A Roma, nel quartiere Sallustiano, ha aperto un nuovo indirizzo che non è solo un ristorante, ma un’esperienza immersiva tra gusto, arte e rituali orientali.
Si chiama YEZI, che in cinese significa “foglia” (葉子), e si trova all’interno del nuovo art’otel Rome Piazza Sallustio, hotel boutique con all’interno le opere dell’artista Pietro Ruffo. Ed è proprio dalla foglia di tè, simbolo di delicatezza e lentezza, che prende vita l’intero concept. Dai fazzoletti ricamati alle spille del personale, fino alla carta dal menu: ogni dettaglio è un rimando poetico alla ritualità delle Tea House asiatiche, reinterpretate in chiave contemporanea.
Un ristorante, un’anima ibrida
YEZI si distingue nella scena romana per la sua visione “ibrida”: non è solo cucina asiatica, ma un crocevia di culture e storytelling visivo. A guidare il progetto c’è lo chef Werner Seebach, già noto per i suoi lavori nei celebri Roka, Chino Latino e Sushisamba di Londra, oltre che per il primo YEZI a Zagabria. In cucina, il romano Giordano Gianforchetti, ex Wunderkammer e J.K. Place, guida la brigata.
Il menu si muove tra Oriente e Occidente, con un focus sulla condivisione, elemento chiave della convivialità asiatica. Tra i piatti simbolo ci sono i dim sum – cotti al vapore, al forno o fritti – come i bao ai funghi e yuzu.
La cena al ristorante YEZI
Abbiamo provato il menu IMPERIAL (disponibile per minimo 2 persone). Prevede una partenza sushi e insalate come la Daikon Salad con oriental dressing, Peperone, Avocado e Croccante al Sesamo in foggia di foglia.
Assolutamente consigliata è l’Insalata di Anatra Croccante. L’anatra viene cotta a bassa temperatura, dopo essere stata marinata, fritta, sfilacciata e irrorata con sciroppo d’acero. L’insalata si presenta con citronette di yuzu, Senape, misticanza e cicoria, pompelmo, semi di melograno, pinoli.
Noi abbiamo provato anche i nigiri di ventresca di tonno con mostarda di mela e senape, Sashimi di ricciola con salsa ponzu al tartufo, beef tataki con sashimi di manzo, salsa ponzu al tartufo e chips di aglio. Il Sashimi di Salmone con salsa di Soia all’arancia e Sesamo è invece compreso nel menù Imperial. Nonostante il rischio che le salse coprano eccessivamente il sapore del pesce, il sushi si difende bene. Tra le salse è molto buona quella di soia invecchiata con lo zenzero. I fornitori sono Grand Chef per la carne e Easy Fish.
I Dim Sum ossia i piattini che vengono accostati al tè nella cucina cinese. Il Dim Sum Arcobaleno è un Raviolo di Har Gau ripieno di branzino, frutti di mare e crostacei.
Il fungo di bosco selvatico si presenta invece come un fungo porcino ma è in realtà un Bao ripieno di funghi di Bosco, tartufo e yuzu.
Lo Xiao Long Bao è un Dim Sum con brodo di Maiale all’interno e sfilacci di spalla di maiale e Bacca di Goji. La pasta è fatta con Nero di Seppia.
Sempre tra la selezione Dim Sum viene servito il raviolo Gyoza di Filetto di Manzo e Foie Gras con Edamame e Salsa Teriyaki.
Nella portata “Kamado & Forno” è incluso il delizioso Branzino Cileno con Fagioli di Soia Fermentati e Vino Shaoxing. Il pesce risulta morbido e dal sapore delicato.
Ultime ma non per bontà le Costolette di agnello neozelandese marinate con salsa coreana al sale grosso. La cottura è media. L’agnello neozelandese ha un sapore meno intenso rispetto a quello italiano, proprio per questo si sposa bene con la salsa e la carne tenerissima viene esaltata dal sale grosso.
Il percorso è concluso dal Dessert Platter, non solo molto scenografico e colorato ma anche buono e ricco di leccornie.
La pasticceria e un bar che racconta storie
A firmare la parte dolce è il Pastry Chef Luca Bragaglia, che propone una pasticceria ispirata all’Asia, ma con tecnica e forme occidentali. Si va dalla mousse al matcha e yuzu, al parfait all’ibisco, passando per i macaron orientali, i bignè ripieni al cioccolato e crema, il classico reinterpretato del tiramisù, e chicche più giocose come il cono al lampone o il dolce al cocco e zabaione.
I dessert si possono gustare in sala o portare via, grazie alle dogbox che sono caratterizzate da un packaging raffinato proprio per valorizzare anche l’esperienza take-away.
A completare l’esperienza c’è il cocktail bar, guidato dall’Head of Mixology Gianluca Mantovani, con la supervisione del Group Bar Manager Alessandro Manello. La drink list è un omaggio alle rotte storiche che hanno unito l’Asia all’Europa, come la Via della Seta o la Via Augusta: ogni cocktail racconta un percorso, un’epoca, un paesaggio. Da non perdere l’Amber Road, con vodka infusa agli aghi di pino e note agrumate di abete rosso, o il Via Augusta, con sherry, brandy e shrub di lamponi.
L’abbinamento con il cibo è centrale, ma i drink si prestano anche a momenti di relax indipendenti, come l’aperitivo o il dopocena.
Un ristorante in dialogo con l’arte
Non va dimenticato che YEZI è anche parte integrante dell’universo artistico dell’art’otel, una struttura in cui ogni hotel è affidato a un “Signature Artist”. A Roma, il protagonista è Pietro Ruffo, le cui opere – tra cui le Costellazioni di Roma e l’imponente Antropocene – arricchiscono spazi comuni e sala privata del ristorante. L’apertura di YEZI ha coinciso, infatti, con l’inaugurazione della mostra Mappare l’Invisibile, che ha dato ufficialmente il via al progetto artbeat: il programma culturale dell’hotel tra arte, musica, moda e gastronomia.
Si inaugura il 17 settembre il nuovo ciclo di mostre curato da Sofia Di Gravio, direttrice dello studio di Pietro Ruffo e giornalista di Inside Art. La prima mostra a sua cura sarà la personale di Sveva Angeletti: Where to / Spazi per l’intraducibile. Vi diamo appuntamento dalle 19 alle 22 per la serata dedicata all’artista che, creando un ambiente immersivo all’interno dell’hotel di Piazza Sallustio, riflette su pittura e linguaggio, analogico e digitale, lavoro umano e intervento delle nuove tecnologie.
Very Food Confidential.






















