Tutto quello che luccica: a PARIGI i gioielli di VAN CLEEF&ARPELS diventano arte

Gioielli che portano il nome di città, anelli che si reggono da soli, ciondoli che evocano l’erotismo, una spada con una lunga storia da raccontare. Nelle prestigiose sale della maison Van Cleef&Arpels, i gioielli diventano arte.

Pensavo di entrare in un mondo per pochi, in un tempio esclusivo riservato ad acquirenti danarosi o professionisti del settore. Invece, già dalla sala di accoglienza, scopro che la maison Van Cleef&Arpels ha voluto creare un luogo in cui stravolgere il concetto di gioielleria, dove renderla accessibile e nel quale ogni persona può scoprire i segreti di un mondo da sempre considerato come esclusivo.

Jean Vendome, bague Fenêtre, 1968, or blanc et tourmalines. Collection privée. Photo Benjamin Chelly

Una rivoluzione che passa attraverso la conoscenza della materia e degli artisti che con metalli e pietre preziose hanno creato vere e proprie opere uniche. Così, nelle stanze di rue Casanova è partito il progetto di mostre gratuite: due all’anno nella sede parigina e due in quella di Hong Kong, aperta un anno fa.

Ma andiamo per ordine. Quella su rue Casanova è l’École des Arts Joailliers di Van Cleef & Arpels la prestigiosa maison che sul lato opposto si apre su place Vendôme. Qui, dove le vetrine scintillano e gli interni profumano di legno e velluti, si trova il primo luogo pensato per l’iniziazione del grande pubblico all’arte orafa. La “scuola”, riaperta a settembre dopo mesi di chiusura dovuta al lockdown, offre un ricco programma di corsi di due o quattro ore per avvicinare i partecipanti alla storia della gioielleria, alla scoperta delle gemme o a quella del savoir faire dell’oreficeria.

Jean Vendome, bague Ferret, 1984, or jaune et tourmalines.Collection privée. Photo Benjamin Chelly

Nella sede parigina (cui sono seguite il campus di Hong Kong e quelle “voyage” di New York, Tokyo e Dubai) le sale distinte per ogni tipologia di corso, hanno poche postazioni (ridotte ulteriormente in questo periodo di distanziamento rinforzato) tutte fornite di attrezzature che per il tempo del corso trasformano gli utenti in esecutori. Seduti a un vero banco da gioielliere o accomodati davanti a una lente per esaminare pietre preziose, i partecipanti mettono in pratica le nozioni teoriche impartite da professionisti ed esperti di storia e ripartono con l’oggetto realizzato. In occasione della riapertura, i corsi di 2 ore costano 50€ e i proventi sono devoluti in beneficenza.

Ma non è tutto: iscrivendosi a un corso si ottiene il diritto di frequentare la straordinaria biblioteca dell’École e la sua collezione di oltre seimila volumi dedicati ai gioiellie alla storia. Aperta su appuntamento anche ai ricercatori, questo bijou è un condensato di informazioni che risalgono agli albori dell’ornamento e ne seguono, volume dopo volume, l’evoluzione durante le varie epoche e nel mondo.

Jean Vendome, broche Magritte, 1980, or jaune et agate. Collection privée. Photo Benjamin Chelly

Da poco meno di tre anni la declinazione dell’alta gioielleria in arte si completa con cicli di conferenze e con mostre temporanee. Alcune organizzate in collaborazione con istituzioni importanti (Van Cleef &Arpels è partner della mostra sulle pietre preziose al Muséum d’Histoire Naturelle) o direttamente in rue Casanova. Fino al 18 dicembre le sale accolgono le opere del genio creativo di Jean Vendome. Un viaggio straordinario fra gioielli nati da suggestioni, incontri, luoghi, contaminazioni. Oggetti preziosi che racchiudono lo spirito dei tempi, adeguandosi – per esempio – all’evoluzione del ruolo della donna. Al loro ingresso nel mondo del lavoro fanno eco i gioielli trasformabili, che mutano di aspetto per essere indossati in vari momenti della giornata per essere sempre all’altezza delle circostanze.

Jean Vendome, collier Oblique, 1984, Or jaune, tourmalines, onyx. Collection privée. Photo Benjamin Chelly

Quelli che brillano nelle teche sono viaggi nel genio, esprimono incontri e influenze di culture e luoghi diversi che hanno ispirato Vendome, contrario alle mode e precursore della creazione del bijou de caractère, mai razionale ma sempre generato da emozioni. Le luci di place de la Concorde che lo colpiscono durante una passeggiata diventano bagliori che generano un anello. I grattacieli di New York si moltiplicano nei 42 diamanti tutti di dimensioni diverse e tutti incastrati su sostegni di altezza diversa dell’anello Vème Avenue, di cui l’artista crea cinquanta esemplari, uno dei quali è fra gli oggetti più ammirati della mostra. Centotrenta pezzi unici, la maggior parte dei quali prestati da collezioni private(“gli estimatori del genio di Vendome sono trasversali”, dice la commissaria dell’esposizione, Sophie Lefèvre). Insieme, tracciano il percorso attraverso la costante ricerca di avanguardia, di forme nuove che potessero raccontare un’epoca, quella dei cambiamenti che hanno attraversato gli anni Sessanta per portare al decennio successivo, quello delle conquiste femminili e di liberazione. Dal pop al primo passo sulla luna: i suoi gioielli sono pietre miliari della nostra storia e hanno indicato il percorso ai grandi movimenti artistici della seconda metà del XX secolo.

Jean Vendome, bague Cube, 1975, or jaune. Collection privée. Photo Benjamin Chelly

Constellations, Aurore Boréale: i nomi rispecchiano il processo creativo e il gioiello sembra solo uno strumento per raccontare evoluzioni e colori. Materie che cambiano, con cui giocare, che spariscono e ricompaiono per diventare decorazioni estemporanee sulla mano, sul collo. Un lavoro di ricerca continuo, attraverso il quale l’artista si nutre di incontri. Quello con Jean Cocteau, per esempio, sfocia nella creazione di un paio di gemelli da cui prende lo spunto per duplicare la materia, lavorandola con una fiamma che poi sarà all’origine di una linea, Cratères, ripresa da altre grandi maison. L’amore assoluto che Vendome porta ai minerali e alle gemme accompagna di vetrina in vetrina il percorso attraverso gli anni Ottanta e Novanta.

Jean Vendome, broche Mal Pavée, 1955, or blanc, tourmalines, béryls. Collection privée. Photo B Chelly

Dal Musée des Confluences di Lione arriva un oggetto straordinario che sconvolgerà il concetto della spada che gli Accademici di Francia indossano con l’”abito verde” in occasione delle sedute solenni. Quella disegnata per Roger Caillois, in oro bianco, acciaio e cuoio con un mosaico di pietre preziose, è la prima delle nove spade che Jean Vendome disegnò fra il 1971 e il 2000: per la prima volta gli “Immortali” non sceglieranno la propria spada sui libri di storia ma indosseranno un’opera d’arte di gioielleria contemporanea.

 

Very Art Confidential. Very Travel Confidential. Very Food Confidential.

 

JEAN VENDOME, ARTISTE JOAILLIER 

Fino al 18 dicembre 2020

L’École des Arts Joailliers, 31 rue Danielle Casanova, 75001 Parigi.

Ingresso gratuito su prenotazione, dal martedì al sabato ore 13-19

www.lecolevancleefarpels.com/fr/fr

 

Carla Diamantihttp://www.thetraveldesigner.it/
Viaggiatrice e giornalista, trasforma i luoghi in guide, reportage e itinerari fuori dal comune. Da oltre trent’anni collabora con riviste nazionali, editori, tour operator, centri di formazione e università, radio e televisione. Esprit nomade, ha spostato valigie e residenza da Roma agli Stati Uniti, in Medio Oriente, Haiti e in giro per l’Europa. Da 15 anni vive a Parigi, che esplora in lungo e in largo e di cui scrive. Ha creato il concept di viaggio The TRAVEL Designer.

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