In occasione delle lezioni del corso Food Management & Sostenibilità dell’università UNINT è stato chiesto agli studenti di realizzare un articolo o recensione su quella che consideravano la propria gelateria preferita. Ecco la prova di Martina De Benedettis.
Dolce Borgo a Crispiano ( Taranto) di Martina De Benedettis
Crispiano, piccolo comune in provincia di Taranto, nasconde tra le sue vie una gelateria che merita una visita:Â Dolce Borgo.
La prima cosa che si nota, ancora prima di assaggiare, è la vetrina. I colori dei gelati erano tenui e pastello, niente di artificiale o eccessivamente acceso: il pistacchio aveva quel verde spento e naturale che ci si aspetta, la fragola un rosa delicato, ben lontano dal rosso fluorescente che spesso tradisce l’uso di coloranti. Un colore troppo vivace è quasi sempre spia di aromi artificiali e additivi che nulla hanno a che fare con la materia prima vera, quindi questo primo segnale era già incoraggiante.
Ho scelto due gusti: caramello salato e biscottino del borgo. Avvicinando la coppetta al naso, nonostante la bassa temperatura, ho sentito chiaramente la nota dolce e burrosa del caramello, con quel fondo sapido che lo rende così particolare, e il profumo caldo e avvolgente del biscotto. Non è affatto scontato: quando la qualità latita, il freddo spegne tutto e non si percepisce praticamente nulla. Qui invece la materia prima parlava da sola.
Al primo assaggio mi sono concentrata sulla consistenza. Il gelato era cremoso al punto giusto, si scioglieva lentamente in bocca senza risultare né acquoso né eccessivamente pesante, e soprattutto senza alcun cristallo di ghiaccio, segno di una corretta mantecatura e di una buona gestione delle temperature durante la conservazione. La dolcezza era presente ma ben calibrata, senza quella stucchevolezza che tradisce un uso eccessivo di zuccheri economici, i quali tendono a rendere il prodotto troppo morbido o addirittura granuloso. Anche la temperatura di servizio era azzeccata: non troppo fredda, il che rende il gelato quasi aggressivo al palato, ma morbida e accogliente fin dal primo morso.
Da non sottovalutare, poi, la carta dei gusti: essenziale e credibile, e soprattutto dettata dalla disponibilità della materia prima. I gusti cambiano in base alla stagione e non sono sempre tutti disponibili, una scelta precisa, non una mancanza. In estate, per esempio, compaiono gusti come il fico, frutto simbolo della Puglia nei mesi più caldi, che difficilmente trovereste in una gelateria industriale.
Questa imprevedibilità , lungi dall’essere un difetto, è in realtà la firma di chi lavora con ingredienti freschi e reali. Meno gusti, più qualità : una filosofia che si riconosce e si apprezza.
Infine, dopo aver finito la coppetta, in bocca non è rimasto alcun retrogusto persistente, dettaglio tutt’altro che banale: quella sensazione che “non va via” è spesso causata da aromi chimici artificiali che non dovrebbero avere posto in un gelato artigianale dignitoso. Dolce Borgo non punta a stupire con effetti speciali, ma dimostra una cura concreta per la materia prima e per il processo produttivo, e si sente a ogni cucchiaiata. Se siete in zona, vale senz’altro una sosta.
VERY FOOD CONFIDENTIAL!

















