IL GIARDINO DI PRIMAVERA. La fase “olandese” di Vincent Van Gogh

I ladri non sono in quarantena. Lo conferma un furto avvenuto nel museo di Singer Laren, in Olanda, nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 marzo 2020.

Approfittando del lockdown per l’emergenza Coronavirus, una banda di malviventi ha fatto irruzione nel museo della piccola cittadina a est di Amsterdam, sottraendo alla comunità una tela del valore di 6 milioni di euro, realizzata da Vincent Van Gogh.

Questo quadro, infatti, era stato prestato dal Groninger Museum. Van Gogh lo realizza quando abitava ancora con i suoi genitori a Nuenen (nella parte meridionale dei Paesi Bassi), nella cui chiesa officiava il padre, pastore protestante. Vincent lo dona alla madre nel 1884, ma lo modificherà soltanto un anno dopo, a causa della morte di suo padre.

Il giovane Vincent era molto affezionato al giardino della sua canonica. Un triste pomeriggio autunnale fa da cornice a una piccola chiesetta immersa in un paesaggio spoglio. La scena è permeata da un senso di profonda malinconia accentuato dallo sguardo di figura solitaria che volge lo sguardo allo spettatore.

La palette è spenta e ben lontana dai colori che ,solitamente, identificano le opere di Van Gogh. Questo perchè il dipinto è stato realizzato prima del suo trasferimento a Parigi e dell’incontro con gli impressionisti. Ci troviamo nella cosiddetta fase realista, nota anche come “fase olandese”: dovrà trascorrere ancora un po’ di tempo prima che le tele ci mostrino il “Van Gogh” che tutti noi conosciamo. A Nuenen, infatti, Vincent eseguì una quarantina di ritratti di contadini e altre opere in cui rappresentò tanta povera gente al lavoro o riunita in famiglia.

Un realismo carico di contenuti sociali pervade questa prima fase della sua carriera, ancora sperimentale; era infatti convinto che «la mano di un lavoratore è meglio dell’Apollo di Belvedere»: si trattava di trovare il mezzo artistico più efficace per rappresentarla. Questa ricerca del vero portò l’artista a non ingentilire i tratti somatici dei suoi soggetti, per cui i volti di donne e uomini vennero dipinti con brutale espressività.

Da Courbet e Millet, maestri del Realismo francese, impara ad accentuare l’espressione attraverso la deformazione; «deve essere una buona cosa sentire e pensare in questo modo e passar sopra a un mucchio d’altri particolari, per concentrarsi su ciò che dà da pensare e su ciò che concerne in maniera più diretta l’uomo come uomo, anziché i prati e le nuvole». Da Courbet, in particolare, apprende l’uso del colore in senso espressivo e non naturalistico. Per Van Gogh, in pittura, “l’esattezza” è da considerarsi orrenda!

I quadri di questo periodo mostrano pennellate decise, di cui l’artista si serve per far emergere le irregolarità dei volti. I colori sono scuri e terrosi, a tratti catramosi. Lo stesso Vincent afferma: «un contadino quando è nei campi con i suoi indumenti ruvidi e grezzi è più bello di quando va in chiesa alla domenica con una specie di giacca da signore.

Il capolavoro assoluto di questa fase realista è sicuramente I mangiatori di patate.La scena è ambientata all’interno di una spoglia capanna. L’opera non nasce di getto ma è accuratamente preparata ed è frutto di uno studio costante: Van Gogh esaminò l’ambiente dal vero, visitando più volte le case dei contadini. La tela ritrae una povera famiglia intenta a consumare una misera cena, composta da un unico piatto di patate al centro della tavola, e da caffè, probabilmente il più economico caffè di cicoria. Cinque persone di età diversa si accingono a condividere il misero pasto. Tre generazioni accomunate dallo stesso destino: un uomo di profilo, una giovane donna e un altro uomo visti di fronte, una donna anziana intenta a versare il caffè e una bambina di spalle.

Una luce livida di una lampada a petrolio si dimena a fatica nell’oscurità che regna nella stanza. Sono presenti forti contrasti chiaroscurali che accentuano la drammaticità dei volti, irregolari, spigolosi e abbrutiti dalla fatica e dalla rassegnazione. Le mani, che hanno zappato il terreno, seminato e raccolto quelle patate, sono nodose e deformate dal duro lavoro.

I rituali sono lenti e i gesti semplici, ma ogni movimento è pregno di tenerezza. La giovane donna guarda affettuosamente il marito, l’uomo più anziano porge affettuosamente alla moglie una delle tazze che lei ha appena riempito. Nonostante le condizioni di disagio, si respira un’atmosfera familiare serena, ognuno è grato e appagato di condividere il tempo con gli altri commensali. Questa dimensione armonica mancava in casa di Van Gogh, che soffrì per tutta la sua vita il rapporto conflittuale con suo padre, un uomo duro e anaffettivo.

Quei contadini, agli occhi dell’artista, avevano tutto: il suo intento non è denunciare le misere condizioni dei contadini, bensì invitare il fruitore a riflettere sulla dimensione spirituale della vita di campagna, dove la miseria viene affrontata con umiltà a difesa della propria dignità di essere umano.

Solitario e ribelle – l’attività di Van Gogh è stata breve ed intensa. I suoi quadri più famosi furono realizzati nel breve giro di quattro o cinque anni e, tuttavia, in vita, non ebbe alcun riconoscimento o apprezzamento per la sua attività di pittore. Solo una volta era apparso un articolo su di lui. Dopo la sua morte, inizio la sua riscoperta, fino a fine uno degli artisti più famosi di tutti i tempi.

Van Gogh nell’immaginario collettivo rappresenta l’artista moderno per eccellenza. Il pittore maledetto che identifica completamente l sua arte con la sua vita, vivendo l’una e l’altra con profonda drammaticità. L’artista che muore solo e disperato, per essere glorificato solo dopo la morte. Per giungere a quella fama a cui, i grandi, arrivano solo nella riscoperta postuma.

Ci auguriamo che la tela sottratta al museo Singer Laren venga ritrovata al più presto e torni ad essere patrimonio per l’umanità, che nel frattempo combatte la sua guerra con uno dei nemici più agguerriti di sempre e prega silenziosamente all’interno della propria abitazione. La speranza è che, alla riapertura delle frontiere, sarà nuovamente possibile fare due passi nel giardino di Neunen.

 

Very Art Confidential. Very Gogh Confidential.

Benedetta Ercolino
Ho un nome un po’ lungo che nessuno pronuncia mai per intero, a riprova del fatto che nasciamo tutti pigri e pervasi di creatività. Sono un perito grafologo con una laurea in graphic & communication design, storytelling , product e packaging design. Scrivo storie per passione e ballo salsa per dimenticare la pasta scotta che ho dovuto buttar giù per educazione. Amo la buona cucina e le persone accurate, che trasformano in arte anche una semplice pasta olio e parmigiano.

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