GIN CONFIDENTIAL: le mystery box di The Gin Way e il Jo Ressel (part. 2)

Proseguiamo la nostra chiacchierata sulla box del The Gin Way e sopratutto sul Jo Ressel, il Gin creato dallo Chef Emin Haziri.

La scorsa settimana avevamo parlato della box The Gin Way (qui per i distratti) e siamo arrivati sempre allo stesso risultato: lo dico sempre, anche a costo di annoiarvi. Dietro ad ogni Gin, si nascondono (almeno a nostro modo di vedere) identità, territorio e storie personali che si incrociano e si distillano nell’alambicco. La storia di Emin Haziri è quella di uno Chef giramondo (nel senso buono) con una solida idea di cucina e con quella sana voglia di emergere e studiare, studiare, studiare, studiare davanti ai fornelli di prestigiose cucina di mezza Europa.

Primo step (se non sbaglio) al Miramonti l’Altro e via verso Amburgo al Gallo Nero e, tappa fondamentale, al Noma di Copenhagen, città simbolo per il suo percorso, dove si innamora del Gin, sia come distillato che come elemento della cucina. Emin torna in Italia al Mudec di Milano con Chef Enrico Bartolini, poi ancora Le Petit Nice di Marsiglia e ancora Villa Crespi di Orta San Giulio con Chef Cannavacciuolo a cui segue l’esperienza da Carlo e Camilla in Segheria di Milano con Chef Carlo Cracco per poi arrivare a quello che oggi è il suo ruolo… Chef del Cannavacciuolo Bistrot di Torino.

Sappiamo tutti che se sai scegliere le giuste esperienze lavorative la crescita sarà sempre esponenziale e Emin Haziri questa lezione l’ha appresa benissimo. La cucina come forma mentale. Mettere nel piatto gli ingredienti come miscelare le botaniche di un Gin. Da Copenhagen l’ispirazione diventa realtà quando da Carlo e Camilla in Segheria lavora con Filippo Sisti, per cui usare il termine bartender sarebbe ovviamente riduttivo. Con lui Emin comprende che la passione per la cucina e per il Gin possono e devono trovare un punto d’incontro e dare vita a qualcosa di unico! Prende così al via il progetto ‘Jo Ressel Gin‘ un’idea che vuole rendere omaggio a quello che è il suo territorio di adozione, il Carso triestino.

Identità e idee. Quando si parte da un’idea forte come quella di mettere il proprio territorio e la propria storia dentro ad un Gin, il risultato non potrà mai essere solo un Gin. Dalle idee ai fatti, oggi il Jo Ressel è disponibile in due varianti: Vento Carsico (che ho abboandamente provato di persona) e che racconta perfettamente, come vedremo, tutta la voglia di casa dello Chef, e Brezza Adriatica, che ci svela un viaggio d’estate sull’Adriatico fatto di vento (che non manca mai), amicizia, spensieratezza e gioia di vivere

Il Gin e le Botaniche. Partiamo dal nome comune: Josef Ressel, inventore boemo che nei primi dell’800 visse a Trieste, al quale è stato dedicato un sentiero, che unisce Basovizza, in Italia, a Sezana in Slovenia. Il territorio quindi, che parte dal confine e come il vento si fa spazio nei sentieri carsici, accarezza il pino mugo (ingrediente fondamentale del Vento Carsico) e lo porta (romanticamente) in bottiglia. Il Ginepro (ovviamente), la Santoreggia, l’Issopo, la Salvia selvatica e la buccia di limone. Aromatico, selvatico, forte ma senza essere invadente, nessuna traccia di alcool persistente al naso (mi da sempre più fastidio) e sopratutto davvero rinfrescante. La versione Brezza Adriatica, invece è figlia del giusto blend di Karkadè, Rosa canina, Lavanda, Melograno, scorza d’arancia e il sacrosanto Ginepro. Sinceramente non ho avuto modo di provare questa versione, ma una mela non cade mai lontano dall’albero e dopo aver provato il Carsico, mi fido abbastanza di quanto lo Chef mi ha raccontato sulla freschezza di questa versione.

Olfatto e Gusto. Raramente annuso più volte un Gin a pieni polmoni, spesso la voglia di assaggiarlo vince sull’olfatto e accellero la degustazione, ma in questo caso, lo confesso, non sono riuscito a smettere di annusarlo per qualche minuto, la freschezza e la leggerezza hanno vinto sulla mia voglia di assaggio. Piacevole. Davvero piacevole. Passando alla degustazione vera e propria, l’idea iniziale conferma la piacevolezza di un Gin ottimo da degustare da solo ma anche perfetto per una Gin Tonic o miscelato nei cocktail. Consigliato dallo stesso Chef l’utilizzo di una tonica J.Gasco di cui presto parleremo.

Identità e presentazione. Sarà anche vero che l’abito non fa il monaco, ma il Jo Ressel si propone ottimamente sin da subito con bottiglie, etichette e identità ben strutturata e presente. Il sito è davvero semplice e ben fatto, dimostrando che per fare una buona comunicazione non servono gli scienziati atomici. Le etichette sono adesive e trasparenti e donano alle due bottiglie notevole leggerezza e carattere. Un ottimo lavoro di comunicazione, figlio sicuramente dell’esperienza internazionale dello Chef.

ULTIM’ORA: Mentre vi scriviamo, il Jo Ressel ha vinto Silver Medal all’International Spirit Award.

 

Very Gin Confidential. Very Food Confidential.

 

Paolo Campanahttp://www.facebook.com/GiroVedoGenteMangiocose
Nasco grafico, disegnatore e a volte fumettista. Ho fame. Ho sempre fame (e sete), sono curioso per natura e cerco sempre di capire le singole storie che si nascondono dietro ogni singolo piatto, cocktail, gin, vino o birra. Affascinato dalla rete e dalle sue dinamiche, ho aperto un blog quando non era una moda, ho scritto di tutto, dal design alla grafica, dall’arte al disegno, dalla fotografia al food (ovviamente) ma ho mantenuto sempre alta la passione per la creatività, quella sana e vera. Quella che con il tempo e le numerose collaborazioni ho trovato nel piatto. L’ho già detto che ho fame?

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