ALASSIO: tra mare, letteratura e buon cibo

È un po’ noioso quando qualcuno si accorge prima di noi stessi del valore di qualcosa che ci appartiene. In un certo senso è normale perché spesso tendiamo a non guardare con occhi obbiettivi ciò che ci sta sotto al naso tutti i giorni.

Questo fenomeno curioso interessa anche il turismo ed è ciò che è successo in qualche modo ad Alassio, una delle gemme della costa savonese. Proprio qui, infatti, un gruppo inizialmente sparuto di inglesi si accorse della bellezza – allora incontaminata – del paesaggio naturale, della dolcezza del clima e delle potenzialità di questo tratto di Liguria. Iniziarono così a comprare appezzamenti di terra e a edificare quelle che sarebbero diventate le loro residenze estive in un tempo in cui gli aranceti e gli uliveti ardivano ad affacciarsi sul mare.

Il porto di Alassio, courtesy A.D.

Che oggi Alassio porti ancora i segni di quel passato inglese è un fatto di cui sono poco consapevoli anche i turisti più aficionados. Ma oltrepassata la ferrovia, direzione collina, è impossibile non accorgersi di alcune strutture che di italiano hanno ben poco. Non solo ville, ma anche chiese, una galleria d’arte (che tuttora custodisce i dipinti del pittore irlandese West) e perfino un circolo del tennis, l’Hanbury Tennis Club, che accoglie il tennista inconsapevole con una scenografia che riporta all’Inghilterra del primo Novecento.

Ma aldilà delle sue tracce inglesi, Alassio ha un merito per certi versi incredibile: la sua eleganza discreta è in grado di mettere d’accordo piemontesi e lombardi che in quanto a gusti ed estetica spesso sono inconciliabili. Abbondano qui i turisti occasionali, quelli del weekend mordi e fuggi, ma soprattutto quelli della “seconda casa”: non è un caso se ad agosto la popolazione è circa sei volte quella invernale. Un favore ecumenico, verrebbe da dire, che solo in parte può essere scalfito – quest’anno l’afflusso sembra leggermente inferiore al precedente – da qualche metro di spiaggia in meno.

La grande richiesta che interessa questa città nel periodo di alta stagione si riflette negli stabilimenti balneari affollati e in un budello – parola che indica il centro storico spesso adiacente al mare – dove le griffe di alta moda non mancano, segno di un turismo che certamente “può”.

Hanbury Tennis Club, courtesy A.D.

ALASSIO TRA MARE, LETTERATURA E BUON CIBO

Ma in una giornata ad Alassio cosa si può fare? Abbiamo provato a immaginarlo ed ecco qualche suggestione. La mattinata può iniziare con una colazione al Caffè Roma, noto per due motivi: la prossimità al mitico muretto che ha dato il nome al concorso di bellezza che qui si è svolto fino al 2013 e il passaggio dello scrittore Ernest Hemingway.

Restando sempre in ambito letterario occorre menzionare anche il Premio Alassio centrolibri, manifestazione culturale che nel 2019 compie 25 anni e si conclude sabato 7 settembre con una cerimonia di assegnazione che coinvolge anche Gerry Scotti.

Villa inglese sulla collina di Alassio, courtesy A.D.

Un’alternativa al Roma può essere Balzola, storico bar del budello dove provare i tipici Baci di Alassio, dolci nati nel 1910 e che nella forma ricordano i “cugini” baci di dama.

Dopo qualche bagno nel mare, ideale anche per i più piccoli in quanto poco profondo vicino a riva, si può pensare a un pranzo veloce con un prodotto tipico come la farinata ligure che qui, un po’ più spessa e con l’aggiunta di prezzemolo e cipolla, viene chiamata anche turta.

Nel pomeriggio si può proseguire con la tintarella, fare un po’ di shopping nel budello, sfogarsi con due partite di tennis o fare una passeggiata fra le antiche mulattiere della collina.

Hotel Eden, courtesy A.D.

Tutto questo movimento potrebbe stimolare l’appetito per la cena. L’offerta è molto ampia: realtà abbordabili con menù fisso di pesce intorno ai 25 euro, trattorie tipiche – un’idea potrebbe essere provare I Matetti – e locali con menù alla carta senza troppi fronzoli come l’Hotel Eden; lo citiamo fra i molti non solo per la possibilità di mangiare in spiaggia o sotto un pergolato rinfrescato dalla vite americana, ma soprattutto perché sconfessa lo stereotipo del ligure un po’ spigoloso e talvolta scorbutico con i clienti. Consigliati i gamberi alla griglia con pomodori gratinati e anche il fritto misto che include calamari, gamberi e paranza.

Fritto misto dell’Hotel Eden

IL RINNOVAMENTO DELLA SCENA GASTRONOMICA 

Ma Alassio offre anche soluzioni più ricercate e ambiziose. Ne è esempio il Panama, posto all’estremità occidentale del budello. Per anni tempio della cucina ligure “senza se e senza ma” della famiglia Cosso, oggi questo ristorante (cui sono connessi un residence e uno stabilimento balneare) si presenta trasformato nella forma e nella sostanza.

Il design degli interni, curato da Simona Ivaldi, include dettagli in rattan e paglia come tributo al nome – scelto dal fondatore facendo girare un mappamondo e puntando casualmente il dito sulla città centroamericana –, un bancone con lastre di pietra lavica, ceramiche realizzate da Renza Sciutto con l’antica tecnica giapponese chiamata Raku e un soffitto con mattoni a vista.

Panama Restaurant, courtesy Panama

Al Panama potrete assaporare una cucina che abbraccia il sapere gastronomico tradizionale in una veste attualizzata – notevole l’interpretazione del coniglio alla ligure – e il sushi, preparato quasi esclusivamente con materie prime locali. A guidare la cucina, il piemontese Luca Pozzan, che dimostra un occhio ben allenato anche per la presentazione dei piatti. «Abbiamo una fusion fra Liguria, Giappone e Brasile perché i nostri sushimen- Kássio Defrizze e Uallis Alencar – sono brasiliani. Non tutti sanno che dopo la Prima Guerra Mondiale la comunità giapponese più grande al mondo era in Brasile» ci spiega Stefano Cosso Camera.

Il sushi ligure di Luca Pozzan al Panama, courtesy A.D.

Ma non solo i ristoranti si rifanno il trucco. Anche alcune strutture ricettive sono in pieno fermento, come il Diana Grand Hotel, un cult della “dolce vita” di Alassio. Oggetto di una ristrutturazione che per ora ha visto rinascere le zone comuni – hall, sala da pranzo, cucina (davvero d’impatto) e parte degli esterni – il Diana domina la zona di Alassio un po’ più esclusiva, Borgo Coscia. Due imponenti pini marittimi attraversano e impreziosiscono la terrazza sul mare, la più grande di questo tratto di costa.

La nuova cucina del Diana, courtesy A.D.

La cucina del ristorante interno, aperto anche a chi non soggiorna qui, ha aspirazioni importanti se si pensa che da pochi giorni il menù è firmato da Ivano Ricchebono, chef del Cook di Genova, una stella Michelin (da provare le sue linguine alla carbonara di ricci di mare con Gambero di Sanremo). Con la sua consulenza – magari in futuro potrebbe diventare qualcosa di più – si aspira a una proposta gastronomica di livello che si intoni in qualche modo alla nuova linfa che ricerca questa struttura alberghiera e che in qualche modo potrebbe far bene all’intera città.

Very Travel Confidential. Very Food Confidential.

Michele Razzetti
Linguista di formazione, giornalista di professione, amo affrontare temi leggeri con un po’ di profondità. Viaggiatore compulsivo (credo sia una patologia certificata e diffusa), il mio animo vibra di fronte alle nuove esperienze e alle persone che propongono punti di vista inediti. Cerco di incontrarli in diversi settori, dal cibo ai viaggi, passando per il benessere e il lavoro. Sono autore di Modera i toni (Leone Verde).

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