Sussidiario del mangiarbere all’italiana: le Osterie di Slow Food

L’Osteria contemporanea secondo Slow Food:

  1. È accogliente e conviviale
  2. Ha un giusto rapporto qualità prezzo
  3. Conosce a fondo la materia prima che usa
  4. Lavora prodotti prossimità
  5. Sa proporre il vino anche se è quello della casa (“si valorizza insomma il primo simbolo che adottò la guida, che arrivò prima della chiocciola”)
  6. Non ha menu degustazione
  7. Non scimmiotta il ristorante importante ed è fiera delle sue radici popolari
  8. È moderna senza rinnegare il passato
  9. Non insegue le mode, ma spesso le anticipa
  10. Ha un bravo oste o più d’uno

Questo il decalogo proposto dalla guida Osteria d’Italia 2019 di Slow Food Editore con 1.617 locali consigliati dai curatori Marco Bolasco e Eugenio Signoroni, la redazione e la sterminata squadra di collaboratori che hanno visitato oltre 2.000 locali lungo tutto lo stivale.

Sono 29 anni che esiste questa guida e che cresce sia nella foliazione che nell’ardore con la quale viene redatta.

Marco Bolasco lo conosco da una vita e la mia tessera Slow Food porta la firma di Carlin, dico questo per sottolineare la condivisione profonda con i principi dell’associazione e del gruppo che si spende per cercare, ogni anno e sempre meglio, di comprendere e definire questo luogo della ristorazione ancestrale e cruciale per chi ama l’autenticità. Autenticità del buon cibo e del buon vino e autenticità delle ragioni del ristoratore e del cuoco.

Amo le Osterie, mi sento a casa nelle osterie, ho voglia di tornare nelle osterie! E’ un gran bene che ce ne siano così tante ancora da scoprire. La guida ha davvero la forma e lo spessore di un bel mattone da fondamenta quest’anno: 896 pagine indici compresi!

A proposito di indici, quelli della guida Osterie d’Italia 2019 sono a prova di cliente implacabile. Le Osterie si possono cercare attraverso l’indice dei locali, l’indice delle località o nell’indice per fasce di prezzo. A Voi la scelta.

I simboli li ricordo per completezza e perché sono particolarmente belli: la chiocciola individua locali che sono particolarmente “slow food style”; la forma di formaggio segnala luoghi dove i prodotti caseari sono presi in particolare considerazione; la bottiglia è una menzione per la selezione dei vini e il modo in cui vengono comunicati ( Slow Wine ci ha messo lo zampino ) e il piccolo simbolo della shopping bag parla di un negozio, di un artigiano e comunque di un luogo dove si possono acquistare prodotti enogastronomici.

Quest’anno 133 nuove segnalazioni ( l’Italia del buono cresce! ) e  tra le novità  484 locali con orto di proprietà, 370 osterie che propongono un menu vegatariano e 321 osterie con alloggio oltre ai locali dove i celiaci sono i benvenuti.

L’accoglienza, il giusto rapporto qualità prezzo, la capacità di coniugare presente e passato senza perdere la propria identità e il corretto uso delle materie prime, sono gli elementi chiave dell’Osteria descritta in questa guida. Tra le materie prime oltre ai “Presidi Slow Food” quest’anno c’è un occhio di riguardo per chi nell’Osteria utilizza a dovere l’olio extra vergine d’oliva.

A Roma la guida è stata presentata all’Osteria di Birra del Borgo, new entry insieme alla Trattoria Pennestri per le osterie recensite nel Lazio.

Una bella cena abbinata alle birre di Birra del Borgo: OSTERIPA, CASTAGNALE E 25DODICI.

Ecco cosa hanno preparato Luca Pezzetta e Tommaso Pennestri:

MENU

Antifocaccia baccalà, olio, peperoncino e puntarelle;
Pizza a sorpresa!
Pasta e fagioli, peperoncino affumicato e latte all’aglio;
Maialino arrosto, cicoria ripassata, aceto balsamico alla birra e pane acido;
Mousse di cioccolato, pane croccante al rosmarino, olio e sale.

Sono 93 su 1617 i locali laziali segnalati nella guida alle Osterie d’Italia 2019, tra questi 15 Chiocciole, 13 Formaggi, 18 Bottiglie, 4 esercizi segnalati per la particolare attenzione all’olio extravergine d’oliva, sia in cucina che in sala.

Insomma c’è l’imbarazzo della scelta. Evviva la cucina italiana!

 

 

 

Nerina Di Nunzio
I miei piatti preferiti? Pizza, gelato e tutto quello che è giapponese. Oggi sono il Direttore di IED ROMA, sono un avvocato pentito, esperta di marketing digitale e comunicazione, per 7 anni sono stata direttore Marketing e Comunicazione del Gambero Rosso e del Master in Giornalismo Enogastronomico, ho fondato l'agenzia di comunicazione e social media strategy Food Confidential e ho diretto per due anni la Scuola di Cucina della rivista La Cucina Italiana del Gruppo Condé Nast. In realtà vado anche pazza per il cioccolato e sono assaggiatrice esperta di birra e vino! Super appassionata di viaggi, arte e design. La prossima sfida? Tra poco!

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