GIN CONFIDENTIAL: Fred Jerbis GIN 43

Il Friuli è terra capace di raccontare e creare storie e territorialità come poche altre. Un ‘viaggio’ in zona vale sempre la pena, specie se poi ci troviamo a degustare un Gin 43 di Fred Jerbis!

Siamo a Polcenigo (Pordenone) in un territorio abitato e vissuto sin dalla preistoria proprio per la sua conformazione e per le risorse naturali. Polcenigo è un borgo (credo sia il termine esatto) di quasi quattromila abitanti circondato da verde, parchi e sorgenti ed quindi abbastanza chiaro a tutti (ormai lo avete capito no?) che quando si cresce in terreni come questi, apprezzare le erbe e con il tempo farle diventare Gin è quasi un processo naturale.

Passione e filosofia. La passione per le botaniche diventa Gin (e non solo) per mano di Federico Cremasco Master Distiller del Gin 43 che costruisce i suoi distillati (scusa il gioco di parole) mettendo in campo idee di base e una vera e propria filosofia ben centrata e declinata in tre punti (che per correttezza copio e incollo).

  1. SEMPLICE, MA COMPLESSO. Tutti i nostri prodotti sono equilibrati e facili da bere, ma allo stesso tempo ricchi di sentori e sfumature. Questo perché impieghiamo numerosi ingredienti e molteplici lavorazioni che implicano una notevole complessità nella realizzazione di ogni prodotto; nonostante questo, le nostre creazioni risultano estremamente semplici, anche bevute lisce.
  2. TRADIZIONALE, MA INNOVATIVO. Per creare i nostri spirits ci siamo ispirati ad un testo di liquoristica classica italiana, datato 1946, proprio perché ci sentiamo molto legati alla tradizione e alla cultura del passato. Al tempo stesso, però siamo convinti che ricerca e sperimentazione siamo la chiave per avere qualcosa di originale. 
  3. LOCALE, MA GLOBALE. Siamo fortemente legati al nostro territorio, perché fondamentale per la creazione dei nostri prodotti, ma cerchiamo di avere un atteggiamento di apertura e di internazionalità, proprio perché fieri delle nostre terre vogliamo far conoscere il loro splendore e la loro magia.

Un pensiero trasversale dunque, che unisce la storia della liquoristica, il territorio e le sue materie prime per arrivare ad un Gin che sia tanto equilibrato quanto facile da bere.

Botaniche e botaniche. Non è un errore. Le botaniche sono talmente tante che ho preferito rimarcare il paragrafo con una doppia dicitura. Il nome ne tradisce la quantità. 43. Tutte italiane: ginepro, angelica, limone, arancia, mandarino, timo, lavanda, menta, anice, finocchio, pino mugo, melissa, iris, imperatoria, santoreggia, salvia sclarea, achillea, zafferano, fiori d’arancio. Certamente non sono poche e il processo di distillazione ha bisogno di ben cinque metodi estrattivi per arrivare al risultato definitivo (dopo quattro anni di tentativi): Distillazione alcolica; Distillazione in corrente di vapore; Macerazione a freddo di pianta essiccata; Macerazione a freddo di pianta fresca; Macerazione a caldo (digestione). Il risultato è una miscela sapiente di erbe non troppo eccessive ma nemmeno troppo volatili.

Olfatto e palato. Prima di qualsiasi possibile test, va spezzata una lancia per il suo colore giallo paglierino dato dall’infusione a freddo dei fiori d’arancio e dello zafferano, che gli conferisce una caratteristica che in pochi hanno e che mi pice tantissimo (sono quasi tutti trasparenti e cristallini). Al naso viene subito forte il profumato di ginepro, presente in doppia dose in fasi di distillazione e un vago sentore di menta (forse sono io che la percepisco più forte. Al palato resta florealmente delicato (si potrà dire?) e tanto tanto erbaceo, quindi se non siete amanti di erbe e famiglia lasciate stare. Mi piace tantissimo la quasi assenza del sentore alcolico. Se l’obbiettivo era quello di restare nel campionato dei delicati, la missione è riuscitissima. Se invece l’idea era quella di un Gin erbaceo strong qualcosa non ha funzionato.

Curiosità. Se vi state chiedendo chi sia o fosse il buon Fred Jerbis state perdendo tempo. Il personaggio di fatto non esiste, niente baronetto inglese, ma piuttosto un nome di fantasia creato dal suo fondatore, Federico Cremasco, (Fred) e dal dialetto friulano, nella quale ‘erbe’ si pronuncia “jerbis”. Il resto del nome Gin 43 viene invece dalla gradazione e come detto in precedenza, dal numero delle erbe coinvolte. Anche in questo caso, c’è un aurea di mistero sulla realizzazione del design e della grafica, molto curata, che accompagna sia il Gin 43 che tutti i suoi fratelli Amari, Bitter, Vermuth ecc.

 

Very Gin Confidential. Very Food Confidential.

 

Paolo Campana
Paolo Campanahttp://www.facebook.com/GiroVedoGenteMangiocose
Nasco grafico, disegnatore e a volte fumettista. Ho fame. Ho sempre fame (e sete), sono curioso per natura e cerco sempre di capire le singole storie che si nascondono dietro ogni singolo piatto, cocktail, gin, vino o birra. Affascinato dalla rete e dalle sue dinamiche, ho aperto un blog quando non era una moda, ho scritto di tutto, dal design alla grafica, dall’arte al disegno, dalla fotografia al food (ovviamente) ma ho mantenuto sempre alta la passione per la creatività, quella sana e vera. Quella che con il tempo e le numerose collaborazioni ho trovato nel piatto. L’ho già detto che ho fame?

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