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UNA PIZZA FUORI DAGLI SCHEMI CHE NASCE DA UN RICORDO D’INFANZIA Non è napoletana, non è romana. Alla vista sembra quasi una via di mezzo tra una pizza al trancio milanese, una pizza al padellino e una focaccia pugliese, ma guai a categorizzarla in uno di questi modi, perché al morso è tutta un’altra storia. La pizza de Il Secchio e l’Olivaro è unica e nasce dal ricordo d’infanzia del fondatore, il papà di Giulia, che da bambino mangiava la pizza fatta dalle mamme e dalle nonne nei paesi del centro Italia (la famiglia è originaria di Leonessa, in provincia di Rieti), realizzata con lo stesso impasto del pane steso in una teglia e cotto al forno a legna. Da questo prezioso ricordo è nata la pizza de Il Secchio e L’Olivaro: ovviamente la tecnica è stata modernizzata, ma il prodotto rimanda a quell’essenza primordiale e genuina, di una pizza semplice, senza fronzoli, che parla di casa e di tradizioni. Il risultato è una pizza artigianale cotta in forno a legna (ad una temperatura molto alta, circa 450 gradi) dentro una grande e pesante teglia in ferro preriscaldata. La fase di cottura è particolare e prevede due momenti diversi: un primo passaggio con la teglia sopra la brace (sempre all’interno dello stesso forno) e una seconda fase dove la teglia si trova direttamente a contatto con i mattoni del forno. In totale il tempo di cottura è di circa 6/7 minuti. L’impasto è a bassa idratazione, con circa 30 ore di lievitazione totali che la rendono altamente digeribile. Non parliamo della ‘classica’ pizza al piatto: la pallina d’impasto per ogni pizza è di circa 900 gr e il risultato finale è un disco di pasta di circa 50 cm di diametro, per questo ogni pizza esce su un tagliere da condividere su ogni tavolo, per un massimo di 4 persone. Dunque ogni pizza vale come 4 pizze diverse, e volendo ogni quarto può essere condito diversamente. La regola è solo una: la base è sempre rossa e il motivo è tecnico. Date le alte temperature di cottura, la salsa di pomodoro crea umidità e permette alla pizza di non bruciare durante la sua permanenza in forno (volendo, c’è anche la pizza bianca al piatto, di dimensioni ‘classiche’, che però non è il prodotto di punta della pizzeria). Quella de Il Secchio e l’Olivaro è dunque una pizza iconica e fuori dagli schemi: croccante sotto, più morbida sopra, alta circa 1/1,5 cm, di dimensioni generose che nasce per essere condivisa, dando anche la possibilità di assaggiare più gusti. “Chi viene da noi non viene per mangiare una pizza, ma quattro!”, ci tiene a specificare Giulia. Ovviamente se si viene a cena in due arriverà al tavolo mezza teglia, condita con i topping scelti. Il costo di ogni quarto di pizza va dagli 8 ai 12 Euro. Le pizze sono tutte classiche, da buona pizzeria di quartiere che si rispetti, con qualche twist moderno qua e là: da non perdere la Capricciosa (dove l’uovo inserito sopra è strapazzato e viene distribuito su tutta la superficie), la Tonno e cipolla (con filetti di tonno, maionese homemade, cipolla in agrodolce, finocchietto selvatico e crumble di olive) e la celebre Marinara (con pasta d’acciughe, aglio, peperoncino e prezzemolo, dove l’aglio viene bollito per rendere il suo sapore meno forte e più digeribile).Inoltre ogni mese è presente una pizza del mese con ingredienti di stagione. Grande spazio anche le pizze senza glutine, perché qui l’inclusività è una delle cose più importanti: una carta di circa 20 pizze realizzate all’interno di un’area asettica e cotte in un forno dedicato. La pizza senza glutine è una tonda dalle dimensioni classiche. Il Secchio e l’Olivaro è certificato AIC (Associazione Italiana Celiachia) da circa 20 anni. “La nostra pizza è diversa da tutto ciò che si trova in città, lo dico senza presunzione. Non è una via di mezzo, non strizza l’occhio ad altro: è un prodotto che esiste solo nei paesi di provincia, nelle case. Noi l’abbiamo portata a Roma con passione, tecnica e identità. E con lo spirito di condivisione che ci rappresenta. Per questo ci tengo molto che tutti i romani almeno una volta la provino”, conclude orgogliosa Giulia De Franceschi.
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