il manifesto del movimento dedicato alla cucina – si prospetta unico, diverso, irriverente e divertente. Vogliamo saperne di più.
Raggiungo telefonicamente Francesco Maria Pesce, chef del suo ristorante di famiglia “La Pace del Palato“ e che insieme a Fabrizio Darini, organizza da anni Culinaria – Il gusto dell’Identità. È un compleanno, è cifra tonda e la prima domanda nasce spontanea:
Come ci si sente a fare dieci anni?
- In realtà ci si sente sempre uguale. Oggi compiamo dieci anni, una bella cifra, fortunatamente uno di quei numeri che ti fa sentire ancora giovani, ma non è ancora tempo di bilanci. Sono quattro anni che abbiamo lanciato il nuovo format, che abbiamo provato a fare di un congresso più intimo e informale un vero e proprio festival dedicato all’alta cucina internazionale. Ogni anno che passa è la conferma di un successo, di una risposta positiva del pubblico e degli chef che vogliono partecipare, ma di strada ne dobbiamo ancora fare. Quando il nuovo format compirà dieci anni ci sentiremo ancora meglio. Ma è sempre un compleanno e ai compleanni ci sente sempre felici.
Il tema di quest’anno è ambizioso, un movimento artistico che ha reso arte ogni forma di espressione, dalla pittura alla musica, dal cinema alla gastronomia. Quindi come e perché il futurismo e il “Manifesto della cucina futurista” di Filippo Tommaso Marinetti?
- Ho visto un post di Paolo Lopriore e ho conosciuto la cucina futurista. Semplicemente. E se la capisci, come uomo e come chef, non puoi non rimanerne folgorato. Sono sempre stato un grande amante del movimento, ma non ne conoscevo il manifesto della cucina e la sua portata avanguardistica. Era maggio o giugno quando vidi il post, è stato un colpo di fulmine e immediatamente ho deciso che sarebbe stato il tema della prossima edizione di Culinaria. Sono andato a cena da Paolo Lopriore, per capire meglio il suo punto di vista sulla cucina futurista, che si rispecchia nella cucina conviviale che sta portando avanti. Per due giorni consecutivi abbiamo fatto le due di notte, a parlare di come il manifesto di Marinetti sia stato profetico. E di come la cucina futurista si sia evoluta. In un primo momento, quello più estremo, la cucina futurista professava un abbattimento della “forma” per raggiungere la sostanza, soprattutto nella trasformazione del cibo. Spingeva ad osare con l’utilizzo della tecnologia e della chimica per raggiungere nuove consistenze “apparentemente assurde”. Poi si assesta e la cucina futurista diventa una “cucina conviviale”, dove è la formalità della tavola che va abbattuta. Via le forchette, via la mediocrità con cui ci si confronta a tavola. E questo lo si ritrova oggi, l’ho ritrovato molto nelle ricerche di Paolo Lopriore sulle nuove pentole, sulla sinergia tra la tavola e la sala. E ho deciso di portare questo discorso a Culinaria.
Se un post ha generato tutto questo, non oso immaginare cosa vi abbia portato a scegliere lo spazio e il tempo di Culinaria 2016: un discoteca, di notte?
- Quando abbiamo scelto il tema, eravamo entrati nel movimento. Era fatta e tutte le scelte sono state consequenziali. Marinetti nel suo manifesto ha detto “mangiare con arte per agire con arte”, questa frase riassume il suo pensiero. L’arte non è una e l’arte porta arte: vivere un’esperienza artistica vuol dire – secondo Marinetti e secondo noi – essere sollecitato all’unisono da più forme di arte, che siano musica, teatro, poesia o cucina. E quindi abbiamo scelto un palco che può ospitare tutti i tipi di artisti che noi desideriamo. Il Capitol Club è una discoteca, dove la musica si mescolerà alla cucina e i grandi chef si esibiranno con i grandi artisti. Ci sarà la musica di Niky Nicolai e Stefano di Battista e di altri artisti di fama internazionale ma ci saranno delle vere e proprie performance artistiche durante gli spettacoli musicali, parallelamente ci saranno proiezioni e poi a seguire ci saranno gli chef con il profumo e il gusto dei piatti. L’obiettivo è quello di far vivere una vera esperienza multisensoriale, perché l’arte non è un quadro o un piatto, è la sensazione che proviamo quando riusciamo a coinvolgere tutti i sensi contemporaneamente.
Perché di notte?
- Perché tutto deve essere anticonformista, fuori la forma. Si parla e si ascolta di cucina in una discoteca, lo si fa con la musica e con gli artisti e lo si fa di notte. L’esperienza non sarebbe quella giusta di prima mattina. Da un’idea, un colpo di fulmine in realtà con il manifesto della cucina futurista, è nato tutto. Per come l’abbiamo pensata noi dovrebbe funzionare, noi ci crediamo poi… ai posteri l’ardua sentenza.

Noi ci saremo a dar la sentenza, saremo lì con il nostro Ristorantino di Food Confidential e con Arcangelo Dandini come nostro chef. Ma il programma è vasto. Gli chef attesi sono numerosi e dai nomi altisonanti: Massimo Bottura, Vladimir Mukhin, Yoji Tokuyoshi, Cristina Bowerman, Terry Giacomello, Riccardo Camanini, Chef Rubio, Kotaro Noda, Paolo Lopriore, Anthony Genovese, Roy Caceres, Atshusi Tanaka, Giovanni Passerini, Walter Musco e Gianfranco Pascucci. Ci saranno i bartender di The Jerry Thomas Project. E tanto altro negli angoli Quisiebeve e Quisimangia.
Per saperne di più sul programma e le modalità di partecipazione, consultate tutto il sito Culinaria – Il Gusto dell’Identità
Capito Club – Via Giuseppe Sacconi, 39, Roma
E-mail: info@culinaria.it
Tel. +39 335 6009877 / +39 328 0586536















