GIN CONFIDENTIAL: i migliori packaGINg internazionali

Come abbiamo spesso raccontato il Gin sta assumendo sempre di più una forma identitaria ben definita e mentre fino a poco tempo fa si faceva fatica a trovare un buon gin in circolazione, adesso, dalla grande distribuzione al piccolo market sotto casa, tutti hanno una propria vetrina dedicata al Gin.

Tutto questo ha fatto in modo che tutto il reparto abbia preso vita e le aziende si siano messe in modo alla ricerca dell’immagine perfetta, dell’etichetta adeguata, della confezione che mettesse in mostra identità e sapori.

il mostro viaggio questa volta si focalizza proprio alla ricerca di alcuni dei migliori esempi di PackaGINg (perdonate il gioco di parole ma non ho resistito) internazionale. Parliamo di etichette che non sempre troviamo nei nostri scaffali o nelle GINtonerie più blasonate, ma che sicuramente hanno qualcosa da dire sul lato creativo.

AVVERTENZE PER L’USO: non stiamo degustando o parlando di botaniche e distillazione, ma solamente e puramente di estetica, creatività, idee e identità di brand.

1. Folklore Society Gin

Realizzata dall’agenzia britannica Analog, che ha realizzato un complicato intreccio di storytelling, illustrazione e tipografia per Dre una precisa identità al brand. Uno stile illustrativo che vuole riflettere le vecchie incisioni di arti e mestieri, ma anche la natura selvaggia e la parte animale di essa.

Come dicono loro stessi… ‘un assaggio dello Yorkshire con una storia dello Yorkshire, tutto creato da un team dello Yorkshire‘ – ma anche – ‘che c’era una volta in una terra lontana (Yorkshire, Regno Unito) un’azienda chiamata Folklore Distillery che preparava una gustosa bevanda (gin) infusa con frutta locale (prugne e fichi). Questa  storia completa è fedelmente raccontata in un libretto di quattro pagine che pende dal collo della bottiglia e sul sito web e che da ulteriore sapore al tutto.

Come suggerisce il nome, le storie fanno parte integrante del marchio, ma ciò che il nome non ti dice è che non si tratta davvero di gin o di storie. Ci sembra un ottimo esempio per raccontare attraverso la grafica e il packaGINg la storia e il vissuto di un’azienda.

2. Isle of Harris Gin

Diciamocelo. Le bottiglie di Gin si assomigliano un po’ tutte. Forma cilindrica bombata e collo stretto, tutte mutuate dalle vecchie bottiglie inglesi dei primi del novecento. Ma piano qualcosa si sta muovendo e qualcuno inizia a mettersi in gioco non solo con la grafica ma anche con la lavorazione del vetro e così i ragazzi dell’Isola di Harris si sono innamorati dei lavori dei lavori dello studio Stranger&Stranger e gli hanno commissionato la loro immagine.

Il lavoro è stato seguito dal designer Guy Pratt che da subito ha trovato l’intero progetto interessante, tanto da unirsi a questo viaggio sulla loro Isola, esplorandone il luogo e incontrando persone conoscendone a fondo i suoi elementi e le persone.

Il risultato di tutto questo lavoro è una bottiglia iconica e ben riconoscibile, frutto davvero di uno dei casi più interessanti di design industriale: “Per il design finale, abbiamo utilizzato un intreccio sottile e armonioso di toni naturali, sapori e ingredienti. L’increspatura delle onde, il paesaggio aspro, il motivo del tweed Harris, l’uso naturale di materiale, vetro, legno e carta, enfatizzando il mestiere e dedizione che mettono nel loro Gin“. Non crediamo ci sia molto da aggiungere no?

3. Superfantastic Pink Pepper

Se vi siete innamorati di questa bottiglia o di questa etichetta e la state cercando nei vostri store di fiducia, allora interrompete le ricerche, perché siamo davanti ad un piccolo caso di produzione propria. Siamo in Inghilterra, qualche anno fa, è quasi Natale e l’agenzia londinese Superfantastic decide di donare un momento di piacere ai propri amici e clienti con un piccolo lotto di gin dal sapore unico e accuratamente realizzato – ma visto che sono un’agenzia creativa hanno ovviamente creato una bellissima confezione per il loro regalo.

Il Gin autoprodotto come regalo di natale (lo so ci state già pensando vero?), ma sopratutto, ancora una volta, il Gin come prodotto indennitario e riconoscibile. Etichetta ben stampata, grafica minimalista a due colori, messaggio di auguri e buone feste. Qualce cliente non vorrebbe vedersi recapitata una simile bottiglia?

4. Muti Gin

Facciamo adesso un salto dall’altra parte del mondo (circa). Siamo in Sud Africa. Dove il gin viene considerato una medicina per l’anima o almeno così dicono a casa Muti (appunto Medicina). Nel logo e nella comunicazione c’è tutto, dalla montagna al giallo caldo del sole, fino alle botaniche della zona di Fynbos che utilizzano. La regione di Fynbos si estende da Lamberts Bay sulla costa occidentale fino a Mandela Bay sulla costa orientale. Fynbos è una ecoregione globale che fa parte della lista Global 200 delle ecoregioni prioritarie per la conservazione definita dal WWF. Appartiene al bioma delle Foreste, boschi e macchie mediterranei della regione afrotropicale. Interessa l’area dell’Africa meridionale e come potete intuire difficilmente troverete un Gin con queste botaniche nel resto del mondo.

5. Wormwood barrel Aged Gin

Il packaGINg realizzato da Chad Michael Studio non è certo nuovissimo (in senso anagrafico), ma sicuramente ha la sua parte di originalità nella rappresentazione del sambuco e di tutti gli altri elementi decorativi che lo caratterizzano. Un elegante lamina d’oro, teschi ragni e quel certo dinamismo floreale che rendono questo gin invecchiato in botte finemente accattivante. Ultima annotazione per quel “La ricetta segreta di: Mrs. Wormwood” sul davanti dell’etichetta che crea e fa intuire tutta una storia dietro al brand.

…la nostra (prima) piccola incursione nel mondo del packaGINg si ferma qui per adesso. La prossima tappa sarà dedicata alla grafica, alla creatività e all’idea identitaria che si nasconde dietro al Gin italiano. A voi che etichetta piace?

 

Very Gin Confidential. Very Food Confidential.

 

Paolo Campanahttp://www.facebook.com/GiroVedoGenteMangiocose
Nasco grafico, disegnatore e a volte fumettista. Ho fame. Ho fame e sono curioso di capire e scoprire la storia che si nasconde dietro ogni singolo piatto, cocktail, vino o birra. Affascinato dalla rete e dalle sue dinamiche, ho aperto un blog tredici anni fa quando non era una moda, ho scritto di tutto, dal design alla grafica, dall’arte al disegno, dalla fotografia al food (ovviamente) ma ho mantenuto sempre alta la passione per la creatività, quella sana e vera. Quella che con il tempo e le numerose collaborazioni ho trovato nel piatto. L’ho già detto che ho fame?

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