Le CASE DI MODA unite nella lotta al Covid19. La scelta etica della MAISON CHANEL

L’iconica azienda parigina lancia un grande segnale in termini di responsabilità sociale: lascerà inalterati gli stipendi dei 1100 dipendenti fino alla fine di aprile e non ricorrerà a nessun meccanismo di sostegno. 

È stata accolta con soddisfazione la decisione della casa di moda francese di non ricorrere alla cassa integrazione per i propri dipendenti con lo scopo di non gravare ulteriormente sui conti pubblici, in modo che lo Stato italiano possa dare la priorità ad aziende più vulnerabili che necessitano con maggiore urgenza di un sostegno finanziario, così come il personale medico e infermieristico e tutti gli organismi preposti al soccorso delle persone.

Legion d'Onore a Maria Grazia Chiuri di Dior - Moda - quotidiano.net

Un approccio civico e responsabile per RovedaGensiSamantaGlobal DC Chanel Coordination Srl Vittuone e Chanel Coordination Srl Osmannoro, che si impegnano a riconoscere, fino al 4 maggio 2020, l’integrità degli stipendi ai 750 dipendenti dell’azienda. Il gruppo francese del lusso ha inoltre effettuato donazioni nei confronti di alcune strutture sanitarie, come contributo per tutti gli operatori in prima linea del settore medico. Nello spirito di uno sforzo reciproco per prepararsi alla fine della crisi e per mantenere i salari, pienamente supportati da queste società durante questo periodo, è stato domandato ai collaboratori di partecipare a questa iniziativa di solidarietà“.

31 RUE CAMBON LA STORIA DIETRO LA FACCIATA - CHANEL

E non finisce qui. La filiale italiana di Chanel ha effettuato diverse donazioni per un totale di 1,3 milioni di euro per la Protezione Civile Italiana, l’Ospedale Sacco di Milano, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Inoltre, la Società Roveda e il Centro di distribuzione di Vittuone, si sono ulteriormente una donazione alle strutture ospedaliere e a quelle di pronto soccorso situate nelle vicinanze.

Sono moltissime le aziende del settore fashion & luxury che hanno offerto il loro contributo per combattere l’emergenza da Coronavirus, adiuvando notevolmente gli sforzi di tutta la popolazione italiana. GUCCI,  PRADA e BURBERRY sono solo alcune fra le numerose case di moda che hanno momentaneamente trasformato la linea di produzione per creare sistemi di protezione individuale come mascherine, camici e copricapi. L’azienda MIROGLIO è tra le prime ad aver annunciato la conversione di una parte della produzione a nuovo utilizzo, per realizzare le famigerate mascherine, fondamentali per evitare il diffondersi del contagio da Covid-19.

Mascherine da viso: moda o prevenzione? - Giornale

Il Gruppo ARMANI ha comunicato il 26 marzo 2020 la conversione di tutti i suoi stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il Coronavirus. GIORGIO ARMANI ha deciso di dare un ulteriore contributo all’ospedali di Bergamo, Piacenza e Versilia, donando complessivamente 2 milioni di euro.

Da lunedì 23 marzo anche il gruppo CALZEDONIA ha riconvertito alcuni dei propri stabilimenti alla produzione di mascherine e camici, operazione possibile grazie all’acquisto di macchinari speciali per la creazione di una linea semi-automatica e alla tempestiva formazione delle cucitrici al nuovo tipo di produzione. Questa iniziativa gli consentirà di produrre 10.000 mascherine al giorno, con la possibilità di un incremento nelle prossime settimane. Le prime mascherine sono state donate all’ospedale di Verona e al comune di Verona.

Mascherina: la nuova tendenza fashion per il 2020

UNIQLO ha donato 1milione di mascherine al comune di Milano e 400 piumini ULD ai volontari che prestano servizio in città. «Vogliamo ricambiare il caldo benvenuto e il sostegno che i milanesi hanno dimostrato a UNIQLO in questo suo primo anno a Milano, ed esprimere la nostra gratitudine prestando aiuto alla città», ha affermato Kohsuke Kobayashi, Chief Operating Officer di UNIQLO Italia. In Toscana, PELLEMODA e HOSTAGE hanno avviano la produzione di 100.000 mascherine e camici destinati alle associazioni sanitarie del Comune di Empoli, tra cui l’Ospedale S. Giuseppe e la Protezione Civile di Empoli.

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Il gruppo padovano PLISSÈ, ha impiegato le proprie risorse per la produzione di mascherine e camici da sala operatoria. Si stima che l’azienda riuscirà a donare circa 15.000 mascherine e 1.000 camici alle ASL di zona e ha già accolto molte richieste da aziende locali, che potranno acquistare i prodotti al prezzo di costo.

Anche LES COPAINS non si fa trovare impreparata e risponde attivamente all’appello delle istituzioni, convertendo impianti e risorse alla fabbricazione di mascherine filtranti all’interno dello stabilimento produttivo di Bologna.

Il gruppo cinese del lusso, REDSTONE, si è avvalso dell’ausilio del Consolato italiano in Cina per inviare migliaia di mascherine destinate alla Croce Rossa italiana e ai dipendenti dei marchi del gruppo: Curiel, Gabriele Colangelo, Giada. In prima linea anche BALENCIAGA e SAINT LAURENT, del gruppo KERING, che produrranno 3 milioni di mascherine per i francesi; altri 40 milioni sono stati promessi dal colosso del lusso LVMH.

Promessa di portata globale per H&M: per contrastare la diffusione della pandemia Covid-19 sta riorganizzando la sua intera filiera per produrre dispositivi di protezione individuale da fornire a ospedali e operatori sanitari di tutto il mondo.

Dall’inizio di marzo WOLFORD si è dedicata alla produzione di mascherine di alta qualità, lavabili e riutilizzabili, realizzate in tessuto traspirante a doppio strato, con una finitura idrorepellente “anti-goccia”. La maggior parte delle mascherine sarà distribuita gratuitamente nelle aree più colpite dalla pandemia, mentre un numero limitato è acquistabile sull’e-commerce del sito internet Wolfordshop.it e i proventi saranno devoluti alle strutture sanitarie locali di ogni mercato d’acquisto. Inoltre, sulle orme del brand di FOSUN INTERNATIONAL LIMITED, l’azienda è coinvolta nel Global Anti-virus Relief Scheme, per la distribuzione e donazione di forniture mediche a molti paesi nel mondo.

In Spagna il gigante del tessile INDITEX, il gruppo di ZARA, STRADIVARIUS e OYSHO, sta lavorando alla conversione della produzione tessile in sanitaria per la produzione di camici e tute di protezione e ha messo a disposizione del Governo spagnolo la sua logistica per la consegna di mascherine in tutto il Paese. Anche la diretta concorrente MANGO ha donato 2 milioni di mascherine agli ospedali spagnoli.

In Francia CHANEL e DIOR dettano il ritmo e fronteggiano l’emergenza parigina – La maison capitanata da Maria Grazia Chiuri ha annunciato di aver riaperto gli atelier di Redon grazie a una squadra di sarte volontarie occupate nella produzione di mascherine. Il gruppo LVHM (tra cui figurano Dior, Guerlain, Givenchy, Kenzo e Acqua di Parma) ha annunciato che le sue linee produttive della profumeria saranno convertite per fornire gratuitamente grandi quantità di gel disinfettante alle autorità sanitarie.

Anche SANDRO PARIS sta producendo mascherine lavabili e riutilizzabili destinate al personale ospedaliero (non medico): agenti, operai del servizio tecnico e personale amministrativo e sociale. È encomiabile e degna di lode la colazione che, ogni venerdì mattina, l’azienda offre a tutti gli staff ospedalieri delle strutture più colpite, come Madrid, Parigi, Londra, Berlino e New York.

Il numero delle aziende che hanno stravolto i propri sistemi produttivi potrebbe essere così lungo da mandare in tilt il sistema. Ogni contributo è fondamentale per la lotta al Coronavirus e agisce su due fronti: il primo, più fisico e legato alla materialità degli strumenti necessari alle strutture ospedaliere e alla messa in sicurezza degli operatori; il secondo, molto più potente, diffonde (silenziosamente) un messaggio di vicinanza e solidarietà, capace di annullare ogni distanza fisico-sociale, così da creare un esercito che avanza unanime contro un nemico tanto agguerrito.

Very Team Confidential! Very Food Confidential!

 

Benedetta Ercolino
Ho un nome un po’ lungo che nessuno pronuncia mai per intero, a riprova del fatto che nasciamo tutti pigri e pervasi di creatività. Sono un perito grafologo con una laurea in graphic & communication design, storytelling , product e packaging design. Scrivo storie per passione e ballo salsa per dimenticare la pasta scotta che ho dovuto buttar giù per educazione. Amo la buona cucina e le persone accurate, che trasformano in arte anche una semplice pasta olio e parmigiano.

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