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Aliano è nota agli italiani per essere stata la città di confino di Carlo Levi che in Cristo si è fermato a Eboli ha raccontato la realtà così misera e degradata di questa terra da pensarla dimenticata da Dio. Le mani sono state l’unica risorsa di cui disponevano i lucani e le hanno usate, deformate dalla fatica, per costruire dimore con i sassi e fare pasta e pane per nutrirsi. La Basilicata, per storia, cultura, morfologia geografica, paesaggi, non diventerà mai una realtà industriale e di conseguenza la sua misura è l’artigianato e la piccola impresa. È questa la riflessione da cui parte il Dossier di candidatura “Aliano, Terra dell’Altrove”, che sarà presentato nel corso dei tre eventi insieme al programma di eventi per celebrare gli anniversari leviani: 50 anni dalla morte di Carlo Levi, 80 anni dalla pubblicazione del Cristo si è fermato a Eboli e i 90 anni dal confino in Basilicata.
“La candidatura di Aliano si inserisce nel solco di un percorso tracciato da anni di lavoro sul territorio e per il territorio, con l’intima ambizione di compiere un ulteriore passo in avanti verso la creazione di un modello di sviluppo a base culturale duraturo nel tempo e in grado di innescare positivi effetti su scala regionale, moltiplicando il valore dell’esperienza e incoraggiando altri piccoli comuni a fare un salto di consapevolezza e di coraggio”, commenta il sindaco Luigi De Lorenzo.
Tra le principali arti della tradizione lucana vi è sicuramente la produzione a mano di pasta: un'antica pratica che racconta abilità e maestria nella preparazione di piatti intorno ai quali si riunivano le comunità e si generavano storie e connessioni.
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